Futuro di merda? 13 consigli per ricominciare

Mentre sto scrivendo questo pezzo, sono appena uscite le prime proiezioni dei risultati elettorali.

Possiamo dire che, quasi sicuramente, andremo incontro a un quinquennio di governi nazionali e locali che saranno meno favorevoli alle istanze della comunità Lgbtqia. Diciamo che avremo davanti anni decisamente di merda, per usare un tecnicismo raffinato.

E penso che, molte delle persone che fanno parte della comunità asessuale che ho conosciuto di persona in questi anni, non possono ricordare anni altrettanto di merda, dato che la situazione, negli ultimi 10 anni, un po’ per come si è sviluppata la cosa dal 2006/2008 in poi, un po’ per i dolci anni di Obama negli Usa, è stata rosea, rispetto al passato.

Iniziamo a dimenticarci la Casa Bianca con i colori arcobaleno e i patrocini dei vari Comuni e Regioni ai Pride e ai vari eventi a tema.

Quindi, ho attivato la memoria, ho tirato fuori l’odioso paternalista che è in me, ed ho scritto un breve decalogo di tredici punti per chi, negli anni di merda frequentava, al massimo, le scuole medie.

 

1. Niente panico

Non cercate un sistema per avere il visto per il Canada o per l’Australia appena avrete visto i risultati elettorali. In tal caso: perché non l’avete fatto prima? Insomma: non si è trattato esattamente di una sorpresa, no? Avete visto anche voi che c’erano segnali di una reazione alle vittorie dei movimenti per i diritti civili negli scorsi anni? Il Family Day ha riempito due volte le piazze, certo, non erano le decine di milioni rivendicate da Adinolfi, ma si trattava comunque di un sacco di gente.

 

2. Non arrendersi

La prima cosa che vi verrà detta sarà: “il popolo ha votato, adesso state zitti, non vogliamo più le vostre pagliacciate”. Bene: una ragione in più per andarci, alle pagliacciate. Ci sarà chi criticherà ancora più forte, gli asterischi, chi cercherà di delegittimarci, chi vorrà ridurre l’orientamento sessuale e l’identità di genere ad una questione privata da non esibire. Per non dimenticarci gli eterni bambini da difendere.

Se fino a ieri è stato importante rivendicare la propria identità, lo sarà ancora di più da domani, da quando l’attacco al fantomatico gender prenderà una nuova piega.

Inoltre, ci sarà tutta una generazione che avrà bisogno del vostro aiuto.

 

3. Non restare da soli

Isolarsi, smettere di frequentare le associazioni Lgbtqia per paura, o perché sono “passate di moda”, magari inconsciamente, è la più grossa cazzata che si possa fare in questo momento. Rimanere sol* significa essere vulnerabil*. Anzi, proprio in una situazione non favorevole, è necessario mantenere i rapporti con i propri simili. Altrimenti, una persona rischia di sentirsi sbagliata e doversi violentare per uniformarsi a ciò che la circonda.

 

4. Cinque anni sono lunghi

E dico cinque per dire un numero: non è detto che la repressione dei diritti civili coincida con la legislatura. Potranno essere meno, ma anche di più.

In ogni caso, evitare le tentazioni di “spallate” per poi ritirarsi delusi perché “non cambia niente”. Se pensate di far cambiare idea a qualche decina di milioni di italiani (legittimati, per giunta dalla propria maggioranza e dai media, che ad essa si uniformeranno presto) con due cortei e due slogan, avete sbagliato dimensione.

Servirà un impegno costante e duraturo per cambiare le cose. Una devozione quasi giornaliera.

 

5. Non abboccare all’amo, non farsi dettare, ma dettare la linea

Sicuramente, ci sarà qualche buontempone che, con la stessa arroganza dell’amico del bullo delle medie, dirà che “i gay vanno curati” o che “la Cirinnà va abolita”.

Evitate di sprecare tempo e risorse ad indignarvi per questo, se si limita ad una dichiarazione estemporanea e non si tratta di un progetto legislativo serio.

Meglio se si indignano loro, dovranno essere i paladini della famiglia tradizionale e della patria con sette maiuscole a saltare sulla sedia, davanti a richieste come l’uguaglianza di genere, per il matrimonio egualitario, per l’adozione alle coppie dello stesso sesso, contro il binarismo di genere, ma anche per favorire l’inserimento dei nuovi italiani nella nostra società civile.

La Legge Cirinnà è una mezza legge, diciamocelo. È nata così perché una delle forze politiche (il M5S) che l’aveva appoggiata fino a quel momento, si tirò indietro causa campagna elettorale.

Limitarsi a difendere le unioni civili, vuol dire accontentarsi di perdere un pezzetto di quella legge, già insufficiente di suo.

 

6. Non rinchiudersi in un ghetto, ma evitare l’esposizione mediatica

C’è stato un tempo, nel quale ai gay erano riservati lavori particolari: il parrucchiere per signora, lo stilista, il ballerino. Lì erano tollerati, fuori, no.

