E se Weinstein fosse innocente?

Donne in nero Golden Globe 2018Non c’è più nulla di lontano dalla mentalità di un asessuale, che tra l’altro si riconosce nel genere maschile, in pieno, con quella di chi vede il rapporto sessuale con una donna come una conquista o come qualcosa di cui poter rivendicare un bisogno.

Anzi, quelli come me, sono sempre stati vittime del machismo, per primi, e sono sempre stati considerati poco e niente da parte degli altri maschi a causa della scarsa collezione di avventure da poter raccontare.

E non sto certo qui a rivendicare neanche una qualche libertà di sedurre e importunare, come recentemente dichiarato da un gruppo di donne francesi che fanno riferimento a Catherine Deneuve,

visto che non posso avere nessuna simpatia per certi atteggiamenti predatori di certi maschi in overdose da testosterone. Importunare una donna oltre il dovuto, non è certo un diritto.

Inoltre, sono iniziative degne di merito quelle portate avanti da alcune donne dello spettacolo americano, come le donne in nero agli ultimi Golden Globe, e l’hashtag #metoo, per portare all’attenzione statunitense e mondiale, il tema delle molestie sessuali e delle discriminazioni che molte donne, specialmente in alcune zone del mondo, devono ancora sopportare.

 

WeinsteinIl tema delle molestie sulle donne ha un nome e un cognome: Harvey Weinstein. Sul suo conto, negli ultimi mesi, è stato detto di tutto.

Addirittura, 93 donne si sono dichiarate vittime di Weinstein e ben 14 di loro hanno dichiarato di essere state stuprate. Un accusa, decisamente non da poco.

Le accuse nei confronti del famoso produttore di Hollywood, sono venute da ogni parte, anche da parte di attrici decisamente famose come Asia Argento, soggetta ad uno schifoso victim-blaming da parte dei media italiani, Angelina Jolie e Gwyneth Paltrow.

L’Effetto Weinsten si è allargato a macchia d’olio, fino a coinvolgere altre celebrità come Kevin Spacey, che si è visto cancellare da un momento all’altro una serie di successo, fino al comico Louis CK, anche lui colpito da un’inchiesta mediatica.

È notizia di oggi quella di un attacco subito da Weinstein in un ristorante, da parte di uno squilibrato che voleva “vendicare quelle donne”. Uma Thurman ha augurato al produttore una fine lenta e dolorosa, perché lui “non merita un proiettile”, modo troppo comodo di morire, secondo l’attrice.

 

iene fausto brizziIn Italia, prendendo la palla al balzo, alcune trasmissioni-cloaca come Le Iene, ben spalleggiate dai giornali di famiglia, specializzati in bufale e in sputtanamenti vari, oltre che ai bassifondi delle fogne giornalistiche che hanno il loro habitat in posti come Dagospia, hanno cercato il regista “di sinistra” da sputtanare come molestatore per dare una lezione a quelle femministe che osarono contestare il Capo all’epoca dello scandalo Ruby (“dove sono le se non ora quando”, gridavano contenti questi giornalisti).

iene fausto brizziPartirono alla caccia del pezzo grosso, provandoci addirittura con un’improbabile accusa di una ex show girl dimenticata come Miriana Trevisan nei confronti di un premio Oscar come Giuseppe Tornatore, alla quale non ha, però, creduto nessuno.

Certo, il sogno sarebbe stato Nanni Moretti, sai che botta sarebbe stata, quindi provarono a mettere in mezzo il fratello, ma, alla fine, si dovettero accontentare di rovinare vita e carriera di Fausto Brizzi, meno noto (e meno “di sinistra”) regista di cinepanettoni, con inchieste fatte tramite interviste anonime delle immancabili Iene, piene di “si dice” e “si racconta”, e per quanto il Giornale lo abbia chiamato sempre “regista renziano”, era ovvio che erano partiti per una caccia al cinghiale, e sono tornati con un passerotto.

 

93 donne che hanno accusato Weinstein sui media non sono poca cosa, ma, venendo alla pratica, al momento, ci sono quattro pratiche aperte, una della polizia di Los Angeles, una di quella di Bevery Hills, una di quella di Londra e una di quella di New York, nei confronti di Weinstein, più una aperta da parte del procuratore generale dello Stato di New York sulla sua fondazione.

Non molto.

È mai possibile che da tutte queste accuse che avrebbero distrutto una montagna, non esca fuori neanche un processo? Al momento, Weinstein, per l’unica giustizia che deve contare, non solo non è stato condannato, ma non è neanche imputato.

E, meno che mai, lo sono i vari Kevin Spacey, Louis CK e Fausto Brizzi.

Se la reductio ad hitlerum, è fondamentalmente una cazzata, lo è ancora di più una reductio ad Tortoram (e chiedo scusa per il latino, ho fatto l’ITI) ogni qual volta ci sia un processo mediatico.

Ma uno, anche solo come provocazione, la domanda se la pone: e se Weinstein fosse innocente? E con lui, tutti gli altri maschi caduti nel tritacarne?

Anche nel caso di Tortora, c’erano persone che erano sicure di averlo visto in riunioni di camorristi, e persone dichiaravano, sempre alla stampa, di averlo visto spacciare cocaina in occasione di una trasmissione televisiva.

Più recente è il caso di Amanda Knox, bollata, appena ventenne e lontana da casa, come assassina, ninfomane e puttana da tutta la stampa senza che nessuno abbia pagato per questo, ed anche in quel caso si era sicuri che la ragazza avesse compiuto un omicidio, tanto che nessuno, ad oggi, riesce a farsene una ragione che lei e Raffaele Sollecito siano due persone innocenti.

 

Il tutto non va, certo, confuso con le offese rivolte alla povera Asia Argento (rea di avere denunciato troppo in ritardo, secondo alcuni), o con un quasi “diritto alla molestia” che non può essere rivendicato da nessuno.

Quel tipo di cultura deve essere estirpata, la mentalità predatoria del maschio eterosessuale medio, che considera il possesso di belle donne come uno status symbol a testimoniare il proprio livello di potere, è sicuramente da condannare, ma i processi mediatici, e le relative condanne, perché nei processi mediatici i buoni vincono sempre, hanno sempre portato, nella storia di Hollywood a delle grandi ondate moralistiche, poco utili a quella libertà di espressione e a quei diritti civili che, a partire dalle donne in nero rivendichiamo.

È di quasi un secolo fa il caso di Roscoe Arbuckle, che portò ai “codici Hays di comportamento” per ristabilire un po’ di “valori” all’interno dell’industria dell’intrattenimento, notoriamente peccatrice e promiscua.

Poi Arbuckle fu assolto (e la sua vita fu rovinata, ma che vuoi che sia…)

I codici liberticidi, invece, rimasero in vigore per altri venti anni.

Non vorrei che le nostre libertà finiscano nel tritacarne di uno scandalo mediatico lasciato andare solo per il gusto di punire qualche porco.

E con il rischio, in caso di assoluzione, di fare santo quel porco, annullando le giuste rivendicazioni che le donne hanno fatto in questi mesi.

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