La A della sigla sono persone e diritti.

Ace Salento è un gruppo di recente formazione, che porta avanti sul suo territorio le lotte della comunità aro e ace. Il luogo comune secondo cui il sud è poco aperto alle tematiche queer, e a maggior ragione a quelle di una minoranza nella minoranza,come quella asessuale, è messo costantemente in discussione da gruppi come questo e da persone che senza risparmiarsi niente si sono messe in gioco. In poco tempo la provincia di Lecce ha conosciuto eventi e iniziative ace, e ha dato un’ottima risposta in termini di interesse e adesione. Come coronamento di questo percorso, Ace Salento ha partecipato alla sfilata del Salento Pride 2023, il primo Luglio a Lecce, e l’ intervento di Clara è stato molto apprezzato dalle tante persone presenti. Un intervento molto bello, la cui trascrizione mettiamo qui, perché ci onoriamo dell’amicizia di questo gruppo e delle persone che lo animano. E’ grazie a persone così che si vincono le battaglie

Siamo ACE Salento e oggi siamo qui per parlarvi di quella lettera in fondo in fondo alla sigla, la A.

Quella A che a volte c’è e a volte non c’è perché, dai, comunque è sottintesa.

Quella A che è solo la nuova, ennesima etichetta e come tutte le altre deve farsi strada, combattere con i denti per farsi sentire.

Siamo qui per parlare perché c’è sempre statə qualcunə a farlo al posto nostro scatenando ondate di odio, patologizzazione e infantilizzazione.

Solo nell’ultimo anno nei giornali, sui social, in radio, in tv, cosiddettə “specialistə” quali psicologə, ginecologə e endocrinologə hanno asserito che l’asessualità è un disturbo che può essere psicologico, dovuto ad abusi, a negligenza, a frustrazioni, a narcisismo, a fobie o può essere dato dalla diminuzione di testosterone o dalla menopausa.

Viene descritta come una strategia di coping, un sintomo, qualcosa da diagnosticare, cito testualmente “un limite grave dell’essere”. Ed io che pensavo solo di provare attrazione sessuale verso nessun genere.

Poi ci sono anche esponenti del mondo LGBTQI che parlano al nostro posto. Come l’ex presidente di arcigay che ha affermato che oggi dichiararsi asessuali è cool o il giornalista che ha scritto un intero articolo dove parla di assenza di libido, generazione z e persone asessuali come se le cose fossero collegate, stesso giornalista che quest’anno era ospite al Milano pride e che ha asserito che l’asessualità è un’identità di genere.

Ma invece, cosa succederebbe se al posto della parola asessuale ci fosse un’altra categoria della comunità queer? Queste notizie non fanno scalpore perché no, non è nulla di nuovo considerarci disturbatə, traumatizzatə, frigide, impotenti, eterosessuali che vogliono sentirsi speciali. Ma dovrebbero fare scalpore. Nel 2023 non è possibile che per parlare di un orientamento sessuale vengano interpellatə psicologə, ginecologə e endocrinologə.

L’asessualità è un orientamento sessuale definito come l’attrazione sessuale verso nessun genere. Non è una nuova etichetta. E’ un orientamento sessuale sempre esistito il cui manifesto risale a 50 anni fa e continuare a escluderci dalla narrazione significa non dare la possibilità alle persone di sapere, che sì, possono provare attrazione sessuale nei confronti di nessuno.

Non siamo qualcosa di nuovo che deve meritarsi l’ascolto. Dobbiamo avanzare tuttə insieme senza questo gioco di gerarchie.

E non siamo una novità. La novità sarebbe essere ascoltatə e vedere validato il nostro orientamento. E soprattutto non essere più un fottuto + o un asterisco perché tanto siamo scontatə, ma essere visibili. Noi esistiamo.

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