Stampa italiana, sull’asessualità serve un cambiamento
Alla Redazione/Alla Direzione delle testate www.focus.it, www.corriere.it, www.fanpage.it, www.today.it, www.cataniatoday.it, www.futuroprossimo.it.
Siamo l’associazione culturale “Collettivo Asessuale Carrodibuoi”; la ragion d’essere della nostra associazione è la rappresentazione della comunità asessuale in Italia e la promozione della consapevolezza e dell’inclusività. Premettiamo che siamo un insieme di persone moderate, desiderose di confrontarsi pacificamente, non per polemizzare sterilmente, ma per cambiare in meglio la percezione generale dell’asessualità.
Scriviamo in merito agli articoli, pubblicati sui vostri siti web, che riferivano dello studio su PNAS, “Life without sex: Large-scale study links sexlessness to physical, cognitive, and personality traits, socioecological factors, and DNA”:
https://www.focus.it/comportamento/sessualita/sesso-esiste-un-gene-della-verginita
https://www.today.it/benessere/sesso/perche-persone-scelgono-rimanere-vergini.html
https://www.cataniatoday.it/benessere/perche-persone-scelgono-rimanere-vergini.html
Il modo, in cui lo studio è stato tradotto e divulgato da Voi, ha generato frustrazione tra molti di noi, membri della comunità asessuale. Per lo più, i termini originari “sexless” e “sexlessness” sono stati riportati come “asessuale” e “asessualità”. Crediamo che ciò abbia generato, oltre a un’informazione non corretta, la socializzazione di un’immagine distorta e stereotipata dell’asessualità.
Prima di contattarVi, abbiamo analizzato il testo in questione su PNAS e, per essere sicuri della nostra interpretazione, ne abbiamo interpellato gli autori. La Professoressa Laura W. Wesseldijk ci ha molto gentilmente risposto (“On behalf of all co-authors”), confermando la nostra comprensione. Ci ha spiegato che lo studio non riguarda l’asessualità (asexuality), ma la mancanza di sesso (sexlessness), definita come l’assenza di rapporti sessuali. Ci ha scritto di avere sottolineato, sia nell’articolo che nelle comunicazioni ai media, che i dati in loro possesso non possono distinguere tra mancanza di sesso volontaria e involontaria; inoltre, che il gruppo di individui non praticanti sesso include persone astinenti per svariate ragioni, che vanno dalla mancanza di opportunità o di relazioni alla scelta personale o all’orientamento sessuale.
Le parti dello studio, in cui l’asessualità è menzionata («it does not seem that our pattern of genetic correlations could be straightforwardly explained by characteristics known to be associated with asexuality»; «We also found no association of asexuality in the Australian sample with our sexlessness polygenic score, but given the small number of asexual individuals, there would have been very low power to detect any true association»; and «the association of male sexlessness with (…) is hard to explain in terms of asexuality»), significano che, sebbene l’asessualità possa contribuire alla ricerca, lo studio complessivo non è collegato a essa.
Spesso, avete fatto riferimento anche all’articolo su The Conversation dal titolo “1% of people don’t have sex. New research shows it may be partly genetic”, scritto da uno degli autori del contributo su PNAS, il Professor Zietsch. All’inizio di esso, si legge effettivamente: «Some people – often described as “asexual” – simply don’t desire sex»; frase che può dare adito a dubbi. Tuttavia, scorrendo, è chiarito che «Many sexless individuals in the sample may be asexual. However, some of our results are difficult to explain via asexuality (…) Our results likely reflect a mixture of voluntary and involuntary sexlessness». Alcune persone non praticanti sesso nel loro campione possono essere asessuali, così come possono essere eterosessuali, omosessuali, ecc.; ma lo studio non parla di asessualità.
