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Sondaggio sulla comunità asessuale italiana 2020 - carrodibuoi.it

Sondaggio sulla comunità asessuale italiana 2020

Come ogni anno dal 2017, la nostra associazione svolge un piccolo sondaggio attraverso i canali social e le pagine di “area” asessuale ed lgbtqia+ per cercare di dare una “forma” a quella che è una comunità asessuale italiana in continua evoluzione.

Se, infatti, il nostro primo “sondaggio” effettuato vedeva circa un centinaio di risposte, questo numero si è andato ad allargare fino a raggiungere il numero di 675 risposte ottenute, delle quali 573 sono di persone che si sono definite appartenenti allo “spettro” asessuale.

In questo modo la platea si è andata ad allargare, oltre a quello che era il “nocciolo duro” delle persone impegnate nell’attivismo.

Considerando che la stragrande maggioranza delle risposte è venuta da persone piuttosto giovani, è stato deciso di dividere i risultati in due “gruppi” divisi per anno di nascita e prendendo in considerazione le persone nate tra il 1975 ed il 1989 e quelle nate nel quindicennio successivo, tra il 1990 ed il 2004.

In questo modo si potrà configurare la parte più “giovane” della comunità, che, essendo nata dal 1990 in poi, era almeno adolescente quando si è almeno iniziato a parlare di asessualità liberamente, e che comprende 437 risposte, e coloro (96 risposte) che, nati negli anni precedenti, sono venuti a contatto con questa realtà solo in età adulta. Circa 40 risposte appartengono a persone fuori da questi intervalli.

La comunità conferma di essere composta per la maggior parte da persone di genere femminile, dove, nel gruppo delle persone nate tra il 1975 ed il 1989 queste rappresentano il 47% del totale, più del 30% delle persone cisgender di sesso maschile e il 23% delle persone non cisgender. La presenza femminile è ancora più accentuata nel gruppo più giovane, dove i dati sono rispettivamente del 64%, dell’11% e del 25%. Da notare il basso numero di maschi cisgender giovani che si dichiarano asessuali.

Le persone più giovani sono comunque meno portate a nascondere il proprio orientamento sessuale, cosa che fa il 21% di loro, contro il 32% delle persone dell’altro gruppo. Quasi tutte le persone hanno comunicato il proprio orientamento in prima persona, anche se non mancano casi, sporadici di outing o di dichiarazioni “indirette” attraverso l’attivismo o i media. Balza agli occhi che il 20% delle persone nel gruppo “giovane” abbia riportato una reazione “indifferente” al proprio coming out da parte degli amici. Cosa che è stata vera per meno della metà percentuale dell’altro gruppo.

Il sondaggio di quest’anno è mirato al fenomeno dell’”afobia”, vale a dire della discriminazione messa in atto nei confronti delle persone asessuali.

Molte persone hanno ricevuto il messaggio che chi appartiene alla nostra comunità debba essere definito “malato”, e questo è successo più sul web per il gruppo giovane (72%), e sui media “tradizionali” per i più “anziani” (66%).

Merita molta attenzione, soprattutto da parte delle associazioni, il dato dei giovani per quello che riguarda la comunicazione con il mondo Lgbtqia+, dato che il 40% ha ricevuto, da questo ambiente, il messaggio secondo il quale le persone asessuali non sarebbero discriminate ed il 51% sente ostilità da parte di quel mondo secondo il quale le persone asessuali non avrebbero cittadinanza nel mondo Lgbtqia+.

Si deve considerare che i dati sono molto più bassi per l’altro gruppo di persone (ma il numero di partecipanti più basso può far pensare ad una platea più “generalista”) e che questo tipo di considerazioni, che pure si sono sentite, da parte di giovanissimi, anche in alcuni incontri fatti recentemente, arrivano nel momento in cui le associazioni Lgbtqia+ ed il mondo che le compone, in generale, hanno fatto il massimo dello sforzo per includere le istanze asessuali, e che le persone asessuali sono, come mai, parte di quel mondo.

La famiglia è il luogo dove avviene più spesso l’invalidazione del coming out (14% e 21%), mentre si denunciano pressioni da parte del/la partner per avere rapporti sessuali all’interno della coppia, che vengono riportati dal 27% delle persone nate tra la metà degli anni ‘70 e il 1990, e il 16% del gruppo più giovane.

L’avere rapporti sessuali all’interno della coppia è stato proposto anche come una presunta “cura” dell’asessualità da parte del 18% delle persone del primo gruppo, mentre il dato è molto più basso (5%) se si scende con l’età.

La quasi mitologica “persona giusta” è stata poi prospettata come “fine dei problemi” da parte della famiglia (per il 43% ed il 47% delle persone) e per il 48% delle amicizie di entrambi i gruppi, nonostante la differenza di età e del momento nel quale si è maturata la consapevolezza del proprio orientamento sessuale.

Il questionario è stato aperto dal 19 maggio al 2 giugno 2020 ed è stato reso accessibile tramite i canali social dell’associazione. Successivamente è stato pubblicizzato da altre pagine, gruppi e siti di “area” Lgbtqia+.

Tabelle e dati scarica il pdf

Sondaggio sulla comunità asessuale 2017

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