Il Ministero educa alle differenze. Senza parlarne

Il Ministero per l’Istruzione, l’Universtà e la Ricerca vuole educare al “rispetto delle differenze”. Sarebbe un’ottima cosa, il problema è che il Ministero chiede che questo avvenga purché, di differenze, a scuola, non se ne parli.

Questo è, in sostanza, quello che emerge dalle Linee guida nazionali, pubblicate lo scorso venerdì 27 ottobre, dal titolo Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione.

Una frase, soprattutto è inquietante, e verrà usata come un’arma da omofobi ed alleati vari nei prossimi mesi, se non nei prossimi anni.

Gandolfini su Linee guida ministeroRibadendo che la finalità delle linee guida non è, dunque, quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, il documento del Ministero mette subito le cose in chiaro e dichiara apertamente che “che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né le «ideologie gender» né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”.

Su questa frase i vari Gandolfini potranno vivere per anni.

Già il fatto che le mitiche ideologie gender (al plurale, si devono essere moltiplicate, evidentemente) vengano menzionate (per quanto tra virgolette) all’interno di un documento ministeriale, chiarisce l’aria che tiri: si immagini un documento del genere dove si parli di lobby ebraica o di civilizzazione dei figli degli immigrati.

Quello che sia il fine, passa in secondo piano. Citando Sarah Silverman, se è chiaro che dire “io odio i musi gialli” sia una frase razzista, dire “io adoro i musi gialli” non migliora la situazione.

Nella migliore delle ipotesi c’è discriminazione, nella peggiore, paternalismo, che è spesso anche peggio.

Massimo Prearo ha scritto un’analisi su questo documento. Soprattutto, ha rivelato chi ci sia tra gli autori delle “linee guida” ministeriali. Nel gruppo, ci troviamo personaggi come Alberto Maria Gambino, Presidente nazionale di Scienza & Vita, Andrea Simoncini, leader di Comunione e Liberazione; Alberto Melloni, storico del cristianesimo, cattolico progressista, Stefano Pasta, giornalista per Famiglia Cristiana, Chiara Giaccardi, professoressa ordinaria all’Università Cattolica di Milano, che invoca un “realismo evangelico” per disinnescare “il gender”. Non per ultime, per la parte laica, Maria Teresa Russo e Maria Serena Sapegno, “femministe della differenza”, cosa che si nota nella parte che riporta “nascere uomini o donne crea appartenenze forti, è la pietra angolare dell’identità, informa di sé l’intero orizzonte esistenziale” e poi, se qualcuno avesse pensato male, che ci sono comunque “molti modi di essere donna e molti modi di essere uomo”.

In tutto il documento, che dovrebbe combattere la discriminazione all’interno delle scuole, non si menzionano le persone transgender o intersessuali, non si menzionano, se non in piccoli accenni gli orientamenti sessuali.

“Ovvero -conclude Prearo- come pensare il sesso, il genere e la sessualità nei limiti eteronormati della dualità e dell’alterità maschio-femmina, bambino-bambina, uomo-donna; come pensare la lotta alle discriminazioni senza mai nominare l’omofobia e la transfobia; come pensare il concetto di genere con gentile e cortese rispetto della dottrina cattolica e della differenza sessuale; come pensare il genere con un pensiero anti-gender.

Di fatto, un documento del Ministero che dovrebbe “educare alle differenze” e combattere il bullismo, prende, senza troppi misteri, le parti degli aggressori, sempre più spalleggiati politicamente, usandone gli argomenti ed il linguaggio.

Il documento è scaricabile a questo indirizzo.

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