Caso Fontana: attenti alle trappole

Sono 48 ore, circa, che Lorenzo Fontana è ministro della Famiglia (e disabilità) del Governo sostenuto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, e sono qualche ora di meno che la comunità Lgbtqia è in subbuglio.

Ragione? Fontana ha detto una cazzata. Salvini l’aveva detta prima di lui.

Secondo loro, infatti, le famiglie arcobaleno non esistono, l’unica famiglia è quella composta da mammaepapà, con possibile corredo di almeno due figli sempre sorridenti, dei quali, vale la pena ricordare, almeno uno dei due deve essere biondo come d’ordinanza.

Potremmo dire che le parole vengono al momento giusto. Per assurdo, siamo nel mese dei Pride, e se c’era bisogno di una mano per far venire un po’ di gente in piazza, ce l’ha data il ministro.

Se Fontana è veramente così stupido, avremmo trovato un alleato preziosissimo. Dato che le posizioni del ministro della Famiglia sono da considerarsi particolarmente subordinate alla linea politica collegiale del Governo (traduzione: il suo ministero non conta un cazzo), questo tipo di uscite non farà che il nostro gioco, e darà una mano a tutta l’opposizione, considerando il fatto che, a parte qualche grillino sempre meno convinto, tutto il movimento Lgbtqia, può essere iscritto all’interno dei partiti di sinistra. O, per lo meno, non tra gli entusiasti per il “cambiamento” che abbiamo davanti.

Il problema è un altro. E se Fontana non fosse così stupido?

Se lo sapesse anche lui che da sabato prossimo si ricomincia con i Pride per tutta Italia per un mese?

E se lo sapessero che il tema dei diritti Lgbtqia è una delle poche armi ancora in mano a una sinistra completamente abbattuta? (Le altre sono cultura, lavoro, donne e migranti)

Sembra che, nonostante le parole di Salvini (“è libero di avere le sue idee ma non sono priorità e non sono nel contratto di governo”), si stia cercando di gettare benzina sul fuoco. Si noti, inoltre, il silenzio complice degli esponenti pentastellati. O meglio: del quasi silenzio, diciamo del silenzio di chi conta qualcosa e non è messo lì a fare il “poliziotto buono”.

Sia Fontana che Salvini (che Di Maio) sanno che in piazza, nei pride, da sabato ci sarà l’opposizione al loro Governo. Anche perché dopo questa uscita voglio vedere davvero con che faccia di culo si presenteranno i soliti grillini.

Non ci sarebbe meglio di qualche immagine del solito figurante che sfascia un cassonetto. Un coglione si trova. Darebbe a Salvini (ministro dell’Interno) la possibilità di attuare una repressione contro quello che, al momento, è un tema difficile da “addomesticare” anche all’interno del 70% circa di base elettorale sulla quale si poggia il Governo.

L’aria che tira sembra molto quella che precedette la contestazione al G8 di Genova (anche quello doveva servire a ridare vita all’opposizione) che finì come sappiamo.

Genova 2001
Genova 2001

Il rischio, oltre che prendere qualche manganellata (che temo dovremo aspettarci) è di dover passare il nostro tempo a difenderci, considerando anche che ci saranno tutti i media a fare da amplificatori alla nuova maggioranza. E stavolta non ci sarà nessuna Unità (e anche il “Manifesto” è messo male) a mostrare le foto e a dare voce ai ragazzi rinchiusi a Bolzaneto.

Basta che, in questa settimana qualcuno faccia una dichiarazione fuori posto e sarà la guerriglia da mostrare ai TG proni davanti a Salvini. E a separare, soprattutto gli “stremisti” delle varie Arcigay e soci, dalla “società civile” che non vuole mischiarsi.

Ma soprattutto: cosa cavolo saltate sulla sedia per una dichiarazione del genere? Cosa vi aspettavate da un partito neofascista al Governo del Paese? Era ovvio che avrebbero attaccato i diritti, come è ovvio che, dopo le nomine Rai, la TV pubblica sarà soltanto “cosa loro”.

Per chi sostiene questa maggioranza, non esisteva vita prima della loro formazione, e non deve esistere vita al di fuori della stessa. Ma si guardi cosa è successo con la Casa delle Donne a Roma: si cerca di smantellare qualsiasi forma di organizzazione sulla quale non si siano messe le mani.

L’Italia dovrà essere “cosa loro”, come amava dire il compianto Giacinto (detto Marco).

In ogni caso, se la battaglia diventa una “battaglia di parte”, spariranno dalla mappa quelle che sono le nostre ragioni, e sono già sparite, se ci pensiamo: da 48 ore, si parla di Fontana, non di famiglie arcobaleno, non di matrimonio egualitario, non di diritti delle persone trans. E questo nel mese del pride.

Qualcuno si ricorda quelle che furono le ragioni che portarono quei ragazzi a farsi bastonare a Genova, quasi 20 anni fa?

Salvini è al Governo da 48 ore, e già siamo costretti a giocare arroccati in difesa.

Questa maggioranza e il blocco sociale criminale che la sostiene, dureranno una decina di anni, come minimo. Giocare in difesa già dal secondo giorno, non è certo un buon segnale.

Andiamo nelle piazze non a difendere qualcosa, ma a rivendicare le nostre vite e a mettere il signor ministro Fontana e tutti coloro che lo appoggiano di fronte al fatto compiuto: esistiamo, non siamo soli, non siamo deboli e di diritti ne vogliamo ancora di più. Nonostante loro.

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