Riparte il Giro d’Italia della paranoia anti “gender”

Come, prontamente, annunciato da quello che è diventato un banale foglio di propaganda per l’estrema destra, cioè il glorioso Giornale che fu di Indro Montanelli, tornerà, come se non ci fossero altri problemi, nelle città italiane, il bus della follia, chiamato, dai suoi promotori, il bus anti gender.

Nel pieno della propria paranoia cospirazionista, l’articolo inizia riportando una frase secondo la quale il capo di tutti i cattivi, cioè addirittura George Soros in persona, si sarebbe espresso contro questa iniziativa.

Probabilmente, il vecchio Soros non è proprio conquistato dall’Alzheimer e ha capito che il messaggio che questa gente rivolge è completamente fuori di testa.

Per capire l’iniziativa, bisogna conoscere bene il codice usato: lo scopo del tutto è di “combattere il gender nelle scuole”. Di per sé, dobbiamo ammettere che questo non significhi un cazzo. Ma non potevano scrivere “dobbiamo combattere l’informazione contro l’omofobia, quella per la parità di genere” e anche quella antirazzista, visto che si tratta della stessa feccia che se la prende con gli immigrati e solo con gli immigrati, come se spariti loro, l’Italia diventasse un parco giochi con le fontane di aranciata e le giostrine gratis e senza la coda all’ingresso.

Il Giro d’Italia della Follia anti-”gender”, inizierà il suo secondo tour italiano il prossimo sabato 20 febbraio, a Reggio Calabria. Poi sarà la volta di Catania, Napoli, Livorno, Torino, Milano, Verona, Bologna, Cesena, Pescara e infine Roma, dove la campagna si concluderà il 27 febbraio.

“La sosta durerà all’incirca un’ora e mezza, durante la quale regaleremo a chi ci raggiungerà i Vademecum per Genitori Protagonisti nelle Scuole e la maglietta ufficiale del Tour 2018” ha detto Filippo Savarese, uno degli organizzatori.

Certo che un’ora e mezza è il massimo durante il quale possono fermarsi a discutere: dopo, la lezioncina imparata a memoria finisce e dovrebbero dire cosa sono lì a fare. A patto che lo sappiano.

Come non bastasse, hanno trovato anche il tempo di chiedere la chiusura dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, in questo ben spalleggiati dalle Iene, ultimamente pronte a tutto pur di far tornare il proprio datore di lavoro alle leve del potere politico.

Secondo Savarese, “la nomina di Luigi Manconi a nuovo coordinatore conferma che il Partito Democratico usa quest’organo del Governo come avamposto della grande colonizzazione ideologica denunciata da Papa Francesco, che mira a distruggere l’antropologia autenticamente umana”.

Avere due ore da perdere, ci sarebbe da andare a fargli qualche domandina di troppo.

Anche solo per avere la maglietta.

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