Che ne sarà del ddl Zan dopo il taglio dei parlamentari?

Come tutti ben sanno, il 20 e il 21 settembre scorsi, contestualmente alle elezioni regionali svoltesi in sei regioni che hanno avuto come risultato le nette conferme di Zaia e Toti rispettivamente in Veneto e Liguria per quanto concerne la destra, di De Luca ed Emiliano rispettivamente in Campania e in Puglia per quanto riguarda la sinistra, la vittoria per la prima volta della destra nelle Marche dopo 25 anni di amministrazione di sinistra e fortunatamente la mancata affermazione della Lega in Toscana (anche se con la vittoria di Eugenio Giani non c’è da gioire eccessivamente), si è tenuto il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, e il 70% degli italiani ha risposto affermativamente.
Questo risultato comporta però delle conseguenze non indifferenti che forse i grillini, che tanto hanno voluto il taglio dei parlamentari affermando demagogicamente che con meno parlamanentari il Parlamento funziona meglio quando invece un numero minore di rappresentanti non comporta automaticamente una classe politica migliore (anzi, ora i segretari dei partiti hanno un potere ancora maggiore), non avevano previsto: adesso è necessario quantomeno modificare i regolamenti delle due Camere e approvare una nuova legge elettorale, e per fare le cose fatte bene occorrerebbe approvare una riforma della Costituzione un po’ più organica, quindi il Parlamento nei prossimi mesi, per non dire anni, deve occuparsi di tutto questo.

Il rischio concreto, quindi, è che dei provvedimenti legislativi fondamentali come il ddl Zan, il cui iter legislativo ha già subito importanti ritardi a causa dell’emergenza Coronavirus, passino in secondo piano con la classica scusa che “ci sono altre priorità”. Le persone LGBTQIA, pertanto, rischiano di non vedersi riconosciute determinate tutele legislative, già previste per le minoranze etniche e religiose, quando subiscono aggressioni di stampo omo-transfobico e, soprattutto, dinanzi a coloro che in nome di Dio o della protezione dei bambini si sentono in diritto a discriminare e a diffondere odio nei confronti di chi semplicemente reclama il diritto di vivere la propria esistenza senza danneggiare nessuno (vale la pena di ricordare anche che il ddl Zan non prevede espressamente la criminalizzazione delle cosiddette “terapie riparative”, che possono avere degli effetti devastanti per chi le subisce, e della loro propaganda, quindi è necessaria anche questa legge). Tra l’altro, questo non sarebbe il primo sgarro che il MoVimento 5 Stelle gioca contro la comunità LGBTQIA: nel 2016, infatti, affossarono la step-child adoption, cui in teoria si dichiaravano favorevoli, facendo in modo che ai figli delle famiglie arcobaleno non fosse riconosciuto il secondo genitore.

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