Silvana de Mari: Appunti di un processo.

Leggere cose sconfortanti è diventato il mio hobby preferito. Avrei però preferito non leggere questa notizia che si riferisce al processo in corso per diffamazione a Silvana de Mari:

Il pm di Torino ha chiesto l’archiviazione della causa della dottoressa Silvana De Mari che aveva definito l’omosessualità una «malattia» e rivendicava il diritto alla battaglia contro l’omofobia. Per la procura due i punti per cui non è imputabile

Questo si legge nell’articolo del Corriere della Sera (che trovate qui). Dopo mesi di indagini, infatti, il PM Enrico Arnaldi di Blame ha chiesto al Gip l’archiviazione del caso.  I motivi di tale richiesta sono stati supportato da due punti fondamentali:

1 La dottoressa Silvana de Mari non ha offeso una persona ma una pluralità indiscriminata di persone. Non c’è un destinatario alle sue offese e questo la scagionerebbe.

2 La legge Mancino, che si occupa della repressione dei “crimini d’odio”, non specifica nulla sugli orientamenti sessuali. Condanna i crimini fatti per “motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali

Devo dire che appena ho letto il secondo punto, ho sentito una stilettata al cuore. Silvana De Mari, Gianfranco Amato e anche Giuseppe Povia stanno imbastendo una vera e propria campagna politica per non far modificare questa legge Mancino. L’omofobia non essendo riconosciuta come “crimine d’odio” non può essere condannata e per quanto riguarda la diffamazione, essa  è un reato procedibile a querela di parte. Ergo la parte lesa deve essere una persona fisica specifica. Questo sostiene il punto del pm Enrico Arnaldi de Blame.

Infatti, come possiamo leggere dalle affermazioni di Silvana De Mary e dallo stesso articolo ella repubblica, la De Mari non diffama mai un singolo:

La dottoressa De Mari (…) ha sempre sostenuto di “battersi contro l’omossessualità «in difesa del cristianesimo e della civiltà occidentale».

Una serie di cavilli da cui trarre profitto.

Per questi cavilli legali le persone come Silvana De Mari sono libere di andarsene in giro a dire cose del tutto false e diseducative e affermare che l’omosessualità è una malattia contagiosa,  a minacciare una guerra ideologica e senza senso e addirittura a minacciare di portare la morte.

Questo è il motivo per cui il movimento LGBTQIA+ si sta battendo per far riconoscere l’omofobia come crimine d’odio.

Invece la legge contro l’omofobia è ferma da tre anni e mezzo al Senato, dopo che è passata dalla Camera. E per chi ancora crede che questa legge vada a minare la libertà di opinione rispondo che nel testo è specificata la condanna ad azioni, slogan e gesti che hanno lo scopo di incitare alla violenza e alla discriminazione delle persone omosessuali e transgender.

In questa legge è  anche previsto che “non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee“, ciò è stato introdotto per temprare la legge e garantire la libertà di espressione.

Divertente leggere che il “cavallo di battaglia” portato avanti dai Provita&co, la libertà di opinione intendo, sarebbe già prevista dalla legge. Quella stessa legge che tanto non vogliono far passare accusandola proprio di essere contro la libertà.

Intanto però essa non è ancora in vigore e le persone omosessuali e transgender si trovano nella difficile situazione di non essere tutelate dallo stato Italiano, mentre persone come Silvana De Mari sono libere ancora di discriminare e spargere incitazioni d’odio impunemente.

Thuban

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