Cerchiamo di non tornare a questo. Le persone Lgbtqia devono affermare ciò che sono in ogni ambito della vita: essere quelle persone con le quali si lavora, vicino alle quali si vive. Evitate di essere considerati come animali strani che vivono chissà dove.

In quel caso, verranno create su di voi, le peggiori leggende metropolitane per sfruttare la paura della gente.

Anche perché i media porteranno gli stereotipi all’eccesso. Per noi asessuali, già la curiosità è morbosa, e le domande invadenti sono all’ordine del giorno adesso.

Una buona soluzione potrebbe essere quella di non rendersi complici di questi media.

 

7. Evitare le strumentalizzazioni

Penso a gente come Lady Gaga negli Usa, che contesta l’elezione di Trump e le sue politiche. Quei fenomeni, secondo me, sono da evitare come la peste. Da noi potrebbe farlo, che so, l’eterna Sabina Guzzanti.

Sabina Guzzanti vuole venire a marciare al Pride? Benvenuta. Fa un sermone in uno spettacolo “per i diritti Lgbtqia” e si fa intervistare sull’argomento dagli stessi giornali che dicono peste e corna? No, grazie.

 

8. Inclusione, sì, svendita, no.

Potrebbero arrivare, nel tempo, delle scialuppe o, diciamo, degli aiuti esterni, però preceduti da “dovreste cambiare alcune cose”, “avreste più sostegno se…”, “siete stat* arroganti nel gestire la cosa fino ad adesso…”

Faccio l’esempio dell’ambiente asessuale, che conosco decisamente meglio. Da anni, esiste un’ala che non si identifica come parte della comunità Lgbtqia. Questi potrebbero chiedere, agli attivisti di escludere quella parte della propria piattaforma per entrare nelle associazioni.

Sarebbe un suicidio: le perdite supererebbero i guadagni.

Nuove persone sono sempre benvenute, nuove idee sempre in discussione. Ma svendersi per piacere a qualcuno (al quale non piaci) non porta a nulla.

 

9. Guardare gli esempi. Quelli giusti.

Bello il pride di Manhattan. Figo quello di Los Angeles. Stupendo quello di Londra. Ci sei stat*? Brav*! Ora, però, prendi contatto con gli altri dei posti dove si vive come vivi tu: prova a vedere come si sono organizzati a Varsavia, a Budapest, a Kiev o in Sud America. Forse saranno posti meno cool, ma, essendo finiti nella merda prima di te, sapranno dirti cosa fare.

 

10. Creare cultura, creare informazione

Laddove la disinformazione potrà arrivare ovunque, creare una controinformazione propria che si riveli attendibile è essenziale. Ci sarà bisogno di aiuto da parte di tutti, perché le bugie toccheranno livelli enormi.

Mi ricordo durante la campagna contro la guerra in Iraq, nel 2003, Libero e Il Giornale scrivevano di collusioni tra i movimenti pacifisti e i terroristi di Al Qaida. Più recente è stata la campagna schifosa fatta dagli stessi giornali contro le ONG.

Chi aveva ragione in Iraq? E tra quanti anni ammetteranno che l’attacco alle ONG era una bufala?

 

11. Si possono avere ottimi risultati anche senza “padrini” politici

Le elezioni cambiano poco, passata l’euforia dei vincitori al momento, che credono di aver vinto il campionato di calcio.

Con una buona organizzazione, ed una buona pressione, si possono ottenere ottimi risultati anche in mancanza di “appoggi” di tipo politico (chi nega quello dei partiti di sinistra al movimento Lgbtqia, in questi anni, nega l’evidenza).

La legge 194, quella che regola l’interruzione volontaria di gravidanza, ad esempio, fu fatta da un Parlamento a maggioranza DC che era il partito di riferimento dei cattolici. La legge sull’aborto era nel programma solo di un piccolo partito, che per la prima volta aveva ottenuto seggi alla Camera, rappresentato da ben quattro parlamentari. Per giunta, all’opposizione.

Le “riforme” del lavoro, vennero fatte da una maggioranza di sinistra. Negli anni, caste inamovibili hanno fatto leggi contro il finanziamento dei partiti, o per ridurre le spese del Parlamento, dietro una pressione popolare (prima) e mediatica (poi).

 

12. Anni di merda ci sono già stati…

…e sono passati. Passeranno anche questi, basterà tenere gli occhi aperti e lavorare affinché la merda non diventi la normalità. Per capire quanto sia migliorata la situazione, andatevi a rileggere gli articoli delle settimane che precedettero il World Pride di Roma del 2000. Andate a vedere cosa disse l’allora premier Giuliano Amato (alla Camera!), con l’aggravante di essere a capo di una coalizione di centro-sinistra.

 

13. Non fatelo per voi

Chi vi ha detto che sarete voi a vedere i risultati del vostro lavoro? Chi cominciò a chiedere le unioni civili per le persone omosessuali, si vide ridere in faccia. Certe volte, per avviare alcune dinamiche, ci vogliono decenni, e si vedono da vecchi, i frutti sui quali si è cominciato a seminare da giovani.

Certe volte, bisogna lavorare per chi verrà, e non aspettarsi risultati immediati.

 

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