15 Dicembre 2025
Articoli Asessuali

L’asessualità e l’equità nel mondo STEM

Esplorare perché parlare di “non-attrazione sessuale” è rilevante in ambienti dove “attrazione” spesso non entra neppure nel discorso

Nel mondo della Scienza, della Tecnologia, dell’Ingegneria e della Matematica — l’universo STEM — si fa spesso riferimento all’idea che diversità significhi migliori idee, migliore innovazione, nuovi punti di vista. E su questo sentiero molto si è scritto: diversificare la forza lavoro, azzerare i pregiudizi, garantire che il merito non sia distorto da stereotipi legati all’identità sociale.
Ma se guardiamo da vicino, scopriamo che l’obiettivo della “valutazione oggettiva del merito” presuppone una condizione piuttosto idealistica: che non esistano pregiudizi invisibili, che l’identità sociale non conti. E sappiamo che questa condizione è tutt’altro che realistica.

Le esperienze delle minoranze, incluse le minoranze sessuali, ci mostrano che la disuguaglianza sistemica persiste, anche in ambienti che percepiamo “razionali” come quelli STEM. Ed è proprio in questo contesto che l’asessualità, spesso tenuta ai margini dei dibattiti sulla variabilità sessuale, appare come un asse di indagine cruciale per comprendere davvero cosa significhi equità nei settori della scienza e della tecnologia.

Che cos’è l’asessualità

In termini semplici: l’asessualità si definisce come la mancanza di attrazione sessuale verso altri, indipendentemente dal genere di questi altri. In termini meno semplici si potrebbe dire che è un termine ombrello che fa riferimento a uno spettro per cui c’è chi prova zero attrazione sessuale per qualsiasi genere, chi poca, chi solo in alcuni casi eccetera.

Ma rimaniamo semplici e diciamo che se una persona bisessuale è attratta da uomini e donne, una persona asessuale non è attratta né dall’uno né dall’altro.
Prima di andare avanti è inoltre importante ribadire una cosa: non è una scelta (come il celibato) ma un orientamento sessuale tanto quanto lo sono l’eterosessualità, la bisessualità o l’omosessualità.
Uno studio su oltre 18.000 persone nel Regno Unito ha rilevato che circa l’1,05% degli intervistati si identificava come asessuale, riportando di non aver mai provato attrazione sessuale per nessuno. Questo valore è simile alla quota di chi prova attrazione verso lo stesso sesso in quel campione. Eppure, nonostante la presenza statistica, l’asessualità rimane spesso invisibile nei dibattiti scientifici e culturali.

Non un disturbo, ma un orientamento

È importante chiarire due distinzioni che spesso generano confusione:

Orientamento vs. scelta: L’asessualità è un orientamento sessuale, mentre il celibato è una decisione consapevole di astenersi dall’attività sessuale.

Asessualità vs. disturbo clinico: L’asessualità non è un disturbo che richiede cura. Si differenzia da condizioni cliniche come il Disturbo da Avversione Sessuale (SAD) o il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo (HSDD), che implicano un desiderio o orientamento sessuale preesistente ma alterato. Le persone asessuali definiscono invece l’assenza di attrazione sessuale tipica; non è necessariamente un disagio.
La frustrazione o l’ansia che qualcuno asessuale può provare spesso deriva più dalla pressione sociale, l’idea che “tocchi anche a me essere attratto”, “tocchi anche a me desiderare”, piuttosto che dalla propria esperienza interna.

Lo spettro “ace”: attrazione romantica, sessuale e comportamento

L’asessualità è meglio intesa come uno spettro (ace-spectrum), che comprende variazioni individuali significative.

L’assenza di attrazione sessuale non implica necessariamente l’assenza di attrazione romantica. Una persona può identificarsi come asessuale ma essere eteroromantica, omoromantica o biromantica, e desiderare una relazione affettiva.

Statistiche raccolte mostrano che una quota rilevante di persone asessuali (circa un terzo) risulta sposata o convivente, il che dimostra che la relazione non è automaticamente esclusa.
In termini di comportamento sessuale, l’assenza di attrazione non necessariamente esclude l’attività sessuale: alcune persone asessuali possono praticare sesso per le ragioni più disparate (curiosità, desiderio di sentirsi vicini al partner, divertimento, volontà di avere dei figli e altro ancora), così come possono praticare la masturbazione.

Ciò detto, mediamente le persone asessuali riportano meno partner sessuali, esordio più tardivo dell’attività sessuale, e frequenza inferiore, rispetto alle persone “allosessuali”.

Asessualità, STEM e disuguaglianza sistemica

Se immaginiamo un laboratorio, una sala server, un dipartimento di ingegneria, è chiaro che l’inclusione non è solo un principio morale di non discriminazione, ma è un requisito per la qualità del lavoro stesso. La diversità porta a prospettive diverse, a soluzioni non convenzionali, a innovazione.
Eppure professioniste e professionisti che si identificano come LGBTQPAN (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer/Questioning, Pansexual, Asexual e/o Nonbinary) in ambito STEM segnalano condizioni di svantaggio concrete.

