Ddl Delrio-Lepri. Come discriminare in nome dei “bambini”

Se qualcuno avesse avuto delle speranze per quello che poteva riguardare i diritti civili alla nascita del Governo “giallo-rosso”, dopo i passi indietro fatti con l’esecutivo precedente, è bene rimetterle via. Alla svelta.

La proposta di legge DelrioLepri (sì, sono entrambi del PD “di sinistra” di Zingaretti) che fa parte della riforma del reddito familiare, prevede infatti un pagamento mensile di 240 euro per ogni figlio fino ai 18 anni, che verranno versati in un “assegno unico” alla “famiglia”.

Risulta piuttosto difficile stabilire cosa sia una “famiglia”, sempre che la maggioranza non intenda con questo termine “mamma papà e bambini (sempre biondi, ma stavolta ecologisti e solidali)”.

Che problema sono i 240 euro in più (diciamo 120, visto che il biondino avrà due genitori) in una busta paga? D’altronde, ci rassicura Repubblica, “nessuno poi prenderà meno di oggi: una clausola di salvaguardia lo impedirà”.

In un mondo del lavoro con stipendi purtroppo sempre più bassi, un buon “padre di famiglia” può accettare un lavoro a 120 euro in meno. E l’azienda sarà ben felice di pagare quei quasi 200 euro in meno che porterebbero a questa cifra per chi non ha famiglia.

In pratica, “mettere su famiglia”, semplicemente, conviene.

E, anche se l’esborso, per lo Stato, e quello che entrerà in tasca alle “famiglie” non cambierà di moltissimo (“il piano da 30 miliardi -scrive Repubblica- necessita di 10 miliardi di coperture extra. Il resto viene recuperato eliminando assegni familiari, 6 miliardi, e detrazioni, 12 miliardi. Oltre a bonus vari: premio alla nascita, bonus bebè, bonus rette asilo nido, fondo di sostegno alla natalità”) crea un brutto precedente.

Dopo il “bonus maternità”, potranno arrivare “bonus” di qualsiasi tipo. E si andranno a “premiare”, in modo indiretto, gli stili di vita graditi a questa o a quella maggioranza politica.

Siamo tutti d’accordo che crescere i figli abbia un costo, e che lo Stato debba investire sui più giovani.

Si finanzino le scuole, con quei soldi, si rimborsino, alle famiglie, i libri e le tasse scolastiche, come i prodotti per la prima infanzia e tutte le spese sostenute per crescere un figlio, ma non si può “drogare” il mercato del lavoro, facendo valere un’ora di lavoro di una persona che ha un figlio, di più di quella di una persona childfree per il solo “merito” di aver avuto un figlio.

Ma, messo come è stato messo dal Governo (del quale, ricordo, fanno parte anche esponenti che si definiscono “di sinistra”), si tratta solo di un “premio” per la cosiddetta famiglia “tradizionale”. Una misura simile a quella proposta da Fratelli d’Italia (e da Casapound) nella campagna elettorale del 2018.

Anche essere persone single, costa. In Italia si pensa a loro come a dei “rampanti in carriera”, ma la realtà è ben diversa, ed i single, spesso con una rete sociale e familiare ridotta o insufficiente, sono le prime persone a rischiare di scivolare nella povertà.

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