La Verità: Il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana: «In otto anni 100.000 nascite in meno: serve una svolta»

Testata: La Verità

Data: 17/12/2018

Titolo: Il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana: In otto anni 100.000 nascite in meno: serve una svolta.

Altri titoli: «In questa legge di Bilancio stanziati fondi anche per asili e incentivi alla natalità».

Autore: Francesco Borgonovo

Su Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia e della disabilità, sono piovuti attacchi fin dal primo giorno di governo. Eppure, è uno dei rappresentanti più riservati di questo esecutivo. Non parla molto, va avanti a testa bassa per portare a casa il risultato. Qualche parlamentare lo ha definito il «mastino di Verona», perché quando c’è stato da difendere gli stanziamenti per i suoi provvedimenti ha tirato fuori i denti (e pure qualche parola ruvida). Parla poco sì, ma quando parla non le manda a dire. Affrontando certi argomenti si scalda, si capisce che ci tiene sul serio. «Ve lo immaginate un Natale senza bambini?», attacca. «Non vorrei neanche lontanamente pensarlo ma, purtroppo, non è una previsione così impossibile per i decenni a venire, lo dicono i numeri. Alla media attuale i nostri anziani rischiano di non poter più fare affidamento su giovani in età di lavoro capaci di sostenere il welfare del Paese. L’età media cresce sempre più, la società invecchia e di questo passo non rimarranno che i robot a prendersi cura degli anziani».

 

O gli stranieri...

«Nessun sistema di welfare sociale regge senza il supporto di nuove generazioni. Se non pensiamo a far figli la soluzione proposta dai socialisti in Europa è l’immigrazione. Ma non è con quella che il problema si risolve».

 

Perché?

«Perché l’iniezione forzata di nuove culture è un esperimento che, come dimostra la Francia, snatura un Paese, rompe equilibri storici e rischia di generare bombe sociali. È qui che si gioca la partita politica per l’Europa del futuro, e solo sostenendo in ogni sede il valore della famiglia si potrà vincere questa battaglia, contro chi vorrebbe una società omologata invece di individui consapevoli della propria storia e della propria identità, inseriti in un contesto sociale fatto di relazioni solide. Voglio guardare al futuro di mia figlia e dei figli d’Italia proiettando l’immagine di una società in cui la famiglia sia al centro, le mamme si chiamino mamme e i papà papà. In cui i bambini siano al centro delle attenzioni di uno Stato che tuteli e valorizzi i legami e le identità».

Parla di padri e di madri, di famiglia. Le diranno che è «medievale». Anzi, glielo hanno già detto.

«Qualcuno giudica tutto questo retrogrado? Allora si guardino i dati economici: nessun Paese è sopravvissuto senza figli. Il calo della natalità genera aumento del debito, crollo della domanda interna, aumento dei costi fissi. È la miccia che innesca la crisi. Da padre, prima ancora che da ministro, voglio fare quanto è in mio potere per evitarlo».

 

Ministro, lei ha fatto della natalità uno dei punti cardine della sua campagna elettorale, ancora prima che della sua azione di governo. Eppure qualche provvedimento a favore della natalità è stato preso anche in passato, ma non sembra che abbia funzionato, anzi. Perché dovrebbero funzionare i suoi?

«I numeri esprimono la situazione che abbiamo ereditato e con cui oggi abbiamo a che fare: nel 2017 i bimbi nati sono stati 15.000 in meno rispetto al 2016, dal 2008 al 2016 le nascite sono diminuite di oltre 100.000 unità, i secondi figli sono calati del 17% dal 2008 al 2017».

 

Appunto, perché ora la situazione dovrebbe cambiare?

«Le misure a favore della natalità in passato non sono mancate, ma sono stati per lo più interventi spot. Noi, già in questa legge di Bilancio, investiremo complessivamente circa un miliardo di euro per la famiglia (senza dimenticare che oltre un miliardo di euro sarà investito per le persone con disabilità)».

 

Un miliardo di euro. Come verrà impiegato?

«Come prima misura abbiamo introdotto un nuovo fondo strutturale di 100 milioni di euro dedicato proprio alle politiche familiari. Poi abbiamo incrementato da 1.000 a 1.500 euro gli incentivi per gli asili nido, abbiamo stanziato 444 milioni di euro in incentivi alla natalità, abbiamo rilanciato la Carta famiglia, abbiamo attuato interventi per rendere più flessibile la gestione dei tempi di vita e di lavoro, abbiamo istituito un tavolo per studiare le migliori soluzioni da adottare nel campo del welfare aziendale e stiamo provando a trovare le risorse per agire sulla riduzione delle aliquote Iva per l’acquisto dei pannolini».

Insomma, si può dire che il vostro è un piano vero e proprio.

«Esatto. Stiamo elaborando un piano per la natalità che, per la prima volta, raccolga misure sistemiche e strutturali per il rilancio demografico. Dalle culle dipende il futuro del Paese».

 

Nei mesi scorsi ha osservato da vicino alcune aziende che mettono in atto misure a favore delle famiglie dei dipendenti. A che cosa è servito questo lavoro?

«Ho personalmente incontrato i vertici di tante aziende e tanti imprenditori che da anni investono sul welfare aziendale, ottenendo indici di natalità interna anche di tre – quattro volte superiori rispetto alla media nazionale. Queste esperienze saranno messe a frutto in un tavolo al Ministero a cui saranno chiamati a partecipare gli stessi dirigenti, amministratori delegati, imprenditori. L’avviso di manifestazione d’interesse per la costituzione del tavolo è già pubblicato sul sito del Dipartimento per la famiglia. Sostenere le migliori esperienze del privato è un punto di partenza importante per rilanciare le buone prassi».

 

Con queste buone prassi aumenta la natalità, ottimo. Ma l’imprenditore che ci guadagna?

«Chi ha puntato sul welfare aziendale lo ha fatto perché un ambiente di lavoro a misura di famiglia ha effetti positivi, oltre che sulla natalità e sulla qualità del lavoro, anche sulla produttività e sui risultati dell’azienda».

 

Ci saranno quindi sgravi o finanziamenti a favore delle imprese che adottano politiche aziendali a favore della natalità?

«Nella legge di Bilancio siamo riusciti a ottenere per la famiglia 300 milioni di euro per il triennio 2019-21 e ulteriori 100 milioni per ogni anno successivo. Risorse che intendo investire in buona misura per sostenere le aziende, e in generale i datori di lavoro che fanno investimenti pro famiglia e pro natalità».

 

Veniamo a un altro punto importante: gli asili nido. Che cosa cambia in questo caso?

«Abbiamo incrementato gli incentivi per gli asili nido del 50%, destinandone l’utilizzo sia per le strutture materne pubbliche che private. Una novità in più per il sostegno alla famiglia e anche un fattore potenziale di rilancio dell’occupazione, visto che gli incentivi così intesi potranno essere investiti anche per l’assunzione delle assistenti materne».

 

Parliamo della Carta famiglia. Come funzionerà?

«La prima grande novità è che la Carta famiglia non sarà più legata all’Isee, che costituiva un elemento di complicazione e che ne riduceva la fruibilità, inoltre è stata estesa alle famiglie con 3 o più figli fino all’età di 26 anni e non è quindi più limitata ai soli minori. Saranno poi definite le modalità per la richiesta che consentirà di poter usufruire di sconti aggiuntivi – tramite convenzioni – in una serie di ambiti quali il trasporto, il settore ludico-culturale, quello sportivo, le catene di distribuzione, i supermercati».

 

Sulla Carta famiglia ci sono state parecchie polemiche perché avete deciso di escludere gli extracomunitari. Siete i soliti razzisti…

«Nessun razzismo, anzi, la carta -essendo, come detto, estesa a famiglie con 3 o più figli fino all’età di 26 anni – avrà una più ampia platea di potenziali beneficiari. Le polemiche non hanno ragione di esistere e chi oggi le fa, avrebbe dovuto, invece, in passato, interrogarsi sulla piena attuazione di questa carta, visto che dal 2016 (anno di entrata in vigore) a oggi le convenzioni attivate sono state pochissime».