Uno studio su più di 25.000 professionisti STEM affiliati a 21 associazioni di categoria ha messo in evidenza che l’identità LGBTQIA+ è un fonte di disuguaglianza, con casi di svalutazione professionale, barriere di carriera, molestie, isolamento.

Questo vale certo per le identità più visibili, ma anche per le identità “meno discusse” come l’asessualità: se la tua identità è invisibile o poco riconosciuta, l’effetto può essere amplificato.

Per esempio, professionisti LGBTQIA+ riportano più spesso che la loro expertise scientifica venga messa in discussione, che siano tenuti a standard di produttività più elevati, e che abbiano meno accesso a opportunità formative e risorse; il clima lavorativo ostile si traduce in maggiori problemi di salute (stress, insonnia, sintomi depressivi) e in una maggiore intenzione di abbandonare il settore.

Le implicazioni per l’innovazione sono evidenti: se talenti validi lasciano il campo o non vengono valorizzati, tutta la comunità ne perde.

Rappresentazione nei media + STEM

La rappresentazione asessuale in TV e film è ancora molto rara. Alcuni articoli stimano che i personaggi dichiaratamente asessuali fossero siano lo 0,05% del totale. Quando la rappresentazione c’è, spesso è debole: non confermata, ridotta a battuta, o trattata come “problema da “risolvere”.

Uno studio sulla rappresentazione di donne in STEM nei film ha rilevato che i personaggi STEM femminili erano pochissimi, e spesso incarnavano stereotipi. Allo stesso modo, la dimensione sessuale o di orientamento viene raramente esplorata nei personaggi STEM, soprattutto lo spettro ace.

Se si parla di personaggi asessuali nella cultura pop non si può non parlare di Todd Chavez nella serie BoJack Horseman: la sua scoperta di sé come persona asessuale ha dato visibilità a un’esperienza che per molti era “senza nome” e segna davvero un momento fondamentale per la storia della rappresentazione asessuale nella cultura pop (era il 2016, quasi 10 anni fa, ma se consideriamo che prima di lui c’era praticamente il nulla mentre il primo coming out di un personaggio omosessuale risale al 1981 in Dynasty possiamo farci due conti)

Altri ancora, come Alastor della serie Hazbin Hotel, mostrano come l’identità asessuale possa trovare spazio anche in generi narrativi insoliti e come l’arco narrativo di un personaggio (anche dai tratti oscuri) può dipanarsi per lidi totalmente altri rispetto al suo orientamento sessuale, essere un personaggio complesso, amato dal pubblico e persino sexy.

E per quanto riguarda i personaggi STEM?

Pochi esempi “canonici” di personaggi asessuali che operano nei contesti STEM o hanno un ruolo tecnico/scientifico sono ben noti. Questo è un’opportunità mancata: pensate quanto sarebbe utile — per ragazze e ragazzi che considerano la carriera STEM — vedere personaggi che dicono “sono scienziat*, e anche asessuale”.

Per molto tempo si è speculato che Sheldon Cooper, protagonista di The Big Bang Theory, potesse essere in qualche modo nello spettro asessuale, ma non c’è mai stato alcun tipo di dichiarazione ufficiale in merito.

Di ufficiale possiamo trovare Abbi Singh personaggio della serie TV The Imperfects, Parvati Holcomb, nel videogioco The Outer Worlds e pochissimi altri personaggi secondari.

Nessun vero protagonista però e qui ritorniamo alle statistiche di cui sopra.

Perché questo conta e che cosa possiamo fare

Se vogliamo davvero promuovere innovazione, equità e merito autentici nel mondo STEM, dobbiamo includere tutte le identità, anche quelle meno visibili. Le istituzioni STEM (università, agenzie di ricerca, aziende high-tech) dovrebbero forse esplicitamente includere l’asessualità nei loro programmi di diversità e inclusione, oltre alle categorie più, diciamo così, “decorate” (gay, lesbiche, bisessuali, transgender).

Parlare di asessualità nei contesti STEM non è un’aggiunta carina da poter flexare sui social o durante il pride month: è parte integrante della costruzione di un ambiente dove tutti possano partecipare pienamente, portare le proprie idee e essere valutati solo per quello che danno.
Quando includiamo chi è “fuori dalla norma”, arricchiamo il campo non solo in termini di numeri, ma di visioni, di modalità di pensiero diverse, di soluzioni che magari non avremmo mai considerato.

E allo stesso tempo, la cultura dei media e dei modelli visibili ha un ruolo: vedere è spesso credere. Vedere un ingegnere che è asessuale, una scienziata che non si misura con la sessualità, un tecnico che ama il suo lavoro più di tutto… può fare la differenza!

Bibliografia:

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