17 Maggio 2026
Articoli AsessualiSenza categoria

Umani come tutti gli altri esseri umani?

Questo articolo divulgativo nasce dalla lettura di uno studio statunitense, pubblicato da Bittle e Anderson nel 2025 sulla rivista Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity ed intitolato “As human as anybody else: Attitudes toward asexual people” [Umani come chiunque altro: Atteggiamenti verso le persone asessuali].

Lo studio prende spunto da ricerche precedenti, in particolare da una ricerca canadese di MacInnis e Hodson del 2012, che aveva documentato pregiudizi e forme di deumanizzazione nei confronti delle persone asessuali o dello spettro ace. Nel 2025, Bittle e Anderson giungono a una conclusione diversa rispetto a quella di MacInnis e Hodson: secondo loro, le persone asessuali non sarebbero deumanizzate, non tanto quanto gli uomini eterosessuali. Tuttavia, una revisione attenta della metodologia solleva alcuni dubbi.

Pregiudizio, discriminazione e deumanizzazione verso le persone asessuali

La letteratura scientifica ha osservato che, come per tante persone LGBTQIA+, i pregiudizi e le discriminazioni verso le persone asessuali esistono e possono manifestarsi in molti modi diversi, che vanno dai bias più sottili a forme estreme di discriminazione, deumanizzazione e violenza. Ad esempio, uno studio condotto su oltre 8.000 persone asessuali ha rilevato che il 67,4% aveva subito almeno un tipo di violenza sessuale (Chan et al., 2022).

Studi qualitativi condotti negli Stati Uniti (Mollet, 2020) hanno mostrato anche come l’invisibilità dell’asessualità e l’allonormatività diffusa nella società abbiano un impatto negativo sulla vita delle persone asessuali. Inoltre, stereotipi errati – ad esempio, la continua confusione tra asessualità e castità – contribuiscono a invalidare le esperienze e le identità delle persone asessuali. Alcune ricerche hanno poi dimostrato anche forme di pregiudizio simili alla deumanizzazione: a volte, le persone asessuali sono paragonate ad alieni, robot o mostri e quindi costrette a subire giudizi fortemente negativi (Brandley & Dehnert, 2024).

Recentemente, Zivony e colleghi (2023) hanno trovato che, in un contesto sociale di diffuse e errate credenze secondo cui l’attrazione sessuale sarebbe universale e inevitabile, le persone asessuali tendono a essere percepite come più immature, evitanti e introverse rispetto alle persone eterosessuali. Nello stesso studio, tuttavia, le persone asessuali tendevano anche a essere percepite più coscienziose.

Questi risultati apparentemente “incoerenti” suggeriscono solo una cosa molto riconosciuta nella ricerca: stereotipi e pregiudizi spesso si manifestano in modo ambivalente, negativamente su alcuni aspetti e positivamente su altri, come accade verso molti target di pregiudizio (ad esempio le donne: “incompetenti ma pure, morali e passive”; Bareket e Fiske, 2023).

La deumanizzazione nello studio canadese di MacInnis e Hodson (2012)

In uno studio del 2012, MacInnis e Hodson hanno documentato che le persone asessuali vengono deumanizzate. La deumanizzazione è una forma di pregiudizio in cui i membri di un gruppo minoritario (in questo caso, le persone asessuali) vengono considerati meno umani rispetto ai membri di un ingroup (ad esempio le persone eterosessuali). In questa ricerca, condotta in Canada, a partecipanti eterosessuali veniva chiesto di valutare ipotetiche persone di diversi orientamenti sessuali su scale di aggettivi corrispondenti a tratti di natura umana (ad esempio: amichevole) e tratti unicamente umani (ad esempio: coscienzioso).

I risultati mostravano che le persone asessuali ottenevano punteggi più bassi su alcuni aggettivi relativi alla natura umana, come “amichevole”, rispetto al target eterosessuale. Al contrario, ottenevano punteggi più alti riguardo alla coscienziosità. Questo risultato si collega al modello duale della deumanizzazione proposto da Haslam (2006). MacInnis e Hodson confermavano nella loro ricerca che le persone asessuali sono deumanizzate, anche se solo in una dimensione.

Lo studio statunitense di Bittle e Anderson (2025)

Bittle e Anderson hanno condotto uno studio simile qualche anno dopo, prendendo spunto da MacInnis e Hodson, ma sono arrivat* a una conclusione diversa: le persone asessuali non sarebbero deumanizzate. Il titolo del loro articolo suggerisce che le persone ace siano giudicate “Umane come chiunque altro”. Bittle e Anderson hanno somministrato a un campione di student* statunitensi le scale di deumanizzazione usate da MacInnis e Hodson, chiedendo loro di valutare le persone asessuali rispetto a persone eterosessuali e celibi.

Contrariamente alle aspettative, non hanno trovato evidenze chiare di deumanizzazione nei confronti delle persone asessuali. Anzi, hanno rilevato che, in alcune misure, gli uomini eterosessuali ricevevano valutazioni meno favorevoli rispetto agli altri target. Questo risultato, in contrasto con la letteratura precedente, merita alcune riflessioni.

Un aspetto metodologico che solleva alcuni dubbi riguarda la decisione di combinare i due punteggi di deumanizzazione in un unico punteggio aggregato, calcolando la media di tutti gli aggettivi e oscurando così le potenziali ambivalenze e differenze fra le due forme di pregiudizio.

