Piazzoni: gli asessuali stanno emergendo dall’invisibilità

Pubblichiamo un’intervista gentilmente concessa da Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay.

Arcigay, come si può migliorare un’ associazione già cosi presente da tanti anni sul territorio?
Non si è mail abbastanza presenti sul territorio, dalla sua nascita come associazione nazionale nel 1985 Arcigay ha proseguito senza sosta l’ampliamento del numero dei propri comitati nel territorio italiano, ma la cronaca quotidiana di un paese in cui gli episodi discriminatori sono all’ordine del giorno ci ricorda quanto lavoro ci sia ancora da fare e come sia necessario lavorare per ampliare e strutturare sempre più la nostra presenza, soprattutto nelle realtà della provincia Italiana, lontane dalle grandi città e insieme alla presenza politica e culturale serve rafforzare sempre più quella dei servizi alle persone, per poter fisicamente dare una mano a chi si rivolge ad Arcigay in cerca di aiuto.

Quali le prospettive future di Arcigay, lei ha sempre detto che un’associazione che lotta per la propria morte?
Diciamo che auguro lunga vita ad Arcigay, ma sicuramente sarà un giorno migliore per tutta la società quando si potrà fare a meno delle associazioni che si battono per i diritti civili, perchè vorrà dire che saremo in un mondo in cui la piena uguaglianza e il rispetto per tutte le persone non saranno più messe in discussione da nessuno, insomma saremo un mondo più giusto e più bello. Fino ad allora proseguiremo determinati e inarrestabili il nostro cammino per il diritto alla felicità.

Quali sono gli obiettivi di Arcigay? Il senso delle attività dell’Associazione
Arcigay ha come proprio cardine la persona, con i propri bisogni, le proprie aspirazioni e il desiderio di poter essere se stessi e costruire con serenità la propria vita. Da questa visione nasce l’elaborazione degli obbiettivi e del senso di Arcigay, da qui nasce il nostro impegno attorno a tre pilastri: la piena uguaglianza, il contrasto ad ogni forma di discriminazione, la libertà di essere e di amare come ciascuno vuole.

Un suo giudizio sull’onda pride di quest’anno, ci saranno tante prime volte
Il 2018 ci regala la più grande Onda Pride della nostra storia con ben 28 pride in tutto il paese, sintomo questo di una voglia di continuare la strada per i diritti, l’uguaglianza e la libertà. Il Pride è un momento di liberazione, di rivendicazione e di autodeterminazione per ciascuno di noi, un momento importante che cambia per sempre i luoghi che attraversa, da qui l’importanza decisiva dei nuovi pride, che avvicinano le persone, danno il coraggio di essere se stessi a tanti giovanissimi (e non solo) e spingono l’opinione pubblica a riflettere su tematiche che generalmente non appartengono ai dibattiti di ogni giorno, combattendo pregiudizi e distribuendo spirito di libertà a tutti.

Capitolo Asessuali , cosa ne pensa della loro presenza ai pride?
I Pride sono luoghi che per loro natura sono aperti a tutti coloro che vogliono manifestare il proprio orgoglio di essere se stessi, altrimenti non sarebbe pride, vedo positivamente quindi la presenza organizzata degli asessuali, è uno stimolo visibile a tutti per riflettere anche su questo aspetto, sul diritto delle persone a costruire la propria esistenza nel modo che le fa stare meglio, liberandosi, se lo ritengono, anche dalla ipersessualizzazione che caratterizza le nostre relazioni sociali.

La comunità asessuale in Italia è in forte aumento maggiore consapevolezza o semplice statistica?
Credo che gli asessauli stiano facendo lo stesso percorso di tutte le altre identità del movimento LGBT+, tutti siamo partiti in poche decine di persone che hanno cominciato a metterci la faccia e poi questo ha dato coraggio agli altri e le persone sono diventate sempre più visibili e hanno smesso di nascondersi. Non è un caso se anche in Italia siamo passati dai primi pride che mettevano insieme 50 persone a quelli odierni che in alcuni casi ne portano in piazza centinaia di migliaia. Più gli asessuali saranno visibili, più altre persone decideranno di fare coming out. Gli asessuali non stanno aumentando, stanno emergendo dall’invisibilità.

Infine Arcigay, come intende, valorizzare la diversità tra asessuali e non?
La politica di Arcigay come il suo nome, è figlia degli anni ’70 ’80, quando con l’acronimo gay si identificava qualunque forma di orientamento sessuale o identità che differiva da ciò che era considerato “normale”. Arcigay da questo punto di vista non è cambiata ed è un associazione che ha sempre difeso con forza la propria identità eterogenea e multiforme, il proprio voler essere un contenitore in cui tutte le persone possono trovare spazio e lottare le une insieme alle altre per il rispetto e la libertà di ciascuno di essere se stesso.
Ovviamente per continuare ad essere questo magnifico contenitore multicolore dobbiamo lavorare ogni giorno per distruggere gli stereotipi e i pregiudizi che talvolta sono anche al nostro interno, per questo promuoviamo la diffusione della conoscenza delle tante differenze che esistono, come elemento di valore e di rafforzamento della battaglia per l’uguaglianza, credo pertanto che debba essere nostra cura lavorare per creare spazi di dialogo tra gli asessuali e i non asessuali, non può che renderci migliori.