30 Agosto 2026
Articoli Asessuali

Gender Queer di Maya Kobabe: un memoir

Il primo pensiero, appena letto questo fumetto, è andato a Persepolis e alla sua autrice Marjane Satrapi. La sua recente scomparsa e il velo di romanticismo che l’ha avvolta, ancora ci addolorano. 

Perché? Cosa hanno in comune Gender Queer e Persepolis? A primo acchito il disegno, un tratto semplice, diretto, ma efficace; e il genere a cui appartengono, l’autobiografia. Ma è non solo questo: il desiderio di libertà, di (ri)trovare la propria identità di essere umano e la fatica immane per (ri)conquistarla. 

Infine la sua potenza comunicativa, il rompere gli schemi di una società che ci impone il suo “regime”. Un’idea totalitaria di come dovremmo essere e che no, non ci piace proprio. 

Edito in Italia da Becco Giallo, tradotto da Antonio Mattiello, quest’opera si è guadagnata la fama di fumetto più censurato degli USA. Non sappiamo soltanto se dalla presidenza attuale (che, visto l’andazzo, non ci stupisce affatto) o se anche prima e quindi a maggior ragione oggi ancora più controversa. 

Ma di cosa parla questo fumetto? Del percorso di consapevolezza di chi lo scrive che si identifica in una persona non-binaria per quanto riguarda la sua identità sessuale e asessuale per quanto riguarda il suo orientamento. 

Colpisce come Maia (che deciderà di mantenere il suo nome femminile dopo aver chiesto) sia sempre un passo indietro, socialmente parlando, rispetto a quello che le donne dovrebbero essere o fare e che questo procura forte imbarazzo. L’arrivo delle prime mestruazioni è un evento da sempre traumatico. Qui è aggravato dal desiderio di voler tornare indietro nel tempo, di non volersi identificare nel sesso attribuito alla nascita. 

Certo, importante per la serenità di Maia, è la sua famiglia, i cui genitori definirei “yippie” senza ombra di dubbio. La sorella (che è poi l’autrice dei colori di questo volume) è un’alleata importante e chiarificatrice di dubbi e perplessità. Ad avercele. 

Nel procedere della storia, si intuisce perché l’autor* abbia deciso di realizzare questa storia. Perché è più facile raccontare a fumetti quello che davanti ai suoi allievi di disegno non riesce a fare, chiedendo magari di utilizzare i pronomi che ha scelto per sé. Un coming-out letterario, prima ancora che sociale. 

Un libro che diventa una pietra miliare non solo per chi si è potuto finalmente identificare (fosse anche solo in parte, come è successo a chi vi scrive che davanti alla scelta degli indumenti intimi ha sempre ricercato i più “neutri”) ma anche per chi vuole capire meglio le sfumature dell’identità umana contemporanea. 

P.S.: Kobabe inizia a leggere a 11 anni, perciò per chi sta invece facendo la ricerca “autori dislessici ” può tranquillamente inserire nella lista. 

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