Una Polonia “libera e tollerante”. Per gli omofobi

Probabilmente, dovremo un po’ rivedere il nostro concetto di tolleranza e dovremo anche riconsiderare ciò che una “isola di libertà” possa essere, dopo il discorso che ha tenuto Jaroslaw Kaczynski, di fatto leader del Pis (Legge e Giustizia), partito di maggioranza in Polonia, noto per le sue posizioni di chiusura verso il mondo Lgbtqia (quando non proprio di appoggio agli atti violenti compiuti dai nazionalisti polacchi), e, di fatto, capo di Stato e di Governo a Varsavia, pur senza ricoprire ufficialmente nessuna delle due cariche.

Vittimista e paranoico verso i suoi “nemici” fino al midollo, come, del resto è il suo collega ungherese Victor Orban, Kaczynski ha dichiarato che non ci saranno matrimoni omosessuali in Polonia (includendo anche le unioni civili, probabilmente).

“Noi non abbiamo niente di sbagliato -ha detto in un comizio a Trzcianka, secondo quanto riporta il sito di informazioni polacco queer.pl– e vi assicuro che finché saremo qui, non ci sarà nessun matrimonio omosessuale. Ed aspetteremo, calmi, che le altre nazioni europee si calmino sulla questione. La Polonia sarà un’isola di libertà. Da noi, non ci sono i cosiddetti hate speech, In alcuni Paesi, per dire delle verità, come che tra due persone dello stesso sesso non nascono figli, vai in prigione. Questo non succederà in Polonia, sempre che non votiate per queste persone. Perché (i nostri avversari nda) porteranno queste cose anche da noi”.

Non è la prima volta, ovviamente, che Kaczynski agita lo spauracchio delle forze Lgbtqia per impaurire i propri elettori. Già lo scorso anno, aveva detto che “nessuno di noi vuole imporre il proprio modo di vedere le cose all’esterno, anche se siamo i soli in Europa, questo Paese rimarrà l’isola di libertà, tolleranza e tutto ciò che è presente nella nostra storia”

Nell’isola di tolleranza e libertà, pianificata da Kaczynski, e, probabilmente, incoraggiati e difesi dallo stesso partito Pis, lo scorso novembre, circa 60.000 ultranazionalisti polacchi (ma non solo) hanno sfilato per la capitale scandendo slogan come “Polonia pura, Polonia bianca”, inneggiando al fondamentalismo cristiano, alla “purezza della razza” e per “eliminare l’ebraismo dal potere”.

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