La “questione Arcilesbica” divide la comunità lgbtqia

Cristina Gramolini, è la nuova presidente di ArciLesbica nazionale. Proveniente dai circoli milanesi, è anche una delle maggiori esponenti della cosiddetta area terf (femministe radicali transescludenti).

La nuova segreteria nazionale di ArciLesbica è composta, oltre che dalla presidente, da Giovanna Camertoni, Silene Gambino, Lucia Giansiracusa, Raffaella Natalello, Roberta Vannucci, Sara Rinaudo.

Questa virata estremista degna di quel femminismo escludente che male fa alle donne e a tutta la comunità lgbtqia, e figlia di una posizione minoritaria che ha vinto durante il congresso nazionale di ArciLesbica.

Le posizioni contro la gestazione per altri (fece scalpore, ad esempio, la loro posizione espressa nello scorso maggio), contro i diritti delle trans e contro la comunità lgbtqia tutta, sono un chiaro segnale politico, che avvicinano ArciLesbica Nazionale alle posizioni estremiste di certi movimenti cattolici, come riportato anche dal Corriere della Sera.

Perché occuparsi della questione Arcilesbica? Semplicemente perché so bene, come membro della comunità asessuale, cosa voglia dire non essere accettati da tutta la comunità lgbtqia.

Da una parte capisco il sentimento fortemente femminista, dall’altra però non posso che comprendere che le divisioni non portano frutti all’albero rainbow.

Infatti questo albero deve essere alimentato con compattezza da tutte le forze lgbtqia, per questo l’unione fa la forza e tutti insieme possiamo ottenere quei diritti fondamentali che ci spettano.

Come membro della comunità asex, mi rendo conto delle difficoltà che si ha nell’unione di più pensieri e più teste, però una cosa è certa, Arcilesbica è una delle travi portanti del movimento lgbtqia e una sua eventuale uscita da esso può portare a delle ripercussioni sul livello politico e sociale.

Ripercussioni che già si fanno sentire. È di poche ore fa, infatti, la presa di posizione del circolo perugino Omphalos, affiliato ad Arcilesbica, che si è autosospeso a causa, citando il comunicato, delle “posizioni inaccettabili”, come riporta il portale gaypost.it.

Concludo dicendo che questa spaccatura all’interno del movimento lgbtqia italiano rende felici solo Adinolfi, Amato e la De Mari e tutta la loro oscura compagnia.

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