In Cecenia continua la “purificazione” della razza

Quando si discrimina, si discrimina tutto, e quando si cerca di “purificare” una regione, un Paese o, peggio ancora, una razza, lo si fa a discapito di tutte le minoranze.

In Cecenia, lo scorso anno, venne organizzata una violenta repressione contro le persone omosessuali, senza che Mosca (della quale la Cecenia è una repubblica federata) intervenisse, quando non, con una strisciante complicità del Cremlino.

Le persone omosessuali sono state arrestate, torturate, deportate e, talvolta, anche assassinate, mentre la persona a capo della repubblica caucasica, Ramzan Kadyrov, dichiarava che gli omosessuali sono delle “non persone” e che dovrebbero essere tolti di mezzo per “purificare il sangue” ceceno.

Dallo scorso novembre, la “purificazione” della Cecenia ha iniziato a riguardare anche “i drogati”.

Questa parola va intesa nel suo significato più ampio possibile, considerando che il primato locale nei diritti umani è così triste che, quando è troppo, i richiami al loro rispetto provengono dal presidente russo Vladimir Putin, notoriamente non quello che si definirebbe un libertario.

Va da sé che per Kadyrov tutto ciò non è vero (aveva negato anche l’esistenza della repressione sui gay), e tutto questo è stato orchestrato dai media occidentali che, evidentemente, non hanno meglio da fare se non dividere la società cecena.

Quindi, ci sono poche illusioni da farsi. Chi, oggi, sostiene con termini che pensavamo dimenticati delle teorie razziste, prima o poi verrà a bussare anche alla nostra, di porta.

Potrebbe essere solo una questione di tempo. Lasciare che vengano discriminati gli altri, con l’alibi di non aver subito, personalmente, nessuna discriminazione, oltre che essere decisamente da stronzi, mi si perdoni il termine ricercato, vuol dire avere la vista corta.

È solo questione di tempo, o di priorità. Se andate ad infiltrarvi nei gruppi Fb di Casapound, parlando delle persone Lgbtqia, la risposta è che “ci sono priorità più immediate, come i clandestini”.

Una persona che appartenga ad una minoranza, di fronte a questa ondata schifosa di identitarismo non può non prendere a cuore le ragioni degli altri.

E scrivere una cosa del genere senza menzionare la Shoah è già un mezzo miracolo.

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