30 Agosto 2026
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L’eredita’ di Heartstopper e il futuro del fumetto queer

Ora che anche l’ultimo capitolo di Heartstopper è stato chiuso, molte sono le riflessioni che affolano i pensieri di una lettrice come me, che un po’ ha masticato tavole da sceneggiare e fumetti da pubblicare.

cover del primo volume 

Cosa ha di tanto speciale Heartstopper rispetto a quando abbiamo letto finora? Innanzitutto è uno dei fumetti che, grazie anche e soprattutto alla produzione di Netflix che ha tradotto tutto in una serie TV acclamatissima, ha raggiunto milioni di persone. Solo la prima stagione ha toccato i 9,5 milioni di persone al debutto alla prima settimana, per un totale di 53,4 milioni fino ad oggi.

Poi, si tratta di un prodotto squisitamente europeo (ok, è inglese ma perchè fare queste differenze politiche quando la geografia parla per tutti?) e quindi più vicino al nostro sentire, rispetto a tanti volumi che arrivano dall’Oriente, tra manga, manhwa o manua, che nei fatti raggiungono una grande popolarità soltanto tra i lettori appassionati del genere, una nicchia ristretta di persone che cresce sempre di più, vero, ma che ha anche un target preciso.

Sì, perché la storia di Nick e Charlie e di tutti i loro amici, seppur pensata per i young adult, non mette in imbarazzo lettori e spettatori più maturi, come me, che con curiosità guardano le dinamiche adolescenziali dei più giovani senza sentirsi “di troppo” (non vi è mai capitato? Allora avete avuto fortuna! A me succede spessissimo).

Locandina della serie TV

E quindi parliamo di Heartstopper solo per questo? No, la differenza principale, a mio avviso, è che Alice Oseman (la sua autrice) ha saputo rappresentare il mondo LGBTQIA+ nella sua quotidianità oserei direi disarmante, senza sembrare posticcia e forzata come, mi dispiace doverlo dire con franchezza, spesso leggo e guardo, con quel bisogno estremo degli autori di stupire e forse un po’ anche scandalizzare. Alice Oseman non ne ha bisogno: racconta con leggerezza senza perdere di profondità quando serve (chi è che non ha sofferto con Charlie quando si è parlato di disordini alimentari?) e ci fa sentire tutti “normali” come vorremmo essere trattati. Tutti diversi nelle loro specificità, ma uguali nei diritti e nei doveri verso il resto del mondo.

Oseman non si risparmia, le sviluppa tutte le lettere dell’acronimo del mondo queer, regalandoci personaggi maestosi e indimenticabili, dando loro una dignità che non si era mai vista in giro e che per fortuna ha raggiunto il grande pubblico, dandoci visibilità, quello di cui avevamo principalmente bisogno.

Alice Oseman, l’autrice

E naturalmente sa benissimo cos’è l’assessualità, non solo perché è dichiaratamente aroace, ma soprattutto perché sa come raccontarla. Il monologo di Isaac (personaggio non presente nel fumetto, ma inserito ex-novo nella serie TV) è forse la pietra miliare per la comunità asessuale che suggerisce a ogni autor* che si cimenta a parlarne, di imparare da lì per fare un lavoro quando credibile. Per questo parlo di “eredità” nel titolo di questo articolo: a questo punto, non si può più tornare indietro, bisogna ripartire da qui, da Heartstopper e andare avanti senza fermarci più.

Alice Oseman dovrebbe suscitarmi una discreta invidia per come ha raggiunto il successo, per come sa fare bene il suo lavoro, per il fatto che è giovane e che non ha avuto remore a parlare di temi che fino a un decennio fa erano impensabili per il mainstream e invece sento una grande ammirazione nei suoi confronti e vorrei soltanto dirle: continua così, abbiamo un gran bisogno delle tue storie!

DNXZ è sceneggiatrice, editor, direttrice editoriale per una casa editrice, ma soprattutto una incallita lettrice.

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