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Come non essere una Taylor Mega - carrodibuoi.it

Come non essere una Taylor Mega

Si impara sempre qualcosa. Io, per esempio, ieri ho imparato chi fosse Taylor Mega.

È colpa mia. Non guardo la tv[1]. Seguo i social solo nella parte che mi interessa. Non seguo gli “influencer”. Se ne avessi voluto seguire uno, avrei seguito da anni un tipo che sta a Roma, si veste strano e dicono che sia vicario di Cristo, non male come carriera da influencer[2].

Mi trovavo, quindi, nel mio attico a mangiare cibo biologico, a fare entrare un miliardo di immigrati a Pontedera, a diffondere il gender tra il popolo e ad inventarmi il Covid, quando, nell’aria rarefatta della vita di un radicalscic, ho letto, di sfuggita, che tale Taylor Mega avesse parlato delle persone asessuali dicendo che si trattasse di “persone con problemi di natura fisica e mentale”.

È una dichiarazione forte. È nostro dovere, come comunità, rispondere alle parole di questa persona. Andiamo a vedere chi sia Taylor Mega, se proprio devo rispondere.

Dunque[3]: Taylor Mega, pseudonimo di Elisa Todesco, è nata ad Udine il 31 ottobre 1993, sotto il segno dello Scorpione. È diplomata, ma non le è mai piaciuta la scuola, tanto che aveva il 5 in condotta costante. Va in palestra almeno due volte alla settimana, ma si allena per conto suo, senza l’aiuto di un personal trainer. In passato ha effettuato un filler alle labbra ed al décolleté. Si definisce una ragazza esplosiva, caparbia ed impulsiva.

Estiqaatsi[4], di Taylor Mega, avrebbe detto che lei è “una specie di influencer, ma un po’ meno del papa”.

A parte il parere del grande capo indiano, noto opinionista, creato in radio da Claudio Gregori, Taylor Mega ha comunque creato un’azienda di bikini, partecipa ai vari reality (che vengono fatti perché qualcun* li guarda, non sono tutti come me che leggo un libro impegnatissimo francese[5]) ed è nota per una quantità di relazioni sentimentali. Vere o no.

In ogni caso, non è una stupida[6]. Quando hai un’azienda a 27 anni, non sei l’oca che ti conviene far credere di essere. Quindi, mi chiedo: ma da che parte del cervello è uscita una definizione del genere a questa simpatica donna? Quando hai pensato che fosse una buona idea usare il termine “malati” per indicare delle persone?

Non hai studiato in materia? Nessun problema. Informati. Cita altre persone. Al massimo, altrimenti, limitati all’esperienza personale portata come tale. Nell’anno di grazia 2020, non sarebbe stato difficile, per lei, andare su Google e cercare mezz’ora. Non serve più andare in biblioteca. Servono pochi minuti, magari facendo altro per capire di cosa si sta parlando.

Non hai mezz’ora per cercare informazioni? Stai zitta.

Mentre alcune testate (fortunatamente non tutte) italiane riportavano questo nulla (con tanto di “bufera social” e “polemiche”), l’edizione tedesca di Buzzfeed ha fatto un articolo facile facile che spiega la faccenda. Bastava leggere una cosa del genere.

Avesse detto “secondo il dottor Xyz, le persone asessuali sono malate”, avremmo risposto che Xyz è notoriamente un coglione, ma avrebbe avuto più senso.

Praticamente sono parole senza peso, gonfiate dalla notorietà di una persona. La propria opinione non è sempre una cosa importante. Diciamo quasi mai. Questo vale per Taylor Mega e vale per tutt* noi.

Quindi esiste un modo solo per non fare questo tipo di figure: informarsi e trovare riferimenti.

Non essere una Taylor Mega, quindi. Informati prima di parlare[8].


[1] Come tutta la mia generazione non studio, non lavoro, non vado al cinema e non faccio sport, oltre a questo.

[2] Il rabbino disse “ma dopo ‘papa’, la carriera è finita, giusto?” “E che vuoi -rispose il prete- che diventi Dio?” “Lascia fare -ribadì l’altro- uno dei nostri ce l’ha fatta”. Moni Ovadia

[3] Copio e incollo paurosamente dal web https://chi-e.com/taylor-mega/

[4] È dal 2005 che sogno di scrivere “Estiqaatsi dice” dopo la biografia di un personaggio del genere.

[5] Sempre lo stesso, senza, peraltro, capirci una sega

[6] Smettiamola con questi luoghi comuni sulle modelle stupide. Conosco persone “impegnate” e “intelligenti” sue coetanee decisamente meno sveglie.

[7] Ora che ci penso: non sarebbe neanche male, come slogan…

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