Kein bock Club: il sesso non è un obbligo
Nel suo nuovo libro Kein Bock Club. Warum wir auch mal keine Lust auf Sex haben (Il club del non desiderio. Perché a volte non abbiamo voglia di fare sesso, edito da Kiepenheuer & Witsch), la giornalista e conduttrice tedesca Maria Popov ha affrontatoil tema della mancanza di desiderio sessuale come una realtà umana, più che come una anomalia da correggere.
In un’intervista concessa alla nota rivista femminile tedesca Brigitte l’8 novembre 2025, dal titolo “Il pensiero che a una relazione sana debba necessariamente appartenere il sesso è sbagliato” (“Der Gedanke, dass zu einer gesunden Beziehung Sex gehören muss, ist falsch”), Popov invita a ripensare il modo in cui la società valuta il desiderio sessuale e soprattutto la sua assenza.

“La mancanza di desiderio -spiega l’autrice- è erroneamente vista come un problema. Viviamo in un contesto in cui dire che non si è interessati al sesso è faticoso da accettare, e questo è assurdo”, come è assurda, secondo Popov, l’idea che la sessualità sia una misura di salute, felicità o completezza.
“Mi è stato più facile dichiararmi queer -ammette Popov- che dire ‘sono asessuale’. Perché questo provoca più imbarazzo, in una società dove il sesso è considerato così importante, ed un costante stato di desiderio è dato praticamente per scontato. E questo imbarazzo è entrato nel mio corpo e mi ha fatto pensare di non poterne parlare. solo più tardi ho capito che c’erano ragioni strutturali per tutto ciò”.
Popov ricorda che fino agli anni Cinquanta la cosiddetta “frigidità” femminile era trattata come una patologia, “curata persino con elettroshock”. E osserva che i suoi effetti non sono spariti: “Ancora oggi, queste convinzioni influenzano il nostro modo di vivere insieme. Pochi mesi fa la Corte di giustizia dell’Unione europea ha obbligato la Francia a riesaminare una sentenza del 2012 in cui una donna era stata ritenuta responsabile del divorzio perché non voleva più fare sesso. E questa è la realtà, qui in Europa, non in Arabia Saudita.”
Questa pressione è la radice di quella che viene chiamata “sessualità obbligatoria”: “diamo per scontato che non fare sesso sia un problema che debba essere risolto il più velocemente possibile, soprattutto nelle relazioni, si fa pressione perché sia la persona con una bassa libido a dover risolvere la sua situazione. La sessualità obbligatoria è quella cultura che vuole il sesso come una parte fondamentale dell’essere umano. Ma questo copione ha basi culturali, non biologiche. La nascita dei movimenti femministi e dall’avvento degli anticoncezionali abbiano modificato questo copione, rimane il pregiudizio secondo il quale il sesso deve esserci sempre e comunque, insinuando un senso di disagio a coloro che vogliono dire no”.
