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Lavazza: la discriminazione che "piace alle famiglie" - carrodibuoi.it

Lavazza: la discriminazione che “piace alle famiglie”

Alla Lavazza di Gattinara (VC), è stato raggiunto un accordo sindacale che, come sottolinea la Stampa, “piace alla famiglie”.

Secondo l’accordo, i dipendenti potranno usufruire di un “bonus” alla nascita (o all’adozione) di un figlio e la “gratifica matrimoniale” di altri 250 in caso di “relazione stabile” con un’altra persona.

L’azienda ci tiene a precisare che la “gratifica” viene data “a prescindere dall’orientamento sessuale”. Buona notizia. Fosse mai che alla Lavazza si facciano discriminazioni.

In questo modo, vengono premiate, di fatto, soltanto le relazioni amatonormative, vale a dire quelle etero “tradizionali”, con la patetica appendice di quelle amatonormative tra persone dello stesso sesso. Sempre che abbiano la possibilità, con l’aria che tira, di fare coming out e di andare a vivere insieme.

La tendenza, in questi tempi di “tolleranza” è dii discriminare per via amministrativa, o mascherando i divieti da contributi.

Per discriminare le persone single e quelle Lgbtqia a Singapore, ad esempio, ci sono contributi dati alle giovani coppie (etero) per l’acquisto di una casa. Senza quei contributi (che drogano il mercato) l’accesso al mercato immobiliare è praticamente impossibile. Ecco fatto.

Dietro alla patetica narrativa degli “aiuti alla famiglia” c’è la voglia di discriminare tutte quelle forme di unioni che non si basino sull’amatonormatività e anche di quelle persone che vorrebbero vivere senza una “relazione stabile”, e che vorrebbero vedere il proprio lavoro retribuito nello stesso modo di chi, fuori dall’azienda, ha scelto di vivere in un altro modo.

Inoltre, se ci sono delle persone che andrebbero protette tramite il welfare, queste sono proprio le persone single: con un solo reddito, spesso lontane dalla famiglia di origine e con pochi legami in caso di difficoltà.

Chi, poi, obietterà che l’azienda “ha il diritto di spendere i propri soldi come vuole”, si immagini quanto sarebbe ancora d’accordo con questa frase, se la proprietà saudita di un’azienda italiana (ce ne sono) elargisse un aumento di stipendio a tutti i propri dipendenti che si convertano all’Islam.

C’è da immaginarsi che, chi oggi saluta questo provvedimento, discriminatorio ed iniquo, come “amico delle famiglie” sarebbe molto meno felice del modo in cui si creano dei dipendenti di serie B.

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Amanonormativity (o amatonormatività) significa dare per scontato che una relazione sentimentale (come un matrimonio o una convivenza) debba avere per forza la precedenza su tutti gli altri tipi di relazione, che l’obiettivo della vita di tutti sia il far parte di una di queste relazioni e che l’amore romantico debba essere considerato come un traguardo al quale tutte le persone dovrebbero ambire, per cui si pensa che coloro che sono fuori da queste relazioni, in realtà, ne starebbero cercando una.

La amatonormativity è un tipo di discriminazione non diverso dal razzismo o dall’omofobia. Se nei primi due casi, le persone vengono considerate “migliori” semplicemente per la propria etnia di provenienza, o per il proprio orientamento sessuale, nell’amatonormativity, le persone vengono considerate “migliori” se fanno parte di una relazione.

La definizione di amatonormativity viene data nel libro “Minimizing marriage” , di Elizabeth Brake

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