In altre parole, Bittle e Anderson hanno aggregato in un unico punteggio tratti di natura umana (es. amichevole) e tratti unicamente umani (es. coscienzioso), senza analizzare separatamente le due dimensioni. Un punteggio medio potrebbe, in questo caso, “mascherare” differenze significative, portando a concludere che non esiste deumanizzazione, laddove invece esiste.

Bittle e Andreson giustificano questa scelta di unire i due fattori, segnalando che la correlazione tra le due dimensioni era r = .54 (p < .001). È vero che si tratta di una correlazione moderatamente alta, ma in psicologia si possono mantenere fattori separati con una correlazione di questo tipo, se un’analisi fattoriale CFA supporta due fattori e/o se i due aspetti sono teoricamente distinti e mostrano validità discriminante. In letteratura, il modello duale di Haslam (2006) è stato ampiamente validato proprio per la sua distinzione tra due forme di deumanizzazione.

Poi, anche se non fossero emersi risultati significativi nelle due dimensioni, sarebbe stato interessante vedere i risultati delle analisi separate. Un altro elemento da discutere riguarda il modo in cui veniva descritta l’asessualità a* partecipanti allo studio. Nel questionario, * partecipanti leggevano la seguente descrizione:

Michael è un uomo asessuale. Non ha mai avuto rapporti sessuali con nessuno. Gli piace uscire per appuntamenti e trascorrere del tempo con i suoi amici. Michael ha avuto relazioni, ma ha detto che non gli interessa avere rapporti sessuali con nessuno perché non si sente attratto da nessuno in quel modo.” (p. 14)

Le persone erano poi invitate a valutare Michael (o Emma nella versione femminile) sulle scale di aggettivi. Questa descrizione non è in assoluto errata, ma suscita alcuni dubbi. L’asessualità è definita in base all’attrazione sessuale, non necessariamente in base all’assenza di rapporti sessuali. Le persone asessuali possono avere rapporti sessuali per svariati motivi.

La descrizione utilizzata rischia di sovrapporre due concetti distinti: il comportamento sessuale e l’attrazione sessuale. Infine, un’ulteriore riflessione riguarda il campione: Bittle e Andreson riconoscono il limite di aver utilizzato un campione composto da student* universitar* statunitensi, poco rappresentativo della popolazione generale.

Questo aspetto è particolarmente rilevante quando si studiano gli atteggiamenti e i pregiudizi, che possono variare in base a fattori come l’età, il livello di istruzione e altro.

Conclusione

Confrontando lo studio di Bittle e Anderson con quello di MacInnis e Hodson, emergono differenze interessanti non solo nei risultati ma anche nell’approccio metodologico. MacInnis e Hodson avevano condotto due studi distinti, replicando i risultati su campioni diversi (non solo student* e includendo anche partecipanti statunitensi) e mantenendo separate le analisi delle due dimensioni della deumanizzazione.

Questa attenzione alla replicabilità e alla distinzione concettuale rafforza la robustezza delle loro conclusioni seppure anche il loro studio, come ogni studio, abbia i suoi limiti.

È importante sottolineare che queste differenze non invalidano lo studio di Bittle e Anderson, ma suggeriscono la necessità di leggere i risultati con cautela. I risultati possono essere interpretati come un invito a sviluppare metodologie sempre più raffinate e sensibili. Alcune direzioni per la ricerca futura potrebbero includere l’attenzione a usare strumenti adeguati, l’utilizzo di campioni più ampi e diversificati, la combinazione di metodi quantitativi e qualitativi di ricerca, il tenere conto dell’intersezione tra asessualità e altre dimensioni e il coinvolgere più spesso la comunità asessuale come partner attivo nella produzione di conoscenza, come vuole un processo di giustizia epistemica.

Bibliografia

Bareket, O., & Fiske, S. T. (2023). A systematic review of the ambivalent sexism literature: Hostile sexism protects men’s power; benevolent sexism guards traditional gender roles. Psychological bulletin,149(11-12), 637.https://doi.org/10.1037/bul0000400

Bittle, A., & Anderson, V.N. (2025). As human as anybody else: Attitudes toward asexual people. Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity. Advance online publication. https://dx.doi.org/10.1037/sgd0000652

Brandley, B., & Dehnert, M. (2024). “I am not a robot, I am asexual”: A qualitative critique of allonormative discourses of ace and aro folks as robots, aliens, monsters. Journal of Homosexuality, 71, 1560-1583.https://doi.org/10.1080/00918369.2023.2185092

Chan, R.C.H., & Hung, F.N. (2024). Sexual violence victimization and substance use among individuals identifying on the asexual spectrum: Differences between asexuality, graysexuality, and demisexuality. Journal of Sex Research, 1-13. https://doi.org/10.1080/00224499.2024.2351423

Haslam, N. (2006). Dehumanization: An integrative review. Personality and Social Psychology Review,10, 252-264.https://doi.org/10.1207/s15327957pspr1003_4

MacInnis, C.C., & Hodson, G. (2012). Intergroup bias toward “Group X”: Evidence of prejudice, dehumanization, avoidance, and discrimination against asexuals. Group Processes & Intergroup Relations, 15, 725-743.https://doi.org/10.1177/1368430212442419

Mollet, A.L. (2023). “It’s easier just to say I’m queer”: Asexual college students’ strategic identity management. Journal of Diversity in Higher Education, 16, 13-25. Disponibile qui: https://psycnet.apa.org/buy/2021-48432-001

Zivony, A., & Reggev, N. (2023). Beliefs about the inevitability of sexual attraction predict stereotypes about asexuality. Archives of Sexual Behavior, 52, 2215-2228.https://doi.org/10.1007/s10508-023-02616-4

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi