L’ordine è fascista. Il prosciutto democristiano, e la finocchiona radicale.

Avevo visto il loro striscione a Siena, durante il Toscana Pride, ma, devo dire la verità, non avevo dato loro troppa importanza. E di slogan “fuori posto”, a Siena, se ne sono sentiti, ma essendo, la maggior parte dei partecipanti, giovanissimi, è qualcosa che ci può stare.

Invece, quello che avevo visto era niente di meno che lo striscione del gruppo che rivendicava un’insurrezione frocia, contro il capitalismo, contro il fascismo, contro i padroni eccetera… (i classici, insomma) ed ero anche a pochi passi da loro, mi sa anche di aver avuto il loro volantino farneticante (una patetica supercazzola che mi ricordava gli articoli de “il Bolscevico”, organo del PMLI che ci veniva distribuito nelle manifestazioni degli studenti quasi un secolo fa) mentre, pecca nell’organizzazione para-capitalistica del nostro collettivo, cercavo di comprare qualche bottiglia di acqua che mi ero dimenticato di portare.

Ci sta che abbiano anche discusso e votato per arrivare a questo…

Confesso che l’acqua l’ho comprata. E che temo di aver comprato anche delle bibite tipo della Nestlé, o della Coca Cola. Certo: sarebbe stato meglio compiere un’azione di riappropriazione sociale, tipo “spesa proletaria frocia anticapitalista”, (che in ambienti fascio-padronali si chiama erroneamente “furto”). E, invece, devo confessare, tristemente, che quelle bibite, l’ho pagate. E con la carta di credito, visto che quel fascista di merda del negoziante, non aveva il resto al mio foglio da 50 euro, frutto del mio essere schiavo per il resto dei 354 giorni l’anno (355 negli anni bisestili, che poi è una cazzata perché sono di meno, ci sono i weekend e le ferie). Lo so: faccio un po’ schifo.

Ma fanno altrettanto schifo gli amici del servizio d’ordine, che non hanno capito l’unicità e la purezza rivoluzionaria di questo branco di coglioni (Sommovimentazione Anale, o Squeert, non ho capito come si chiamino, e, ammetto nella mia superficialità piccolo-borghese, che non me ne freghi un cazzo) e che non hanno lasciato loro la libertà di infilarsi dove volessero nel corteo.

Che cazzo: come vi permettete, voi, poveri coglioni che da ottobre non avete un fine settimana libero per fare questo Pride, mettervi in mezzo agli unici veri rivoluzionari, illuminati dall’Idea, unici ad essere antitutto. Cosa dite a esseri così perfetti? Che esiste un ordine di parata? Ma chi siete per impedire al gruppo stocazzo di fare quello che vuole alla manifestazione che voi avete organizzato?

L’ordine è fascista. La finocchiona, radicale.

Loro detestano questo mondo. Che, se non se ne fossero accorti, ricambia amorevolmente il pensiero.

Gruppi del genere esistevano anche anni fa: i duri e puri che non scendevano a compromessi.

Alla vigilia di Genova 2001, furono le “dichiarazioni di guerra” del capo dei “disobbedienti”, Luca Casarini, farneticanti nello stesso modo, a causare la “macelleria messicana”. Dopo, venne invitato da Bruno Vespa, in studio a ripetere le sue “dichiarazioni” fuori di testa.

Rimango dell’idea che Carlo Giuliani sia sulla sua coscienza, e sulla coscienza di chi, allora, cercò un po’ di visibilità fregandosene delle regole.

Dopo quegli scontri, il movimento No-global, fatto di mille sigle di associazioni di volontariato, finì in mano sua e di personaggi come lui, portati allo scontro violento, noti per fare irruzione nelle agenzie interinali e nei negozi, nel pretendere prodotti “conformi” e nel trattare il dissenso come le camicie nere dei tempi dei treni in orario.

Non so tra quanto l’insurrezione frocia riuscirà a far arrivare la Celere ad un Pride, e poi sarà nello studio di Porta a Porta (con Vespa chepotrà fregarsi le mani per questo), ma se il movimento Lgbtqia finisse in quelle mani, otterrebbe ciò che Casarini e soci hanno ottenuto: qualcosa per loro (in termini di carriera), niente per il movimento che dovevano rappresentare (a parte le botte prese).

Tanto, se quei bimbi che erano sul palco sabato scorso, verranno riconosciuto il secondo genitore all’età della laurea, a voi che vi frega.

L’importante è fare casino.