17 Maggio 2026
Articoli Asessuali

A casa loro: dove essere gay è illegale. La storia di Farah

Essere gay in Marocco è un reato punibile con fino a tre anni di carcere. Per Farah, 21 anni, però, il pericolo non arrivava solo dallo Stato, ma dalla propria famiglia. Oggi è tornata in Marocco e vive nascosta, dopo essere stata deportata dagli Stati Uniti verso un Paese terzo nonostante un ordine di protezione emesso da un giudice dell’immigrazione.

«È difficile vivere e lavorare con la paura di essere rintracciata di nuovo dalla mia famiglia», ha dichiarato a Associated Press. «Ma non posso fare nulla. Devo lavorare». Farah ha chiesto di essere identificata solo con il nome di battesimo per timore di persecuzioni. L’AP ha visionato l’ordine di protezione e i legali hanno verificato parti del suo racconto.

L’outing, le violenze e la fuga verso gli Usa

Quando la sua relazione con un’altra donna è stata scoperta, Farah racconta di essere stata picchiata dalla propria famiglia e da quella della partner. Cacciata di casa, si è rifugiata in un’altra città, ma i familiari l’hanno rintracciata. «Hanno cercato di uccidermi», afferma.

Attraverso un’amica ha ottenuto un visto per il Brasile con l’obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti, dove aveva contatti. Dal Brasile ha attraversato sei Paesi per settimane fino al confine statunitense, dove ha chiesto asilo all’inizio del 2025. «Ti ritrovi in situazioni davvero orribili», ha ricordato. «Quando siamo arrivate al confine, sembrava che ne fosse valsa la pena».

Invece, è stata trattenuta per quasi un anno, prima in Arizona e poi in Louisiana. «Faceva molto freddo e avevamo solo coperte sottilissime». Le cure mediche, ha aggiunto, erano inadeguate.

La richiesta di asilo è stata respinta, ma in agosto un giudice dell’immigrazione le ha concesso un ordine di protezione che vietava il rimpatrio in Marocco, riconoscendo il rischio per la sua vita. Lo stesso provvedimento non è stato riconosciuto alla partner, che è stata deportata.

Deportata in Camerun, dove la sua vita è ancora in pericolo

Tre giorni prima di un’udienza sulla sua possibile liberazione, Farah è stata ammanettata dall’Immigration and Customs Enforcement e imbarcata su un volo diretto in Camerun, Paese che non aveva mai visitato e dove l’omosessualità è anch’essa illegale. È stata detenuta in una struttura nella capitale Yaoundé. «Mi hanno chiesto se volevo restare in Camerun. Ho detto che non potevo rischiare la vita in un posto dove sarei comunque in pericolo». Successivamente è stata rimandata in Marocco.

Secondo l’AP, Farah è una delle decine di persone deportate verso Paesi terzi nonostante un ordine di protezione di un giudice statunitense. Il numero esatto non è noto. L’avvocata Alma David, del Novo Legal Group, ha dichiarato che otto persone del primo volo avevano ricevuto un ordine di protezione. «Deportandoli in Camerun senza offrire la possibilità di contestare l’invio in un Paese che avrebbe potuto rimandarli nei luoghi dove affrontano un grave pericolo, gli Stati Uniti hanno violato il giusto processo e gli obblighi previsti dalle leggi sull’immigrazione e dai trattati internazionali», ha affermato.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha replicato: «Applichiamo la legge così come è scritta. Se un giudice stabilisce che un immigrato irregolare non ha diritto a restare, lo rimuoveremo. Punto», sostenendo che gli accordi con Paesi terzi garantiscono il rispetto del giusto processo.

Come evidenziato anche da The Advocate, la strategia delle deportazioni verso Paesi terzi ha sollevato forti critiche da parte di avvocati e organizzazioni per i diritti umani, in particolare nei casi che riguardano persone LGBTQIA+. Secondo le analisi riportate dalla testata, questi trasferimenti rischiano di aggirare le protezioni previste per chi fugge da persecuzioni legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere, esponendo i richiedenti asilo a ulteriori pericoli in Stati dove l’omosessualità è criminalizzata.

Milioni di dollari per gli “indesiderabili”

Il Camerun è uno dei sette Paesi africani che hanno ricevuto cittadini di Paesi terzi nell’ambito di accordi con Washington, insieme a Sudan del Sud, Ruanda, Uganda, Eswatini, Ghana e Guinea Equatoriale. Secondo documenti citati dall’AP, alcuni di questi Stati hanno ricevuto milioni di dollari. Un rapporto dello staff democratico della Commissione Esteri del Senato indica che l’amministrazione ha speso almeno 40 milioni di dollari per deportare circa 300 migranti verso Paesi diversi da quelli d’origine.

Oggi Farah vive nascosta nel Paese da cui era fuggita. «Gli Stati Uniti sono costruiti sull’immigrazione e sul lavoro degli immigrati, quindi non siamo tutti una minaccia», ha dichiarato. «Quello che mi è stato fatto è stato ingiusto. Una deportazione normale sarebbe stata equa, ma passare attraverso tutto questo per poi essere deportata così è crudele».

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