Per “il Giornale”, si sceglie tra “Civiltà” e “Cirinnà”. Parola di un miracolato

Ogni tanto, ho voglia di farmi del male.

E non tanto quel male da dire: mangio le patatine con la marmellata alla fragola, o rovescio un secchio di pezzetti di Lego davanti alla porta del bagno, o cerco, scalzo l’angolo del mobile del salotto, giusto per vedere, colpendolo con il piede, quanto io riesca, nella mia piccolezza terrena e mortale, a sproloquiare contro la Santa Vergine, affidandole dei ruoli non propriamente adatti ad una santa, e men che mai a una vergine.

Oggi avevo proprio tanta voglia di farmi del male. Quindi, ho letto un articolo di Emanuele Ricucci sul Giornale Off.

Neanche Il Giornale, che già all’autoflagellazione pura si avvicina: il Giornale Off.

E, come se non bastasse, forse in mancanza di una Laura Boldrini (non c’è più: fatevene una ragione) nel mirino, era un articolo che parlava del caso del manifesto “pro vita” fatto rimuovere a Roma, non tanto per ragioni ideologiche, ma perché trattavasi proprio di una cazzata.

Ricucci, non l’ha presa bene.

Emanuele Ricucci Il Giornale
Come fare iniziare una carriera da giornalista.

Chi è Emanuele Ricucci? Giuro che fino a pochi minuti fa, vivevo nella mia piccola bolla fortunata da non sapere chi cazzo fosse questo tipo.

Ma la sua mini-biografia, ci dice due cose: che si occupa di satira (notare: in quell’area politica, la satira si limita a “Boldrini culona”), e, soprattutto, che ha lavorato alla redazione culturale di Libero.

Quel “Libero”, non ce n’è uno che si chiama nello stesso modo, si parla di “Libero Quotidiano”. Quello che titola, a tutta pagina “Clamoroso: a Belen si vede la patatina”.

Cosa potrà mai scrivere la redazione culturale? “Visioni vaginali dal Sud America?”. Oppure “le cosce aperte dell’America Latina”?

Onestamente, fare parte della redazione culturale di Libero, è come fare parte della redazione sportiva dell’Osservatore Romano.

(Oltre a questo, la sua biografia ci dice che dopo una candidatura nel 2010 con il MS-Fiamma Tricolore, ha lavorato con tutti i media di area centro-destra, compreso quello che fu il giornale di Indro Montanelli, pubblicando anche quattro libri, in un’epoca nella quale i giovani giornalisti senza quelle amicizie politiche devono faticare non poco a portarsi a casa un impiego decente).

Quindi, leggere un suo articolo, significa volersi fare del male. Non proprio a livello coglioni chiusi nel cassetto, ma ci si avvicina. Per le persone che non fossero nate con i testicoli (in senso fisico), sì: fa male.

Facendomi quindi meno male, dicevo, ho iniziato a leggere il suo articolo.

Tanto, Ricucci, è uno che ha scritto anche i libri di satira, vorrai mica che si offenda.

 

Come farsi ottimi amici per la propria carriera da giornalista

Dunque, Ricucci, lei si scandalizza per la rimozione di quel manifesto. Per lei, “quel manifesto spaventava. Perché era un invito ad assumersi le proprie responsabilità in un mondo che vuole discolparsi da tutto”. Il tutto sarebbe stato fatto in nome di qualcosa che lei chiama, con un discreto slancio di originalità: il pensiero unico dominante.

No, amico. Quel manifesto era una cazzata. Caz-za-ta.

Quello non era un feto all’undicesima settimana. Quello aveva l’età per iscriversi a Giurisprudenza.

Da ciò, quel manifesto, era terrorismo, contro i diritti delle donne, e, quindi, contro i diritti di tutti.

Poi, Ricucci, ben conscio delle lezioni ricevute durante la sua permanenza nella redazione culturale di Libero, sniffa un po’ di incenso benedetto, e parte farneticando: “ma la storia è progressiva, non necessariamente progresso, da intendersi come miglioramento che ci stacca dal passato e ci rende futuro, e si inizia a sentir puzza di una nuova etichetta che calza benissimo con le logiche del villaggio globale, dei coinquilini, anziché dei cittadini, dei replicanti, anziché degli uomini, (padri, rito e virilità), e delle donne, (femminilità, maternità, divinità che contiene la vita, come Maria): la dis-humanitas. Laddove, a differenza del tempo che fu, non c’è dignitas, né gravitas, non c’è integritas, né pietas”. Ci rimangono i tacos, le fajitas e Linus. Ce ne faremo una ragione.