Abbiamo letto frasi, che abbiamo trovato deprimenti; a nostro giudizio, non corrispondenti al vero e manchevoli di una reale comprensione del nostro orientamento: “Chi non fa sesso per scelta si chiama asessuale”; “Asessuale per scelta (degli altri)”; “chi non lo fa perché non gli interessa (i cosiddetti “asessuali”)”; “alcuni di noi diventano e restano ‘asessuali’”, “la condizione asessuale”, “sfociando potenzialmente nell’asessualità, desiderata, volontaria o un mix di entrambe le cose”; “Alcune persone definite «asessuali» vorrebbero avere rapporti ma non li hanno avuti, lo spicchio maschile di questa categoria – se ne è parlato ultimamente – si definisce in alcuni casi «incel» (celibe involontario)”.
La definizione corrente (brutta, ma al momento unanimemente accettata) di “asessualità” è: l’orientamento di chi prova attrazione sessuale per nessun genere o che può provarla raramente e/o in determinate circostanze. Per “attrazione sessuale”, si intende un desiderio psico-fisico verso un’altra persona, che spinge a un contatto intimo e/o un rapporto sessuale. Ora, il comportamento sessuale può scaturire dall’attrazione sessuale, ma non coincide con essa; l’attrazione sessuale non è indispensabile al comportamento sessuale.
Non si sceglie di diventare asessuali; non lo si diventa. Si nasce asessuali e si scopre di esserlo, così come si scopre di essere eterosessuale, omosessuale, bisessuale, eccetera. L’asessualità non è una “condizione” medica; il DSM-5 distingue esplicitamente l’asessualità da patologie.
Gli asessuali hanno impulsi sessuali, possono provare piacere e possono decidere se agire il sesso o meno. Un asessuale può scegliere di non praticare sesso per una qualche ragione: castità, ripugnanza (il caso dei “sex repulsed”), ecc.; ciò che li rende non dissimili dai non asessuali. Allo stesso modo, tanti asessuali praticano sesso per le più svariate ragioni; per procreare, per desiderio di intimità fisica con altre persone, per curiosità, per soddisfare la libido, ecc.; esattamente come tanti non asessuali. Definire gli asessuali e, addirittura, l’intera comunità asessuale come quanti non fanno sesso o non sono interessati al sesso o vorrebbero fare sesso, ma non possono è offensivo, derisorio, sbagliato, fuorviante.
Ancora, a nostro giudizio, è degno di riprovazione inserire il concetto di “incel” nello spettro asessuale. Si definisce “incel” una persona, che, pur desiderandolo, non riesce a instaurare relazioni affettive e sessuali per circostanze ritenute sfavorevoli (aspetto fisico, personalità, ecc.) e cova sentimenti di frustrazione e di rivalsa; purtroppo, alcune comunità online di incel adottano atteggiamenti misogini, rancorosi e talvolta violenti. Per quanto detto sopra, tutto ciò nulla c’entra coll’asessualità.
Per capire le nostre ragioni, Vi chiediamo di immaginare un/a adolescente alle prese con la comprensione del proprio orientamento sessuale. La prima fonte da cui attinge è Internet. Una narrazione distorta, rivolta a una persona in una fase cruciale per lo sviluppo della sua identità, può avere effetti nocivi. Un/a ragazzo/a può sviluppare vergogna, senso di colpa, disistima, disprezzo di sé, solitudine, inibizione del coming out con familiari e amici. Colle conseguenze che ben conosciamo. Molti di noi ci sono passati. Non vogliamo che le nostre esperienze negative del passato siano vissute anche da chi viene dopo di noi.
Chiediamo che i Vostri articoli online siano corretti. E lo facciamo, perché siamo aperti al dialogo. Vogliamo il confronto con Voi. Cerchiamo in Voi un aiuto, affinché le modalità future di narrazione dei media sull’asessualità siano improntate a una maggiore comprensione, una maggiore consapevolezza, un maggior rispetto di quello, che è un orientamento sessuale come tutti gli altri.
Aggiornamento del 10 dicembre 2025: Alcune testate (focus.it, futuroprossimo.it e cataniatoday.it) hanno accolto il nostro appello. Le prime due hanno del tutto modificato i loro articoli, esplicitamente alla luce dei nostri feedback. L’ultima sembra avere rimosso la pagina del vecchio articolo. Dettagli
