Essere “diversi” è una cosa comune a molti

Patricia Fernández, un’insegnante argentina di 37 ha rilasciato un’intervista a El Espectador, dove parla di asessualità, e di come ha scoperto di essere asessuale, quando aveva 32 anni.

“La mia vita -dice Patricia- sarebbe stata senz’altro differente se avessi potuto conoscere la mia etichetta quando ero una ragazzina di 15 anni. Sarebbe stato veramente utile, per me dire io sono questo”.

Per quanto l’asessualità sia poco conosciuta anche in ambito medico, ed addirittura patologizzata in diversi paesi, “ciò che gli psicologi fanno, di solito è considerare la dichiarazione di asessualità di un paziente, come il sintomo di un disordine, se non considerano l’asessualità stessa come un disordine a sé”.

L’asessualità, quindi “viene trattata come un problema ormonale, ad esempio, o ti viene detto che non ci provi abbastanza. Parlano così perché non capiscono, e quindi ti indirizzano verso quello che per loro, è ovvio: e la cosa più ovvia è che le persone siano omogenee”. Ma quello che servirebbe, invece sarebbe “l’educazione alla diversità. Mostrare che siamo tutti diversi, e che la diversità è una cosa comune, nel mondo in cui viviamo”.

Patricia non crede che possa essere un problema per la nostra società la cosiddetta ipersessualizzazione: “quella non fa nessun male. Penso che crei un problema peggiore patologizzare tutto ciò che è differente e che non rientra in una norma alla quale dovremmo tutti adeguarci. La cosa peggiore è credere che tutte le persone vivano le proprie esperienze nello stesso modo, e coloro che non rientrano in questi canoni meritino di essere additati come qualcosa di pericoloso, strano o come persone malate”.

“Tutti -conclude- dentro di noi siamo appesi a una normalità che non esiste, e vivere inseguendo quell’utopia, può essere pericoloso. Ciò che non rientra nei canoni prestabiliti non deve essere considerato come qualcosa di cattivo e che meriti di ricevere discredito. Perché la mia asessualità non fa male a nessuno, visto che è qualcosa che fa parte di me”.