Di chi è la vergogna? Quando l’asessualità viene negata
Alcune volte, come ricercatrice, mi sono trovata davanti a persone che mi hanno detto di non credere nell’esistenza della violenza e della discriminazione verso le persone asessuali. In realtà, la letteratura scientifica documenta diverse forme di violenza, pregiudizio e discriminazione che hanno conseguenze, anche molto gravi, sul benessere delle persone asessuali. Ne accenno qui sotto, ma prima, però, voglio provare a rendere chiaro e concreto come può accadere che si arrivi a mettere in discussione l’esperienza delle persone asessuali e, in alcuni casi, si possa arrivare perfino a violenza e pregiudizio.
Qualche anno fa parlavo con una persona del modello dell’identità positiva LGBTQIA+ di Riggle e colleghi (2014) e, in particolare, del costrutto dell’intimità. Parlavo della possibilità di pensare all’intimità come costruzione di relazioni autentiche e significative con altre persone, secondo modalità che non devono necessariamente coincidere con la sessualità. A quel punto sulla faccia del mio interlocutore notai un sorrisetto che percepii come di sufficienza, seguito da una frase: “Sì, va bene quello che stai dicendo, ma sappiamo tutti che l’intimità vera richiede una sessualità!”. La battuta mi infastidì, sentii il corpo irrigidirsi e mi chiesi perché dare per scontato che l’intimità, per essere davvero tale, dovesse necessariamente avere una componente sessuale.
Quante volte quello stesso sorrisetto viene rivolto alle persone asessuali quando fanno un coming out o quando provano a spiegare che per loro un’intimità non coincide necessariamente con l’attrazione sessuale?
Anche dopo averlo spiegato, quante volte, si trovano davanti a qualcuno che sembra aver già deciso che quelle parole siano soltanto un modo più elegante per indicare proprio un’attrazione sessuale che prima o poi emergerà, insistendo o incontrando la persona giusta? Quante volte quindi quello che viene detto da una persona asessuale, viene reinterpretato, patologizzato, messo in dubbio o corretto?
E quante volte la convinzione che l’attrazione sessuale sia un’esperienza universale si traduce in un’insistenza che può arrivare a oltrepassare i confini personali in modo imbarazzante, a volte perfino in modo violento?
La ricerca ci conferma che succede purtroppo.
Le persone asessuali sono vittime di pregiudizio proprio perché si discostano dalle norme sociali secondo le quali la sessualità è una componente universale dell’esperienza umana (Gupta, 2017). Questa aspettativa da cui si discostano le porta ad essere target di deumanizzazione, molestie e, come anticipato, negazione della discriminazione, scetticismo, incomprensione, anche da parte di persone appartenenti a minoranze sessuali (MacInnis & Hodson, 2012; Robbins et al., 2016). Questa discriminazione invece di essere riconosciuta e diventare motivo di cambiamento sociale e favorire lo sviluppo di una società più tollerante, inclusiva e aperta, può contribuire ad un senso di vergogna, forte stress psicologico e ansia da parte delle persone asessuali. Una ricerca canadese, ad esempio, mostra come la discriminazione verso le persone asessuali può contribuire alla vergogna, e la vergogna può a sua volta mediare la relazione tra esperienze discriminatorie e disagio psicologico o ansia sociale accrescendole (Tavares Barreto & Boislard, 2023).
La discriminazione verso le persone asessuali esiste. Discriminazione e vergogna contribuiscono, insieme, in modo significativo al malessere delle persone asessuali.
Una cosa è importante sottolineare per poter prevenire e contrastare quanto accade è, infine, capire che discriminazione e vergogna non sono variabili da leggere come isolate. Quello che è successo a me con il mio interlocutore che sorrideva “sotto i baffi” parlando di intimità come necessariamente collegata alla sessualità, così come la negazione della discriminazione e le altre forme di pregiudizio, più o meno severe, rappresentano più di una reazione isolata e individuale. Non sono tanto un tratto psicologico da correggere ma sono il sintomo di una intera società che non riesce a mettere in discussione le categorie della sessualità attraverso le quali ha costruito la realtà. Lo stesso discorso vale per la vergogna.
Di chi è la vergogna? Possiamo rispondere, anche in questo caso, che non è una caratteristica isolata, della sola persona asessuale che viene invalidata nel suo modo di sentire l’esperienza, ma rappresenta l’interiorizzazione dell’identità ferita e continuamente messa in discussione da un contesto sociale incapace di comprensione oltre i suoi schemi sessuali.
Bibliografia
Gupta, K. (2017). “And now I’m just different, but there’s nothing actually wrong with me”: Asexual marginalization and resistance. Journal of Homosexuality, 64(8), 991–1013. https://doi.org/10.1080/00918369.2016.1236590
MacInnis, C. C., & Hodson, G. (2012). Intergroup bias toward “Group X”: Evidence of prejudice, dehumanization, avoidance, and discrimination against asexuals. Group Processes & Intergroup Relations, 15(6), 725–743. https://doi.org/10.1177/1368430212442419
Riggle, E. D. B., Mohr, J. J., Rostosky, S. S., Fingerhut, A. W., & Balsam, K. F. (2014). A multifactor Lesbian, Gay, and Bisexual Positive Identity Measure (LGB-PIM). Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity, 1(4), 398–411. https://doi.org/10.1037/sgd0000057
Robbins, N. K., Low, K. G., & Query, A. N. (2016). A qualitative exploration of the “coming out” process for asexual individuals. Archives of Sexual Behavior, 45(3), 751–760. https://doi.org/10.1007/s10508-015-0561-x
Tavares Barreto, L., & Boislard, M.-A. (2023). The influence of shame in the psychological well-being of asexual people who experienced discrimination: A mediation model. The Canadian Journal of Human Sexuality, 32(2), 164–177. https://doi.org/10.3138/cjhs.2023-0015
