Hannah Mouncey e follie anti “gender” natalizie. Babbo Natale incluso

Sono ormai più di due settimane da quando il Parlamento tedesco ha approvato una legge che renderà disponibile aggiungere sui certificati di nascita una terza opzione. Ovvero, quello che viene chiamato il terzo genere che sarà usufruibile da persone intersex, trans e no-binary. Inutile dire che, in Italia, la cosa non è andata molto giù. Persone si sono strozzate con i panettoni, sono scivolate su granelli di povere e dallo spavento hanno preso, con grande fretta, i loro computer per scrivere della loro indignazione.

Cosa verrà mai fuori dalla combo discriminazione e feste natalizie? Scopriamolo insieme!

 

Discriminazione a Tema Natalizio, la nuova frontiera 2.0.

Sentite ancora l’aria festiva, i canti di natale sono ormai lontani e ci apprestiamo a raggiungere la fine dell’anno. MA torniamo a qualche giorno fa: certe persone si accingono al cenone di natale, certe si accingono a passare una giornata tranquilla e certe… perchè no! La passano ad aggiungere discriminazioni a tema natalizio.

Una di queste persone è Cristiano Puglisi che, il 22 dicembre, si mette a scrivere sulla questione tedesca e del riconoscimento del terzo genere. Non contento di esprimere la sua indignazione tirando fuori la teoria gender prende ad esempio, per dimostrare quanto il mondo stia andando male per lui, il caso che sta scatenando il delirio sulla rete. Sto parlando di Hannah Mouncey, atleta transgender, che sta subendo una discriminazione dietro l’altra.

Ma torniamo, per il momento, all’articolo di questo simpatico signore. I termini osceni presenti nell’articolo si sprecano, ma la parte più fantasmagorica la troviamo nel titolo dell’articolo:

Il terzo sesso è come Babbo Natale. Cioè non esiste.

LA “società della tolleranza”, cosi come la chiama Puglisi, si starebbe inventando delle storie come si è inventata Babbo Natale. Hannah non si potrebbe, secondo lui,  autodefinire una donna a causa della sua altezza e stazza.  Penso che questo sia la parte più triste di tutto l’articolo, molte volte mi chiedo come, e con quale fantasia, la gente si faccia i filmini mentali. Donne alte 1,90 esistono cosi come quelle con una stazza notevole. Ma questa attenzione morbosa sul corpo delle atlete transgender\intersex e su come esso possa, o non possa, facilitare nelle competizioni è un realtà una storia vecchia. Gli\le altete intersex e transgender la conoscono anche troppo bene. Molti però non sanno che le atlete non cisgender sono molto controllate e, in linea con le regole olimpiche del CIO, non devono superare un determinato livello di testosterone.

Tristemente, molti che si sono espressi sulla questione di Hannah si sono attaccati  virando tutte le argomentazioni sul suo corpo. la stessa  Martina Navratilova, ex regina del tennis, ha risposto sulla questione:

“Chiaramente non può essere giusto. Non puoi semplicemente proclamarti una femmina e competere con le donne. Ci devono essere degli standard, e avere un pene e competere come una donna non sarebbe adatto a quello standard”. 

Successivamente la Navratilova si è scusata pubblicamente ma quello su cui la questione fa riflettere è che molti stanno parlando senza avere,assolutamente nessuna, cognizione di causa.

 

Medicalizazione e patolocizazione: Storie vecchie e infinite.

L’articolo di Cristiano Puglisi riporta molto la narrativa patolocizzante e un linguaggio assai assurdo: “cambio di sesso”, “dettami della politicaly correct”, “energumeno in gonnella”, sono solo pochi esempi.  Quello che il caro Blogger non sa è che sulla questione ormonale  “i dettami del politicaly correct” sono molto ferrei, molte volte discriminatori poiché molte atlete intersex sono state forzate a ricevere cure ormonali per gareggiare e, nonostante tutto, continuano ad essere messe sotto accusa dall’opinione pubblica. Le atlete transgender non fanno differenza.

La parte più bigotta giunge però in conclusione all’articolo, in cui vengono descritte le persone transgender in generale:

Si parla, piuttosto, di problemi psichiatrici gravi. Che devono essere chiamati (e di conseguenza considerati) con il loro appellativo più appropriato, formato da due semplicissime parole: disturbi mentali.

Su questo punto non vorrei sprecarmi molto. La disforia di genere è stata tolta dal DSM già da molti mesi e, sinceramente, nessuna persona transgender ha bisogno dell’opinione di un pessimo blogger male informato con manie di proporre diagnosi senza nessun tipo di licenza medica. Quello però, su cui vorrei riflettere è l’idea che, tristemente è ancora in voga all’esterno degli ambienti LGBT+ e su come i media, facciano ancora molti danni indisturbati.

Mancano pochi giorni alla fine del 2018 e per questo vi auguro buone feste. Spero in un anno migliore ma la situazione politica Italiana sembra che non lo permetterà, sopratutto per le persone LGBT+.

 

Thuban

 

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