“Terapie riparative” negli USA: peggio del previsto

Un articolo del New York Times riporta la testimonianza di un ragazzo che, durante la sua adolescenza era stato sottoposto alle cosiddette terapie riparative, ancora nella metà degli anni 2000 in Florida.

“Per oltre due anni -racconta Sam Briton, oggi a attivista del Trevor Project– sono dovuto stare seduto su un divano, con un consuelor (una sorta di psicoterapeuta, figura illegale in Italia nda) che mi ripeteva che ero un abominio, che la mia sessualità era stata rifiutata dalle persone che avevo attorno, che ero l’unico gay del pianeta e che avrei contratto inevitabilmente Hiv e Aids”. Inoltre, racconta di aver subito delle vere e proprie torture fisiche “mi legavano a un tavolo, dove mi venivano applicati fonti di calore, ghiaccio ed elettricità mentre venivo forzato a vedere filmati di uomini che si tenevano per mano. Avrei dovuto associare queste immagini al dolore e quindi diventare un normale ragazzo etero”.

Se si pensa che questo tipo di cosiddette terapie siano reliquie del passato e che vengano proposte solo tra gli ultrareligiosi di alcune aree, si tenga in conto il fatto che sono ancora perfettamente legali in 41 dei 50 Stati che compongono gli USA, e che anche posti che vengono considerati progressisti come il Massachusetts continuano a permetterli, mentre quello che si immagina il paradiso sulla Terra per i diritti Lgbtqia+, val a dire lo Stato di New York, ha messo al bando questo tipo di interventi solo nel corso del 2017.

Si calcola che, in tutto il Paese, circa 700.000 persone abbiano dovuto passare attraverso le “terapie riparative”, in un dato momento delle loro vite, e circa la metà di loro sia stata sottoposta a questo tipo di interventi durante l’adolescenza.

Si calcola, inoltre, che saranno 20.000 gli adolescenti Lgbtqia+ (o presunti tali dai genitori secondo comportamenti ritenuti non corretti) che verranno indirizzati alla “conversione” quest’anno negli Stati Uniti.

In Italia, secondo quanto riporta Wikipedia, l’Ordine nazionale degli psicologi italiano ha preso una posizione netta contro queste prassi, considerate ascientifiche e contrarie al suo Codice Deontologico, non rientrando l’omosessualità in una categoria patologica; altri organismi considerano inappropriato che un professionista alimenti o supporti l’aspettativa che l’assistito possa cambiare orientamento sessuale.

In ogni modo, non manca, anche nel nostro Paese, un supporto verso questa tortura, soprattutto da gruppi religiosi integralisti e da ambienti politici legati all’estrema destra.

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