Siamo sicuri che il “popolo” siano gli altri?

Gentile dott. Puglisi, le scrivo questo pezzo dopo aver letto il suo articolo “Il fronte repubblicano? Riparte da antifascismo e gay pride…”, pubblicato ieri sul Giornale Off.

Io sono una persona asessuale, ed un attivista Lgbtqia. Per la definizione di “asessuale”, lascerei la spiegazione ad altre parti di questo blog.

Secondo quanto lei afferma, ed anche secondo una certa vulgata, io, che non sono stato certamente entusiasta delle dichiarazioni fatte dal ministro Fontana sulle Famiglie Arcobaleno, non sarei a conoscenza di “quella fetta di società italiana che non frequenta gli attici dei salotti bene nei centri di Milano, Torino e Roma o che non va in Erasmus in prestigiosi atenei londinesi e americani”, per i quali la cosa non sarebbe importante, e ben altro sarebbe ciò che i partiti di sinistra (o quello che ne rimane), dovrebbero mettere sul tavolo.

Io vivo in una bolla, non conosco “il popolo”, insomma.

Guardo il mio, di salotto, e mi viene da ridere. Ho bandiere, spille, volantini e arcobaleni vari dappertutto. Più che un salotto, sembra la sede di un movimento politico.

D’altronde, capirà: è il mese del pride. Lo era anche prima che facessero il nuovo Governo. Lo era anche con il vecchio Governo. Giugno è il mese dei pride dappertutto.

Sembra proprio la mia stanza di  quando ero ragazzo.

Vede, ho cominciato ad essere un attivista alla tenera età di 16 anni, ed ho continuato a farlo, su diversi argomenti, e a diversi intervalli, fino ad adesso. All’epoca, il primo ministro era Giulio Andreotti. Lascio a lei l’onere di fare i calcoli.

Certo, non mi sono sempre impegnato in ambito Lgbtqia. Da giovane mi occupavo di altro, ma avevo sempre le bandiere e i volantini in giro. Sono un po’ disordinato, mi perdonerà.

E le bandiere che ho in casa, temo di deluderla, ma non le ha pagate Soros. Anzi, non me le ha mai pagate nessuno. Si fa colletta in associazione, e poi si comprano. Facile, no?

Non so proprio dove lei veda i miliardari all’interno dei pride. A proposito: “pride”, non “gay pride”. Ok?

Da quando ho cominciato a fare attivismo in questo ambiente, ho conosciuto insegnanti, baristi, fotografi, commesse, magazzinieri e tanti studenti, come ero io. Nessuno vive di associazione. Nessuno è miliardario. Siamo tutti, chi più, chi meno, gente che vive con un normale stipendio, quando c’è. Al massimo, qualche professionista: avvocati, commercialisti. Forse, qualche suo collega giornalista. Ma tutta “roba di piccolo taglio”, niente “grandi nomi”.

Facciamo tutto nel nostro tempo libero. Se proprio devi andare lontano per parlare, le associazioni più grandi ti possono pagare il treno, ma è un terno al lotto. Anche questo pezzo, lo sto scrivendo togliendo ore al sonno.

So cosa sta pensando: ma le bandiere rosse, no, quelle non ce le ho mai avute, mi spiace deluderla. E non sono andato in Chiapas negli anni 90.

Ho visto troppo Est per avere certe simpatie ideologiche.

No, dottor Puglisi, la devo deludere di nuovo. Non ci sono andato con il sacco a pelo in spalla per cercare me stesso, ci sono andato per lavoro: macchinari industriali. Esporto il made in Italy, anche se ora non viaggio più. Va bene, no? Penso che sia una bella cosa, vendere i nostri prodotti nel mondo.

Oggi, quando ho letto il suo pezzo, prima avevo avuto una riunione infuocata di tre ore perché non si vende abbastanza, poi ero andato in lavanderia e poi a fare la spesa.

Ecco il famigerato gender. Fa meno paura, vero? È meno impressionante, uno di quegli attivisti che va in lavanderia a ritirarsi la roba e si prende qualcosa di precotto, perché, in ufficio, ha fatto troppo tardi per pensare di cucinare. Meglio pensare a gente pagata da Soros (che sembra elargire soldi a piene mani a chiunque, ultimamente, tranne me) e che discute di cinema francese in qualche attico, lontana da un presunto popolo che contribuisce ad affamare. Ma la cosa bella, è che questa immagine di me, la dà anche chi mi conosce personalmente, ma la pensa come lei!

Perché non vivo nel famoso Quadrilatero della Moda di Milano (che non saprei neanche trovare su una mappa). E non vivo in un attico. Non vivo neanche a Milano. E il cinema francese, non lo sopporto.

Come tanti, vivo in un piccolo appartamento dentro un palazzo di quattro piani in una cittadina in Valdelsa, tra Empoli e Poggibonsi, una parte di Toscana dove i turisti passano per andare a San Gimignano o in Chianti, o a Siena, ma raramente qui trovano qualcosa di interessante. Altro che “special snowflake”.

E come tanti, lavoro in fabbrica, anche se da impiegato, da quando avevo 21 anni.

Lei, invece, mi risulta, secondo il suo curriculum, laureato in Storia e Lettere moderne, con un Master in Editoria e un Executive Master in Relazioni Pubbliche. Collabora con diversi giornali a diffusione nazionale e con diverse amministrazioni pubbliche. Sono sicuro che ogni suo titolo sia stato guadagnato, a scanso di equivoci.

Lei, per scrivere il suo pezzo, non ha sottratto nessuna, preziosa, ora al suo sonno, perché quello è il suo mestiere.

Ma, di fronte a questo, io le chiedo: dottor Puglisi, tra me e lei, chi è “il popolo”?

 

Nota: è la terza volta che rispondo a un articolo del Giornale Off. La prossima mi regalano l’abbonamento: sono l’unico a leggerlo. È bene evitare questa eventualità per un po’.

 

Maggiori informazioni sull’asessualità sono a questa pagina: https://www.carrodibuoi.it/2017/11/25/cose-lasessualita/