Il caso Weinstein e Nikita Chruščёv

In uno dei suoi “blog” paralleli, oggi, il Giornale è andato decisamente oltre il confine dello squallore, per quanto quella testata ci abbia abituati a passare quel limite con una certa frequenza.

Appare, infatti, un articolo dal titolo “taci, donna ipocrita”, sullo scandalo Weinstein e tutto quello che ne è seguito.

Si tratta di una serie di attrici di primo ordine che avrebbero rivelato adesso di essere state molestate, quando non violentate da Harvey Weinstein, potente produttore di Hollywood, sotto la scure di varie minacce come quella di non lavorare più nel cinema se si fossero rifiutate, contando, lui sulla totale impunità, a causa, oltre che della sua ricchezza e della sua posizione, anche su una serie di appoggi a livello politico ad altissimo livello.

Già, la stampa italiana non ha trattato il caso come si dovrebbe, ma lo ha infarcito esclusivamente di particolari morbosi, ma il pezzo di tale Barbara Di sul suo blog chiamato “l’egoista”, fa torcere le budella.

E che dire -si legge nel suo articolo- di Asia Argento che si sarebbe fatta stuprare per 5 anni per non rovinarsi la carriera? Mi dovrebbe far compassione, poverina? […] Siete solo delle ipocrite, perché siete sempre in prima fila per i diritti delle donne, vi riempite la bocca di slogan contro il sessismo, sfilate per la parità di genere, accorrete in massa alle manifestazioni contro gli uomini politici che non vi aggradano (forse la signora Barbara si riferisce a chi le paga lo stipendio?), rilasciate interviste a nastro per tacciarli di sfruttamento del corpo femminile, quando le principali nemiche delle donne siete proprio voi”.

Appena ho letto queste parole, mi è tornato alla mente un episodio che si dice avvenne nell’allora Unione Sovietica.

Appena si consolidò il suo potere, Nikita Sergeevič Chruščёv, come è noto, denunciò i crimini dello stalinismo. E lo fece, dopo quella famosa assemblea privata, anche in un plenum del Partito. In quella sala, piena di delegati di tutte le varie nazionalità che componevano l’Unione Sovietica, Chruščёv tenne il suo discorso. Ad un tratto lo interruppe una voce, proveniente dalla sala: “compagno Chruščёv, tu dov’eri?”

Chruščёv, lo sapeva benissimo dove era negli anni dello stalinismo, e lo sapevano anche tutti gli altri. Era negli ingranaggi del Partito, non per ultimo, ministro dell’Agricoltura, insomma, uno ben coinvolto in quella fase tragica della storia sovietica. Quindi chiese, rivolto al punto, nel buio della sala, da dove era stata rivolta quella domanda: “chi ha parlato, si alzi in piedi”. Per circa un minuto, nessuno di quei delegati osò respirare. I treni per la Siberia erano un ricordo troppo fresco.

“Compagno -disse Chruščёv- ero dove sei adesso tu”.

L’aneddoto, probabilmente, è una cazzata. Primo, perché Chruščёv non era proprio un tipo da dare risposte del genere, era un ucraino piuttosto burbero, e il delegato sarebbe finito a quel paese, non in Siberia, secondo perché lo ha riportato Oriana Fallaci e qualche dubbio viene, ma è un buon esempio per dire che non sempre si può denunciare, e che chi denuncia in seguito, non sempre è stato un complice.

Se Chruščёv avesse denunciato mentre era ministro, sarebbe finito in qualche gulag remoto.

Asia Argento ha potuto denunciare oggi le violenze che avrebbe subito a 21 anni, nel 1997.

Ci sono Weinstein dappertutto, che approfittano della loro posizione per chiedere favori sessuali come i nobili si pensa che chiedessero lo ius primae noctis.

Quante donne denunciano molestie dopo anni? Sono tutte delle ipocrite? Certe volte, le prestazioni sessuali vengono richieste alle ragazze non per avere una parte in un importante film hollywoodiano, ma per avere un contratto da cassiera per sei mesi.

L’educazione sessuale distorta di questo Paese, quella del “Berlusconi è forte perché le scopa tutte”, porta anche a questi frutti.

Alle vittime, si dà dell’ipocrita da certe tribune, dalle stesse tribune dalle quali si dà del perbenista a chi si rifiuta di andare da una prostituta, nella maggior parte dei casi, una schiava. E che sia una schiava, lo sanno i padri di famiglia che le fanno salire in macchina sulle nostre tangenziali, ormai hanno la sola scusante che lo fanno tutti.

E chi non lo fa, e chi non è d’accordo, sia considerato un untore, che taccia.

Stiamo vivendo in un’epoca ed in un paese moralista senza moralità, capace solo di strapparsi i capelli e scoprirsi amici delle donne, quando chi compie una violenza, ha, guarda caso, la pelle nera.

Altrimenti, la colpa è della ragazza che “se l’è cercata” o, come in questo caso, “ci ha guadagnato qualcosa”. Ed ha ragione il Weinstein di turno, perché “l’uomo è uomo”.

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