Senatore Quagliariello, lei “cosa” è, di preciso?

Per sapere chi sia lui stesso, Gaetano Quagliariello, ci mette un po’ di fatica. (Si notino le foto spontanee della sua biografia)

Giovane repubblicano ai tempi dell’Università, diventa poi radicale, portando avanti le battaglie sull’aborto, contro il nucleare e contro la caccia. Fu sua una sua proposta di testamento biologico, dove il soggetto poteva rifiutare l’idratazione forzata.

Viene arrestato mentre sconfina nella base americana de La Maddalena, assieme ad un altro compagno radicale che, come lui, farà altrettanta strada e cambierà quasi altrettante idee: Francesco Rutelli.

Nel 1994 entra in Forza Italia, nel 2001 diventa assistente dell’allora presidente del Senato Marcello Pera. Nel 2006 entra in Parlamento, e da allora cambia quattro volte gruppo parlamentare, tre delle quali solo nell’ultima legislatura.

Conscio del suo passato radicale, nel 2006 vota contro l’abolizione definitiva di quello che rimaneva della pena di morte in Italia, perché bisogna capire “l’eccezionalità dello stato di guerra”. Doppietta, complimenti: il pacifista contro la pena di morte che era in lui, non si sa dove sia finito. Ma non basta: durante il caso di Eluana Englaro, dichiarerà “Eluana non è morta, è stata ammazzata”. Senza voler fare ironia su un episodio tragico, la povera Eluana è morta perché, tra le altre cose, le avevano sospeso l’idratazione forzata. Come chiedeva Quagliariello venti anni prima.

La sua morale prima di tutto, anche quando, nel 2011 chiede ai cattolici italiani di “sospendere il giudizio” sul fatto che l’allora premier Silvio Berlusconi fosse indagato per una cosuccia secondaria come la prostituzione minorile. Se non altro, gli è rimasto un briciolo di garantismo. Molto episodico e guarda caso solo verso il Capo. Non si può chiedere tutto.

Nel 2013 diventa ministro del Governo Letta. A settembre presenta le sue dimissioni irrevocabili. Tanto irrevocabili, che se ne andrà a solo febbraio, e soltanto perché, nel frattempo, se ne è andato anche il resto del Governo per fare spazio a Renzi.

Oggi, Quaglieriello, che era scomparso dalle cronache politiche (e non perché non ci sia di peggio in giro, intendiamoci) mentre discutevano delle “quote di genere” della nuova legge elettorale, per capirci, ha detto questo mentre si parlava di legge elettorale, ha dichiarato nell’Aula del Senato (per chi si fosse messo in ascolto solo in questo momento, ricordo che si parlava di legge elettorale):

“Questa norma porta con sé una conseguenza che certamente non piacerà ai sostenitori della teoria gender e a quelli che ritengono la sessualità fluida e determinata solo da fattori culturali. Il voto di genere riafferma infatti l’identità sessuale, già che per poter partecipare a una competizione devi sapere chi sei, quanto meno al momento di candidarti”.

Per uno che si è lasciato tante volte per strada come lui, e che ha perso così tante volte la faccia da non vederla più neanche nello specchio la mattina, deve essere buffo che ci siano persone che non sanno chi siano. Specialmente quando non vengono riconosciuti dalle leggi italiane.

Leggi che, tra un’uscita fatta giusto per provocare e l’ennesimo cambio di casacca, dovrebbero fare proprio quelli come Quagliariello.

Chissà se discutendo una legge sull’identità di genere, poi, farà un intervento sui collegi uninominali della Camera.

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