Il Corriere colpisce di nuovo: ancora disinformazione
Devo dire che stavolta, l’articolo a firma Silvia Turin, apparso sul sito del Corriere della Sera, mi ha colto un po’ alla sprovvista.
Stavo cercando notizie sulla condizione delle persone Lgbtqia+ in giro per il pianeta (quasi tutte notizie pessime) e mi sono ritrovato il termine “asessuale” in quello che fu il più autorevole giornale italiano.
Certi articoli, tradizionalmente, appaiono in agosto, stranezze a buon mercato, roba per riempire il tempo sotto l’ombrellone a cinquantenni annoiati.
A ottobre, così fuori stagione, proprio non me lo aspettavo.
Silvia Turin, ci ha presi in contropiede, ed ha pubblicato un po’ di disinformazione a tema asessualità giusto lo scorso sabato. Non si fa. Avessi avuto qualcosa da fare di domenica pomeriggio, il suo capolavoro sarebbe finito nell’oblio.
Innanzitutto: Chi è Silvia Turin, che poi faccio figuraccia io se non mi informo.
La dottoressa Turin, scrive per la rubrica Salute del Corriere della Sera (è un lavoraccio, ma qualcuno deve farlo). Il suo Linkedn mi dice che fa la giornalista dal 1993 ed è al Corriere Salute dal 2014. Inoltre, lo stesso social, mi dice che ha una laurea in greco antico presa all’Università di Milano.
Quindi, non si tratta di un’apprendista alle prime armi alla quale è stato commissionato un articolo per pochi euro e che ha fatto copia incolla male dalla IA (che è comunque sbagliato in un blog o su un social, figuriamoci al Corriere).
Diciamo che, mentre lei studiava strani concetti di gente morta da un pezzo, con nomi di località ignote (salvo vacanze) e di battaglie perse nel tempo, io me ne stavo all’ultimo banco, durante i miei otto anni di istituto tecnico, intento nell’antica arte del rollar fischioni, mentre un tizio che aveva studiato quella roba lì, cercava di distrarmi dal mio impegno quotidiano per raccontarmi un po’ di quei concetti. Invano: partivano certi “3”…
La dottoressa Turin ha preso, nel suo articolo, un abbaglio pauroso. Nel riportare uno studio australiano sulle persone che non fanno sesso (che sono definite “sexless”, nell’originale), confonde il termine con quello che riguarda le persone asessuali (“asexual” nello studio).
Quello che esce è un numero enorme di stupidaggini, luoghi comuni e dichiarazioni offensive nei confronti delle persone nello spettro aro-ace.
E come se non bastasse, parla di “individui asessuali”. E mette come immagine il logo dell’International Asexuality Day.
Lo studio, pubblicato dal “Proceedings of the National Academy of Sciences” non parla di asessualità, la cita soltanto in un breve paragrafo. Tanto che il termine “sexless” appare quasi 200 volte, il termine “asexual” poco più di una decina. Non serviva un genio.
Come se non bastasse, quello studio l’ho letto citato in almeno una decina di articoli, sulla stampa italiana e non.
L’articolo del Corriere specifica, sì, che “ugualmente «asessuali», però, vengono chiamate anche le persone che, come orientamento sessuale, non provano attrazione sessuale (verso tutti i generi)”, ma si tratta di un errore di fondo. Quella definizione è l’unica per “asessuali”, non una alternativa.
Per cui “Il russare, l’uso ridotto del telefono cellulare, la convinzione che la propria vita non abbia significato, non avere una relazione basata sulla fiducia e la scarsa capacità di confidarsi erano più fortemente associati all’essere asessuali negli uomini rispetto alle donne” e “è stata riscontrata una forte correlazione genetica tra asessuali e istruzione, intelligenza e status socioeconomico più elevato. L’asessualità è risultata positivamente correlata geneticamente anche con l’introversione, i disturbi dello spettro autistico e l’anoressia, ma negativamente con depressione, ansia e ADHD”.
“Senza attività sessuale”, viene tradotto come “asessuale”: è grave e va contro vent’anni di studi e pubblicazioni in materia.
Io mi chiedo: una persona giovane, in piena fase “questioning”, un genitore che ha appena ricevuto il coming out, chi vive e frequenta una persona asessuale, cosa può trarre da questo articolo?
Gentilissima dottoressa Turin, quando leggo un articolo di un giornale come il “Corriere” mi aspetto quella ricerca e quella serietà che non trovo nei mille blog, influencer e “divulgatori” sparsi per la rete.
A proposito: visto che cita i numeri di un pride (continuando a capirci poco, a mio modesto parere), se posso dare un consiglio, è quello di contattare un’associazione Lgbtqia+ quando si trattano queste tematiche. non importa che arrivi ai nostri gruppuscoli. Basta anche un’Arcigay, se chiama il Corriere, rispondono.
L’unica competenza che ho in materia, è quella di essere una persona asessuale, di essere un attivista per la causa delle persone asessuali e di avere conosciuto, da più di un decennio diverse persone con le quali condivido lo stesso orientamento sessuale.
La scuola, alla fine, l’ho terminata diversi anni fa, e ho anche smesso di rollare le canne.
Lei, dottoressa, però, si rilegga lo studio. Perché temo che il voto al suo articolo non sarebbe stato più alto del mio quando mi chiesero di Agamennone.
E non c’era il rischio che lui sentisse.
