Meta censura i contenuti su aborto e Lgbtqia+?
Secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, Meta, la società madre di Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads, avrebbe rimosso o limitato l’accesso a oltre cinquanta account. Gli account oscurati sono collegati a organizzazioni che offrono informazioni su aborto e contenuti queer in tutto il mondo.
La maggior parte di queste rimozioni sarebbe avvenuta a partire da ottobre 2025 su tutte le principali piattaforme di Meta. Sono coinvolti gruppi attivi in Europa, Regno Unito, Asia, America Latina e Medio Oriente.
Alcune organizzazioni che forniscono supporto all’accesso all’aborto e alla salute riproduttiva, così come gruppi LGBTQIA+, hanno visto i propri contenuti cancellati o fortemente ridotti nella visibilità.
Secondo Repro Uncensored, un’organizzazione non governativa che monitora la censura digitale sui temi di genere e salute, quest’anno sarebbero state documentate 210 azioni di rimozione o limitazione contro questi account, rispetto alle 81 dell’anno precedente.
Critici e attivisti parlano di una delle “più grandi ondate di censura” mai viste sulle piattaforme di Meta. Martha Dimitratou, direttrice esecutiva di Repro Uncensored, ha affermato che questo sembra rappresentare un modello in linea verso i cambiamenti politici negli Stati Uniti.
Le organizzazioni colpite
Tra le organizzazioni colpite c’è Women Help Women, un gruppo con base nei Paesi Bassi che offre informazioni su aborto sicuro in Brasile, Filippine e Polonia. Il suo account Facebook, attivo da oltre 11 anni, è stato bannato per la prima volta in modo permanente. Meta che ha motivato la decisione sostenendo che la pagina violava gli standard comunitari sui farmaci, senza però specificare quali contenuti fossero coinvolti. La presidente Kinga Jelinska ha definito la mancanza di spiegazioni “opaca e potenzialmente pericolosa”.
Sarebbe stato bloccato e rimesso in funzione più volte anche il numero Whatsapp che viene usa Jacarandas, un collettivo di giovani femministe colombiano che fornisce assistenza su aborto legale nel paese. Viviana Monsalve, responsabile dell’associaizone, ha raccontato di non aver ricevuto chiarimenti da Meta sulle motivazioni dei blocchi.
Sex Talk Arabic, gruppo in lingua araba e con base nel Regno Unito, fornisce informazioni per la salute sessuale delle donne. Ha segnalato una serie di shadow ban e di richiami per “violazione dei regolamenti sulle immagini di nudo”. Ma l’immagine “incrinimata non era che un disegno molto stilizzato di due persone nude, viste da dietro e “coperte” con dei cuoricini.
Le spiegazioni di Meta
In risposta alla controversia, Meta ha dichiarato che le sue politiche sui contenuti relativi alla salute riproduttiva e all’aborto non sono cambiate e che i contenuti che promuovono servizi sanitari, comprese informazioni sull’aborto, sono ammessi se “rispettano gli standard comunitari”.
Ha aggiunto che molte delle rimozioni documentate sono “errori di enforcement” e che oltre la metà degli account segnalati da Repro Uncensored è reintegrata. Sappiamo però, che “scomparire” temporaneamente dai social, equivale a ricevere un danno enorme in visibilità.
Forse, le scuse di Meta potrebbero non essere sufficienti per coprire quello che sembra un abuso. È chiara l’impronta delle politiche oscurantiste dell’amministrazione Trump e dei governi affini nei confronti delle libertà e dell’informazione in campo sessuale.
