7 Febbraio 2026
Articoli Asessuali

Barriere ai servizi sanitari per le persone Lgbtqia+?

Un editoriale pubblicato il 25 gennaio 2026 su Scientific Reports, rivista open access del gruppo Nature, richiama l’attenzione sulle persistenti disuguaglianze sanitarie che colpiscono le persone LGBTQIA+ e sulla necessità di un cambio di paradigma nella ricerca scientifica. Il testo, firmato da Ilan Dar-Nimrod e Max Barnish, non presenta nuovi dati empirici, ma introduce una Collection tematica dedicata alla salute delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali.

Gli autori ricordano come la medicina e la psicologia abbiano storicamente contribuito alla stigmatizzazione delle minoranze sessuali e di genere. Per decenni, orientamenti sessuali e identità di genere non conformi sono stati classificati come disturbi mentali, con conseguenze durature sulla fiducia nei confronti dei sistemi sanitari e sull’accesso alle cure. Secondo l’editoriale, questo retaggio continua a influenzare sia la produzione scientifica sia le pratiche cliniche.

Il testo sottolinea che le persone LGBTQIA+ sperimentano, a livello globale, esiti di salute peggiori rispetto alla popolazione eterosessuale e cisgender. In particolare, vengono richiamate evidenze consolidate su tassi più elevati di disagio psicologico, ideazione suicidaria e suicidi consumati. A queste si affiancano disparità nella salute fisica, tra cui una maggiore prevalenza di consumo problematico di sostanze e un rischio più elevato di alcune patologie croniche. Restano inoltre sproporzionati, secondo quanto riportato, gli effetti dell’HIV e di altre infezioni sessualmente trasmissibili su specifici gruppi, come uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e donne transgender.

Un nodo centrale individuato dagli autori riguarda le barriere all’accesso ai servizi sanitari. L’editoriale cita dati secondo cui una parte significativa delle persone transgender ha rinunciato a cure mediche necessarie per timore di discriminazioni, trattamenti inadeguati o esperienze stigmatizzanti. Questa sfiducia strutturale, spiegano gli autori, contribuisce a peggiorare gli esiti di salute e ad ampliare ulteriormente le disuguaglianze.

Dar-Nimrod e Barnish insistono anche sulla necessità di superare una visione omogeneizzante della popolazione LGBTQIA+. Le esperienze di salute, evidenziano, variano profondamente in base a identità di genere, orientamento sessuale, classe sociale, appartenenza etnica e contesto geografico. L’editoriale critica la predominanza di studi condotti in Paesi occidentali, industrializzati e ad alto reddito, invitando a produrre ricerca che includa contesti sociali, culturali e legali più ampi.

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