Allarmismo anti-gender. Quando i media fanno più danni che informazione

Sono ormai sei giorni che Panorama ha pubblicato l’ultimo numero del 2019 della sua rivista. Con la pagina QIT Mediawatch avevo già segnalato l’orribile narrativa che era già presente nella presentazione dell’articolo.  Uno degli argomenti trattati è la una delle questioni più discusse in questi ultimi mesi: I Bambin* e gli adolescenti gender variant e transgender. L’articolo è condito da una serie di imprecisioni, allarmismo “anti-gender” e tutta una serie di imprecisioni di linguaggio. Quest’articolo avrebbe potuto rappresentare un ottimo punto di inizio per sdoganare la maggioranza delle inesattezze, allarmismi e informazioni  sull’argomento e invece… ecco campeggiare in sulla copertina una bambina transgender pesantemente truccata.

Allarmismo, che passione(?)

L’articolo in se ha la narrativa del “corpo sbagliato” e elenca tutta una serie di dati per indicare una “impennata di richiesta da parte di minori”, tali richieste vengono viste come una cosa negativa.L’articolo di TransMediaWatch è molto esaustivo sulla questione, lo lascio qui per chi volesse leggerlo Per sostenere ciò vengono citati due persone che vengono presentate come esperte: Daniela Danna, ricercatrice in Sociologia generale presso l’Università degli studi di Milano, è l’autrice di La piccola principe e tratta l’argomento delle realtà transgeneder secondo il suo punto di vista. Famose le sue prese di posizioni fra cui:

Non esistono bambini e adolescenti trans. Esistono bambini e adolescenti effeminati e bambine e adolescenti mascoline

Molte persone attiviste trans hanno più volte riconosciuto Danna come un’autrice TERF, ovvero, trans escludente.

Damiana Massara, psicoterapeuta e coordinatrice nazionale della commissione minoridell’onig, ha partecipato all’intervista ponendo particolare attenzione alla incidenza di, quello che definisce, sviluppo atipico dell’identità di genere con i bambini adottati. Ragioni scientifiche non prevenute ma per qualche ragione è stato ritenuto degno di nota. Di particolare allarme è invece l’affermazione di Massara che dice:

C’è chi dice che la disforia sia ora di moda, in letteratura si parla di gruppo di amici che fanno coming out, senza mai aver detto nulla prima. Il sospetto è che ci sia una sorta di contagio sociale

La parola contagio è usata in maniera molto mirata. Non si parla di presa di coscienza sociale ma di contagio, come se fosse possibile che la transessualità possa essere un virus. Tristemente molte persone convivono con la disforia senza sapergli dare un nome, per questo la presa di consapevolezza e il coming out vengono dopo. La cosa che lascia interdetti è che l’associazione ONIG ha, successivamente, sottoscritto la Lettera indirizzata a Belpietro. Che sia stato solo il taglio giornalistico dell’articolo di panorama a rendere male l’opinione dell’esponente ONIG? Non ci è dato sapere ma da quello che è stato riportato sull’intervista di Panorama lascia molto poco spazio alle interpretazioni.

La Lettera aperta a Belpietro

Mio figlio In rosa ha pubblicato una lettera diretta a Belpietro, direttore di Panorama. In cui si fanno presente tutte le problematiche sopra riportate. Lascerò la lettera qui, e per chi volesse sottoscrivere, si può mettere in contatto con l’associazione.

Thuban

 

 

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