“Tutto quello sgomento -arriva il capolavoro- per il grosso manifesto proVita apparso a Roma (no, era una cazzata, ma non te la dico più). Pro Vita, non pro sodomia, pro cocaina, pro violenza negli stadi, pro turismo sessuale in Thailandia”.

Nell’ordine: sodomia, cocaina, violenza negli stadi, turismo sessuale. Mavaffanculo. Tanto è satira.

 

Ricucci Il Giornale
A proposito di satira: complimenti per l’originalità, ma è la finezza in punta di coltello che mi lascia stupito. Delicatissima. Complimenti.

 

Emanuele Ricucci Il Giornale
Emanuele Ricucci. Notare lo sguardo tipico di chi fa satira. Sembra più una SS alla quale hanno negato di partecipare all’ultima fucilazione di massa (e c’è rimasto tanto male)

E poi, non contento, se la prende con chi si impegna perché non si impegna abbastanza. Cazzo, questa cosa non la sopporto da quando ero ragazzino “ehi, fai le manifestazioni per la pace in Iraq, ma perché non le fai per [cazzata qualsiasi]? Vedi, non sei coerente”.

Ricucci, ma tu, nelle pause delle riunioni della redazione culturale di Libero, che cazzo fai?

Probabilmente, vai a vedere la Juve (uno come te, è pure gobbo) ti sfondi di televisione e vai a puttana tutte le sere. Che fai. Ti offendi? Ti offendi perché ti dico che vai a puttana tutte le sere? Che sei, un piagnone di sinistra? Non sei un uomo padre rito e virilità?

Ti offendi davvero? Facciamo il pari con civiltà che è il contrario di Cirinnà.

E poi, posalo quell’accendino. Che voglia di bruciare eretici, mi pare che tu ne abbia anche troppa. Cazzo, non conosco persone represse come questi nuovi ultracattolici, Magdi Allam, Adinolfi, la De Mari, e anche questo qui.

 

Secondo il fenomeno, “per le femministe ci sono donne e donne, ci sono le vecchie partigiane da celebrare, e le povere ciociare stuprate nel ’44 dai goumiers, da dimenticare, così come le schiave Yazide, o le vittime delle violenze nella notte del Capodanno di Colonia”.

Ricucci: stammi a sentire, sono vecchio abbastanza da riconoscere quelli come te.

A te della yazide, della notte di Capodanno di anni fa a Colonia o delle donne stuprate nel ‘44 dai goumiers, non te ne frega un cazzo.

Emanuele Ricucci Il Giornale
Casapound è un mistero: come fa un partito dello 0,8% ad avere tutta questa importanza e tutti questi soldi da aprire anche un settimanale?

Ti interessa soltanto delle donne del ‘44 per poter dire quanto erano belli i tempi dei treni in orario e degli altri due per prendertela con islamici e immigrati. Meglio se i due fenomeni, poi, coincidono.

Le donne yazide, per te, sono solo una scusa per essere razzista. Anzi, forse, neanche sapevi cosa fossero le yazide. (Un appunto: guarda tu quante cose si imparano a essere un razzista, non l’avrei detto).

Tu sei uno che le tue crociate le fa, per evitare “di trasformare i capricci delle minoranze in diritto”. Aspetta un attimo. Come, “minoranze”? Non eravamo il pensiero unico dominante? Che cazzo siamo: il pensiero unico dominante di minoranza? Spiegamela, grazie.

A proposito: proprio mentre sto scrivendo, è uscita la notizia di un attentato in Germania. Di’ la verità… ci avevi sperato, vero, in un Abdul Qualcosa, magari regolarizzato con lo ius soli, vero? È tedesco. Sfiga.

 

Non ti si può neanche chiamare “medievale”: per te “meglio essere dei medievali ancora legati alla vita come logica continuità. Il medioevo partoriva. In tutti i sensi. Figli, civiltà, Bellezza”.

Anzi, non ti si può chiamare con nessun nome: ti si dice che sei un oscurantista medievale, e tiri fuori le chiese e i castelli, ti si chiama fascista, e ci dici delle paludi bonificate, per un “bigotto” inizi a spianarci le palle sulla filosofia e sulla Chiesa eccetera eccetera e inizi a parlare dell’Islam come si parla dell’uomo nero ai bambini.

Ho un’idea, che mi è venuta in mente dopo aver riletto il tuo pezzo: posso chiamarti, almeno “stronzo”? (è sempre satira, non fare il perbenista buonista boldriniano e non ti incazzare).

E, per favore, non uscire fuori con quanto sia utile il concime per le piante.

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