Proteste in tutta Europa contro la legge omofoba del Kazakistan
Nel 2025, è stato presentato al Parlamento del Kazakistan un disegno di legge, che mira a vietare la cosiddetta “propaganda” di “orientamenti sessuali non tradizionali” in spazi pubblici e media, incluse le piattaforme online, seguendo le orme delle infauste leggi simili adottate in Russia (e poi altrove) a partire dal 2013. Secondo Reuters e Associated Press, la norma prevede sanzioni amministrative e, in alcune ipotesi, anche detentive.
Il viceministro della Cultura Evgeny Kochetov ha indicato che verrebbero colpite, tra le altre cose, tutte le forme di “endorsement pubblico”, ossia di sostegno alle politiche inclusive e non discriminatorie.
Al momento, il testo risulta approvato in Senato e in attesa della firma del presidente Kassym-Jomart Tokayev.
Negli ultimi giorni, gruppi e attivistə per i diritti LGBTQIA+ in diversi Paesi europei hanno organizzato manifestazioni e presidi davanti alle Ambasciate del Kazakistan, per esprimere solidarietà alla comunità queer kazaka e opporsi alla legge in esame.
Inoltre, i gruppi LGBTQIA+ hanno denunciato che l’equiparazione legislativa tra “orientamenti non tradizionali” e pedofilia, contenuta nella normativa (anche questo seguendo il calco della legge russa), costituisce non solo una forma di discriminazione, ma anche una fonte diretta di stigma sociale e di possibile persecuzione legale.
Secondo gli appelli lanciati dall’organizzazione internazionale ILGA-Europe e da altre reti di difesa dei diritti LGBT, sabato 13 dicembre, si sono svolte proteste davanti a diverse sedi diplomatiche kazake in Europa. L’invito ufficiale chiedeva di ritrovarsi “di fronte alle ambasciate del Kazakistan o ad altri edifici di rappresentanza”.
L’attivista femminista kazaka Victoria Burlak, espatriata in Germania, in un articolo sul giornale Vlast, afferma che “l’esperienza della Russia ha dimostrato quali siano le conseguenze per questo tipo di leggi: non porteranno nessun tipo di protezione ai ‘bambini’, ma piuttosto odio, paura e violenza. Lo Stato fa deliberatamente della comunità Lgbtqia+ un nemico pubblico, nascondendosi dietro la retorica dei bambini”;
“Io -prosegue- non sono diventata lesbica perché ho visto un film o un manifesto per strada. La mia esistenza non è il risultato di nessuna improbabile propaganda. Se il progetto dovesse diventare legge, non passerà sotto silenzio. Continueremo a parlarne, a coinvolgere i media, i politici e le organizzazioni per i diritti umani”.
