Vai a votare (per Putin) o dovrai ospitare un gay

Come si sa, e per quanto possa sembrare strano, anche durante le dittature, si vota. SI votava nell’Italia fascista (con un sistema cervellotico che faceva risalire facilmente a chi votava “no” alla lista dei ministri proposta dal regime), si votava nei paesi dell’ex oltrecortina, ed è rimasto il modo di dire “maggioranza bulgara” per indicare, appunto, quelle votazioni dove il regime prendeva percentuali superiori al 90% dei consensi.

Per quanto non sia apertamente una dittatura, ma piuttosto, una dittatura mascherata, anche nella Russia dello zar Putin, si vota per il presidente.

Ovviamente, sono stati fatti fuori, prima, tutti gli avversari votabili, con le buone o con le cattive, in modo che il buon Putin si ritroverà a combattere con poco più che complici dello stato attuale delle cose. Stessa cosa è stata fatta per i media, dove i pestaggi, gli arresti arbitrari e le eliminazioni fisiche dei giornalisti non favorevoli al regime, sono all’ordine del giorno.

Putin ha, però, un grosso nemico: l’astensione. Può prendere anche il 90% dei voti, ma se buona parte della società civile russa (e soprattutto quella di Mosca e San Pietroburgo) non va a votare, la sua scontata rielezione, potrebbe essere un boomerang.

Come si convincono gli elattori ad andare a votare? Con la paura, ovvio.

Come ha riportato il Guardian, sta andando in onda sulla tv russa, uno spot per invogliare i cittadini a votare (per Putin).

Protagonista è un uomo di mezza età che si addormenta la sera del 17 marzo (le elezioni saranno il 18) dicendo alla moglie di non mettere la sveglia perché lui non andrà a votare.

Al risveglio, si trova in un universo parallelo, dove tre militari (dei quali, incubo degli incubi, uno è di colore) lo svegliano alla porta, e dove, soprattutto si ritrova un gay in cucina.

Ovviamente, il gay è la cosa più stereotipata di questo mondo, ha gingilli arcobaleno ovunque, si sta lisciando le unghie e sta mangiando un po’ di frutta, e tra tutta quella che c’era, mette in bocca una banana, vale a dire un tipico frutto russo.

Il gay è lì, spiega la moglie, perché la legge fatta dal “nuovo presidente” impone a tutte le famiglie di ospitare a casa un gay che sia appena stato lasciato dal compagno.

Dopo altre peripezie, l’uomo sente suonare la sveglia, e capisce che era solo un brutto sogno. Sveglia la moglie, ma la moglie è… il gay della banana di prima.

Solo dopo si risveglia e dice alla moglie che è bene correre a votare subito.

E fa bene: chi non vorrebbe vivere in un paese dove la criminalità detta la legge, dove le squadracce, spesso, o, quasi sempre, collegate con il regime, uccidono a bastonate chiunque non sia “conforme” e dove i salari sono da fame, eccetto per quei pochi miliardari collegati alla criminalità interazionale?

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