7 Febbraio 2026
Articoli Asessuali

Complimenti per lo scoop. Ma non serviva

Gentile Dottoressa Martina Rossi

cerco di rivolgermi a lei in modo educato, con una lettera di altri tempi che la tecnologia presente, e il modo moderno di diffusione delle notizie, mi impedisce di scriverle a mano, come si dovrebbe.

E voglio rivolgermi a lei in modo educato, per denunciare un suo comportamento a dir poco scorretto verso la comunità delle persone asessuali italiane.

Alcune settimane fa ho notato sul gruppo Facebook “la comunità degli asessuali italiani”, appunto, un post dove lei chiedeva se ci fossero, nel gruppo, altre persone, come lei, provenienti dalla Romagna.

È un tipo di post estremamente stupido, di solito riservato a morti di fica vari o gattare pentite in cerca del grande amore con poco sforzo. Di solito attira una quantità di molestatori seriali di vario tipo. Ciò che non mi aspettavo, era che dietro quel post si potesse nascondere la ricerca dello “scoop” giornalistico da tre lire.

Infatti, ieri 24 gennaio, è apparso un articolo a suo nome su alcuni giornali on line del gruppo Citynews. In particolare, quelli della sua area di riferimento, come Ravenna Today. E devo dire di essere rimasto sorpreso dalla sua fantastica opera.

Deve essere stato un lavoro durissimo entrare in un gruppo, o in un sito aperto, come quello di Aven, copiare ciò che stava scritto dentro, e riportarlo su un giornale. Mi immagino le sue notti insonni a pensare quanto questo fosse corretto, nei confronti della fiducia che alcune persone le possono avere dato, in completa buona fede.

Le interviste si chiedono in modo trasparente. Personalmente, come attivista, rilascio interviste a suoi colleghi da più di un decennio. A parte cloache come “la Zanzara” non abbiamo mai rifiutato il nostro tempo.

Vediamo quale è stato il fantastico lavoro frutto di questo duro lavoro in incognito, di questo fantastico esempio di giornalismo di inchiesta e quali sono i punti critici.

Il primo è l’intervento del personale medico: se io intervisto una persona che è legata al concetto di “malattia” ed al suo stigma, anche se questa smentisce, ho comunque portato l’argomento in piazza. Ho messo la pulce nell’orecchio.

Sono asessuale, non ho bisogno della validazione di nessun medico. Non si intervista uno psichiatra o un sessuologo quando si racconta la storia di una coppia etero. O mi sbaglio? È un trucco un po’ vecchio per far trapelare una “verità” affermandone un’altra.

Bene: lei di specialiste ne ha intervistate due. Per dire.

Pure mettere l’articolo tra l’inchiesta sulle foto di nudo e quella sugli “scambisti romagnoli” ha un significato. Si parla di “roba nelle mutande” non di diritti.

Ma il vertice del luogo comune, la Champions League della frase fatta, il Grande Circo della Cazzata vengono toccati solo dopo. Quando si parla di “difficoltà nell’avere rapporti” e roba del genere, come si evince dall’intervista di tale Giovanni, chiamato così per tutelare la sua privacy e nascondere il fatto che si possa trattare di un personaggio totalmente inventato. 

Dottoressa, la frase “non voglio sesso ma solo coccole e carezze”, deve averla letta nel post di un tipo (bannato): è il “buongiorno” del maniaco sessuale che entra in un gruppo ace. Se vuole, le faccio scrivere un articolo su questa fauna. (Magari, chieda, sarebbe carino)

Le persone asessuali vengono presentate come persone “in difficoltà” nell’avere “rapporti di coppia”. Che siano persone etero, mi raccomando. E monogame. E cisgender. Come diceva un amico anni fa, veniamo descritti come “gli animaletti pucciosi che non fanno sesso ma si danno tanti bacetti e si vogliono tanto bene”. Stocazzo, dottoressa.

La comunità asessuale ha da anni una valenza politica. Proprio mettendo in discussione la sessualità obbligatoria, vista ovunque come il legame principale di una relazione, si sono messe in discussione diverse cose, come la coppia monogama, ad esempio, e l’amatornormatività, vale a dire il considerare il rapporto romantico monogamo eccetera come superiore agli altri. Si mettono in discussione i ruoli di genere, anche nella coppia (molte persone asessuali vivono comunque una relazione di quel tipo). si mette in discussione il mito dell’uomo cacciatore, visto, da molte persone asessuali e non, più come un peso da portare. Si discute della famiglia nucleare, della “fedeltà coniugale” e del matrimonio come lo conosciamo visto come unico esempio di legame tra adulti nella nostra società.

Ma ciò che interessa è se scopiamo, quanto scopiamo e se, ogni tanto, ci concediamo uno di quei momenti in cui, per dirla con Woody Allen, facciamo sesso con una persona alla quale teniamo particolarmente. Perché chiedere a una persona asessuale se e quanto si masturbi è quasi una domanda di rito. Chiederla a una cis-etero, è una domanda sconveniente che viola l’intimità di una persona.

Perché se lei avesse avuto voglia di approfondire davvero l’argomento, avrebbe chiesto alle associazioni. Non conosce le associazioni? Ci sta, non siamo così famosi. Di Arcigay ne ha mai sentito parlare? Con i suoi pregi e i suoi difetti, poteva rispondere in modo esaustivo. Si sono scritti libri che parlano di asessualità.

Dottoressa Rossi, se proprio voleva fare qualcosa di scorretto, poteva farlo per bene, e tirare fuori qualcosa di interessante. Magari critico, ma interessante. 

Per il risultato che ha ottenuto, bastava una ricerca su Google di altri cialtroni che hanno scritto sull’argomento prima di lei.

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