Coraggio, “aro”, il virus passa

Improvvisamente, da quando sono iniziate le restrizioni causate dal Coronavirus, colleghi e parenti sono terribilmente interessati al mio status da aromantico, asessuale, single impenitente, cosa alla quale, fino all’altro ieri, si guardavano bene di concedere anche pochi minuti delle loro attenzioni troppo prese dagli sbarchi di invasori che venivano qui a portarci le malattie.

Come se avessimo attorno persone che non aspettavano altro che una cazzo di pandemia mondiale per farci “capire” quando sia “necessaria” la vita di coppia (etero, monogama, figli, dei quali uno biondo: lo standard, insomma).

“Come fai a stare da solo”?

Effettivamente, deve essere una bella soddisfazione vedere che quei tipi “sofisticati” che non curavano le “amicizie” di quartiere o di paese, che non si sono sposati con la fidanzatina delle medie e che non fanno lo stesso lavoro da sempre, finalmente sembrano (o sono) in difficoltà.

(Poco cambia se chi scrive non abita nel quartiere “figo” di una città e lavora nello stesso posto dal 2005. Ormai sono così affezionato al mio Rolex ed al mio attico a New York che ci pago le tasse)

Sembrano quei parenti bigotti che porgono il crocefisso quando un ateo è malato terminale: “ti serve adesso, eh?”

Ad aumentare la dose, ci si è messo Libero. Lo so: è Libero. Ma qui si tratta di Libero ripreso da Dagospia. È una cloaca che si alimenta da sé, quasi roba da studio scientifico.

Noi single di Milano -scrive Azzurra Barbuto- eravamo fieri della nostra indipendenza, legati morbosamente alla nostra libertà, che custodivamo gelosamente ed esponevamo con sfrontatezza ed orgoglio, rivendicandola come nostro appannaggio esclusivo, che nessuno avrebbe avuto il diritto di strapparci. Ora però è intervenuta una variabile che ha trasformato il nostro essere felicemente soli in una solitudine senza scampo, dalla quale insomma è impossibile evadere […] Il Covid-19 ci cambierà per sempre. E nulla più sarà come prima. Ma forse sarà migliore”. Sicuramente non passerò le mie serate leggendo “Libero”. Sarà migliore di certo.

Come ha fatto notare un mio contatto su Facebook, parlando di questa retorica, mi piacerebbe sapere quanto sia bello “restare a casa” per quelle donne che subiscono violenza dai mariti (al momento, nel silenzio dei media), per i ragazzi e le ragazze transgender, per i giovani gay, le giovani lesbiche e le persone bisessuali con una famiglia non esattamente liberale con la quale convivere.

Ma per non andare troppo lontano su altri discorsi, mi viene da pensare ai “ma come fai da solo?”, “ma non conosci nessuno in paese?”, “sai, il valore di certe cose si capisce in questi momenti”.

E mi viene da dire, a queste persone che si interessano così tanto: non preoccupatevi, perché, tra qualche settimana, l’“inferno” finisce.

Almeno per noi.

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