Single? Quattro domande da porsi

In attesa di avere i dati “reali”, stavo spulciando un po’ i risultati del sondaggio sulla comunità asessuale che abbiamo fatto anche quest’anno. E anche quest’anno, circa tre asessuali su quattro hanno risposto di essere single.

Stavolta, contrariamente ai sondaggi precedenti abbiamo chiesto a chi avesse dichiarato di essere single, se fosse o meno felice della propria situazione.

Circa la metà, forse qualcosa in più delle persone che hanno risposto, non apprezzano in modo particolare questa situazione, con i picchi in alto delle persone di genere femminile, ed in basso delle persone che si identificano come non cisgender.

Diciamo che le persone che si definiscono “single per scelta” sono tra il 20% ed il 40%, con delle aree “grigie” nel mezzo.

Io sono la persona meno adatta a dare consigli di “posta del cuore” alle varie persone (asessuali, ma anche non, a questo punto) che scrivono sui forum e sui social che lamentano una solitudine e la mancanza della mitica “dolce metà”. Quindi, citerò alcune cose trovate in un articolo che ho letto oggi sul Guardian, tanto per chiarirsi.

La prima domanda che, più che mai una persona asessuale che ha difficoltà a trovare compagnia dovrebbe farsi, è se si frequentino abbastanza persone per poter conoscerne qualcuna. E se questa ragione è valida per le persone eterosessuali, lo è più che mai per le persone asessuali, dove il campione dal quale scegliere è decisamente minore.

È ovvio che a stare sempre in casa, o a dare poco tempo alla ricerca di un potenziale partner, questo non cada dal cielo. Non esiste il momento giusto durante il quale si incontrerà magicamente la propria anima gemella. Questo capita nelle favole, e solo in quelle vecchie, perché le nuove generazioni non ci credono più.

Un altra domanda che ci si dovrebbe fare è se non si sia troppo selettivi. Bisogna dire che c’è una sana via di mezzo tra avere degli standard troppo alti ed averli comunque troppo bassi. Diciamo che essere dalla parte “sbagliata” di un rapporto dove abusi e infedeltà sono all’ordine del giorno non fa piacere a nessuno, ma non è per questo che si debba chiedere all’altra persona una perfezione che esiste solo in altre favole, chiamate commedie romantiche, alle quali, contrariamente ai ragazzini con le favole, gli adulti continuano a credere.

Una cosa, poi che si deve iniziare ad avere il coraggio di chiedersi è se la relazione monogama “standard” sia quella giusta. Dove la situazione sociale lo permette (e nel caso, una persona può sempre trovare il modo di farsela “permettere”), ci sono tantissimi altri modi di stabilire un rapporto, come una relazione a distanza (molto meno impegnativa, sotto certi aspetti), oppure una relazione non strettamente monogama, per non parlare di situazione di poliamore. La relazione può includere o non includere la convivenza ed il sesso come parti fondamentali. Non esiste solo un modo di vivere la propria relazione.

Poi, c’è un’ultima domanda da porsi, e forse, è la più importante: ma siamo proprio sicuri di avere bisogno di una relazione? Ed il bisogno è reale o è indotto? Insomma, la società occidentale, nonostante alcuni ragli di vari personaggi politici di ultradestra, non vede più con lo stesso cattivo occhio le persone che scelgono di non stare in una relazione, e la tecnologia sviluppata in questi anni, ci dà, onestamente una mano.

Ci possono essere migliaia di tipi di relazioni diverse che le persone che si hanno vicine possano avere, affinché l’assioma single=persona sola non sia più vero, a cominciare dal fatto che anche le relazioni degli altri non sono più granitiche come lo erano, all’apparenza, in passato.

La tecnologia ha fatto in modo che una donna single possa benissimo rimanere incinta senza bisogno del partner, e solo leggi infami impediscono ai single di accedere all’adozione.

Per qualcuno il desiderio di avere una relazione è sicuramente indotto. Ad altri, semplicemente, fa più piacere avere una persona al proprio fianco.

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