A proposito di polemiche. Mara Carfagna aveva presentato un emendamento riguardante gli orfani dei femminicidi, ma, almeno inizialmente, è stato stralciato. Si parlava di aggiungere 10 milioni di euro al fondo dedicato a questi orfani. Mi pare che la patata bollente sia passata in mano sua, adesso.

«Sono convinto che quei fondi saranno trovati e il governo si sta impegnando per questo».

 

Torniamo sulla natalità. Pensa che gli incentivi e gli aiuti economici basteranno a farla aumentare?

«La questione demografica attiene a un insieme complesso di fattori, economici e culturali e, soprattutto, richiede investimenti consistenti con effetti riscontrabili sul lungo periodo. Sarà anche per questo che, in generale, negli anni è mancata la doverosa attenzione a questi temi, forse considerati improduttivi a livello elettorale. Tra i tanti dati Istat, ahinoi, negativi, ce n’è uno significativo e positivo: dice che le intenzioni di fecondità sono sempre molto alte nel nostro Paese. Questa è la leva su cui agire per sostenere chi vuole avere un figlio».

 

Visto che, a livello di nascite, siamo messi così male, per quale motivo lei si oppone all’utero in affitto?

«Ritengo che l’utero in affitto sia una pratica inumana, perché solo il pensiero che una mamma possa portare in grembo per nove mesi un figlio e che poi questo le venga strappato e portato in un altro Paese come nulla fosse… la ritengo una violazione dei diritti sia dei bambini sia delle donne. Non a caso la pratica in Italia è penalmente vietata».

 

Sembra che ci siano numerosi tentativi di sdoganarla…

«È uno sfruttamento delle donne ed espone, soprattutto chi versa in difficoltà economiche, a potenziali ricatti. Purtroppo so che ci sono Paesi al mondo nel quale puoi scegliere che caratteristiche avrà il bambino: sembianze, colore degli occhi e dei capelli. La sintesi più inquietante della mercificazione umana e di una visione noncurante degli interessi dei minori».

Tocchiamo un altro tema importante: la disabilità. Ad oggi, la cura delle persone disabili ricade per lo più sulle famiglie. Voi che pensate di fare per aiutarle?

«Le mie deleghe – relative a Famiglia e Disabilità – sono state intese come indissolubilmente legate. Il ruolo delle famiglie è fondamentale, senza di loro lo Stato non potrebbe garantire quelle risposte puntuali che il mondo della disabilità richiede. Per questo siamo partiti rafforzando tutti i principali strumenti economici a tutela della disabilità».

 

Quali?

«Penso al potenziamento di 100 milioni di euro del Fondo nazionale per la non autosufficienza (passato così da 450 a 550 milioni di euro), all’incremento di 120 milioni di euro del fondo per le politiche sociali, all’aumento da 75 a 100 milioni di euro del fondo per il trasporto disabili e di ulteriori 10 milioni di euro del fondo per il diritto al lavoro».

 

Che cos’è il «Codice per le persone con disabilità» su cui lavorate?

«Inauguriamo un approccio nuovo: le misure e le scelte che coinvolgeranno il mondo delle disabilità terranno conto delle sue esigenze affettive, relazionali, formative e materiali. Seguiamo con attenzione l’iter parlamentare per il pieno riconoscimento del ruolo del “familiare assistente” e lavoriamo per riformare la disciplina dei caregiver, istituendo tra le altre cose – d’intesa con la Conferenza del rettori delle Università italiane – anche la figura del caregiver studente, riconoscendo agli studenti che hanno un familiare con disabilità a carico la possibilità di accedere alla formazione a distanza o ad altre specifiche misure».

 

Un punto importante è il cosiddetto «Dopo di noi».

«Stiamo lavorando a un tavolo tecnico con il Consiglio nazionale del Notariato, altre professionalità e il mondo dell’associazionismo, per assicurare una maggiore efficacia e concretezza agli strumenti giuridici esistenti, garantendo una reale protezione alle persone fragili, anche quando sono ormai prive del sostegno familiare».

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