Se si vive in due, si è più affidabili sul lavoro?
Secondo uno studio pubblicato su Humanities and Social Sciences Communications, l’allonormatività, cioè la convinzione che ogni persona desideri o consideri “normale” l’attrazione sessuale, continua a orientare i comportamenti sociali e le relazioni sul luogo di lavoro.
Il punto di partenza dello studio è che se l’intera cultura occidentale presume che la vita di ogni individuo ruoti intorno alla sessualità (e alla coppia monogama, prendendo anche in considerazione il concetto di amatonormatività), allora chi non aderisce a questa logica -come le persone asessuali o single per scelta- si trova automaticamente “fuori norma”.
I ricercatori hanno coinvolto oltre mille persone residenti in Germania, Austria e nella Svizzera tedesca, proponendo loro di immaginare unə nuovə collega appena arrivatə in ufficio.
Gli elementi su cui si erano cercate le opinioni dei partecipanti erano tre: il genere, l’orientamento sessuale (etero, gay/lesbica, asessuale) e lo stato relazionale (in coppia, single per scelta, single per circostanza).
Per poter misurare quanto le norme sociali condizionino le proprie azioni verso altre persone, spesso in modo inconsapevole, i partecipanti dovevano indicare quanto sono disposti a condividere conoscenze, a fare amicizia, a sostenere lə collega o, al contrario, a sparlare di ləi. L’intento era misurare quanto le norme sociali — spesso inconsapevoli — condizionino la disponibilità verso l’altro.
Emerge una sottile discriminazione verso le persone single “per circostanza”, o “non per scelta propria”, alle quali viene data meno fiducia e ricevono minore disponibilità alla condivisione di informazioni, soprattutto da parte delle donne.
Dall’altro lato, l’asessualità non produce esclusione, ma, talvolta, le persone asessuali ricevono una quantità maggiore di simpatia e solidarietà. Le donne, ad esempio, mostrano una più forte propensione a collaborare e instaurare rapporti amichevoli con uomini asessuali o gay rispetto agli eterosessuali. In questo caso è evidente come non sia presente in questi uomini la “minaccia” sessuale, ma anche questo mette in luce come l’allonormatività condizioni le relazioni sociali, spesso sulla base di pregiudizi.
Secondo lo studio, l’asessualità può essere vissuta come possibilità di ridefinire le regole del rapporto tra le persone. L’idea che la sessualità sia condizione necessaria per intimità, fiducia o collaborazione è messa in discussione dai risultati: l’assenza di desiderio sessuale non impedisce legami solidi, anzi favorirebbe forme di interazione più libere da aspettative.
Il lavoro del team di ricercatori evidenzia come, riconoscere questi meccanismi sia il primo passo per costruire ambienti di lavoro più inclusivi. Le aziende dovrebbero inoltre interrogarsi su quelle che sono le proprie regole scritte e non scritte e sulla centralità che viene data alla coppia (spesso limitandosi a quella monogama, eterosessuale, e che veda una convivenza) come misura di stabilità o affidabilità.
L’asessualità, l’essere single “per propria scelta”, secondo il metodo utilizzato dai ricercatori, che potrebbe essere discutibile, rivela quanto l’idea di “normalità” sia ancora radicata anche dove ci si crede neutri o aperti.
