Il sindaco gay che potrebbe cambiare la Polonia

Se pensiamo a quelle che sono le politiche sui diritti civili dell’attuale amministrazione polacca, che porta avanti una politica basata su patria, famiglia, religione e odio delle minoranze, è piuttosto difficile vedere qualcosa che non siano nuvole, all’orizzonte.

Ma, alle prossime elezioni presidenziali, potrebbe esserci tra i candidati per il nuovo partito progressista, Robert Bierdon, sindaco di Slupsk.

Tanto per cominciare, nel Paese dove la Chiesa Cattolica (e, per giunta, la sua parte più conservatrice) ha un potere enorme, è dichiaratamente ateo, ma, oltre a questo, è anche apertamente omosessuale.

La sua carriera è stata abbastanza fulminante, passando da essere un attivista per i diritti della minoranza lgbtqia, ad essere il primo deputato polacco che si fosse dichiarato omosessuale nel 2011, fino a diventare, appunto, sindaco, nel 2014.

“Quando ero deputato -dichiara- sono stato pestato almeno quattro o cinque volte per strada. Oggi, le persone mi sorridono e mi chiamano signor Sindaco, invece di frocio. Forse è un segno che le cose stanno cambiando”.

In ogni modo, per quanto il modo nel quale sempre più polacchi si pongono di fronte all’omosessualità stia cambiando, la Polonia è uno dei Paesi con la politica più restrittiva dell’UE: non è prevista nessuna forma di unione civile, ed il matrimonio tra persone dello stesso sesso è esplicitamente vietato dalla Costituzione.

Aleksander Kwasniewski, ex presidente polacco, ha chiesto a Bierdon di candidarsi per le elezioni presidenziali del 2020. Al momento, nei sondaggi, sarebbe terzo, dietro il partito ultraconservatore al potere, ed l’attuale presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.