Antonio Gurrado ed il “giornalismo di Peter Pan”

È uscito un pezzo di Antonio Gurrado, su “Il Foglio” dove, in seguito ad un altro pezzo uscito sul magazine britannico “The Observer”, in occasione della Giornata Internazionale dell’Asessualità che si terrà il prossimo 6 aprile, il buon Gurrado ha pensato che fare ironia sul fatto che le persone asessuali (o, come ci chiama lui, gli asessuali) facciano anche sesso e non siano piante o roba simile e come la cosa sia simpatica.

Intanto, si fa notare come Gurrado abbia rispettato le poche regole base del giornalismo italiano:

1) Un fenomeno esiste solo se riportato da un altro organo di stampa. Evitare con cura associazioni, gruppi, pagine sul tema: portano male.

2) In caso di dubbio, informarsi in merito può portare a malattie gravissime. Anche mortali. Nei casi più gravi, ti tolgono la qualifica di giornalista.

3) Se nessuno ne ha parlato gli ultimi 15 giorni, il fenomeno è nuovo e l’hai scoperto tu, quindi puoi dire quello che vuoi.

Il problema non è tanto che Gurrado abbia scritto un articolo di merda. 

Antonio Gurrado
Antonio Gurrado

È che, onestamente, dopo quasi dieci anni di attivismo nel campo asessuale, leggere ancora “gli asessuali, ci vanno anche a letto, ma senza trarne piacere; poiché fanno sesso senza averne voglia, tanto per accontentare il partner. Dite la verità, non sapevate di essere asessuali anche voi, vero?”, mi fa cadere letteralmente le palle a terra.

Il problema non è la merda. È che si tratta di merda vecchia, alla quale non ho più voglia di rispondere. Non mi indigno neanche più, entro in modalità “vaffanculo” e passo avanti.

Sono dieci anni che leggo i soliti luoghi comuni, le solite identiche battute, e leggo pezzi come quello dell’Observer, dove si mostra, all’estero, una consapevolezza maggiore, almeno uno sforzo. Quando si parla del mondo Lgbtqia+, i giornalisti italiani sembrano un branco di cinquantenni stronzi che si danno di gomito ad un doppio senso da scuola media. 

Inventatevi cose nuove, per favore.

Se proprio Gurrado vuol vedere i risultati della sua bravata, vada a leggere quello che abbiamo scritto tipo tre anni fa per articoli simili. Poi può copiare ed incollare cambiando i nomi, come fa buona parte dei suoi colleghi.

A proposito, Antonio, la vuoi sentire una battuta? Il giornale dove scrivi, più che “il Foglio”, si dovrebbe chiamare “la carta”, perché l’uso da fare è quello.

No, non è nuova neanche questa: la disse Paolo Hendel, secoli fa, a “Mai Dire Gol”. L’effetto che ha fatto il tuo articolo con noi, è lo stesso.

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