14 Settembre 2026
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La coppia? Non è l’antidoto alla solitudine

Essere in una relazione romantica viene spesso considerato un fattore di protezione contro la solitudine. È un’idea presente sia nel senso comune sia in molta ricerca psicologica: avere accanto una persona con cui condividere intimità, sostegno e progettualità sarebbe associato a un maggiore benessere. 

Ma questo vale nello stesso modo per tutte le persone?

È la domanda da cui parte uno studio guidato dalla psicologa sociale Giulia Zoppolat, raccontato dalla rivista di divulgazione scientifica PsyPost e pubblicato su Social Psychological and Personality Science. La ricerca ha esaminato il rapporto tra coinvolgimento romantico e solitudine nelle persone asessuali, una popolazione ancora poco rappresentata negli studi sulle relazioni.

Zoppolat e colleghə hanno analizzato i dati della BBC Loneliness Experiment, un’ampia indagine internazionale dedicata alle esperienze sociali e alla solitudine. Il campione utilizzato comprendeva 36.464 persone eterosessuali, 3.684 persone appartenenti ad altre minoranze sessuali e 1.443 persone asessuali.

I risultati mostrano innanzitutto una differenza nei livelli medi di solitudine. Le persone asessuali e quelle appartenenti ad altre minoranze sessuali riportavano una maggiore solitudine rispetto a quelle eterosessuali. In entrambi i gruppi era più presente una maggiore probabilità di sentirsi soli durante la vecchiaia.

Quasi la metà delle persone eterosessuali dichiarava di essere in coppia. La percentuale scendeva a circa un terzo tra le altre minoranze sessuali e al 15 per cento tra le persone asessuali.

La differenza principale riguardava il rapporto tra l’essere in una relazione e la solitudine percepita. Tra le persone eterosessuali e quelle appartenenti ad altre minoranze sessuali, essere in una relazione romantica era associato a livelli più bassi di solitudine. Tra le persone asessuali, invece, questa associazione non emergeva nello stesso modo.

Nel gruppo asessuale, le persone single, quelle coinvolte in una relazione poco soddisfacente e quelle inserite in una relazione soddisfacente riportavano livelli simili di solitudine percepita. 

Il quadro cambia quando la ricerca considera le aspettative per il futuro. Anche per le persone asessuali, trovarsi in una relazione significa avere meno solitudine durante la vecchiaia. 

Una relazione positiva, dunque, non risultava collegata a una minore solitudine percepita sul momento, ma era associata a una prospettiva più rassicurante.

Lo studio affronta questi risultati attraverso due concetti. Il primo è l’amatonormatività, cioè il luogo comune secondo il quale la relazione romantica deve essere posta al centro della vita di una persona. Il secondo è l’allonormatività, l’idea che tutte le persone provino naturalmente attrazione sessuale. 

Secondo lo studio, una relazione romantica potrebbe non compensare esperienze come l’invisibilità, la delegittimazione o l’incomprensione dell’asessualità. Inoltre, alcune persone asessuali potrebbero attribuire un ruolo centrale ad amicizie, legami familiari o altre forme di intimità, non valutate nello studio.

La ricerca non permette inoltre di isolare le esperienze delle persone aro-ace. Tutte le persone asessuali sono state analizzate come un unico gruppo, senza distinguere tra aromantiche e alloromantiche. Studi precedenti hanno documentato differenze tra persone asessuali con differenti orientamenti romantici, soprattutto rispetto al desiderio di una relazione e alle esperienze di coppia.

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