Anche Piacenza lascia la rete Ready. È una politica nazionale?

Dopo Sesto San Giovanni, anche il Comune di Piacenza lascia la rete Ready, alla quale aveva aderito nel 2013.

La proposta è stata suggerita dal gruppo consiliare della Lega Nord e portata avanti dall’assessore alla famiglia, in quota Lega, Massimo Polledri.

Il centrodestra non aveva mai visto di buon occhio l’ingresso del capoluogo nella rete: arrivati a guidare l’Amministrazione, il tema è riemerso e la Giunta ha dato il suo ok all’uscita dal protocollo. “La rete in questi anni –commenta l’assessore– si è contraddistinta per aver propagandato progetti di educazione sessuale che si basano sull’ideologia gender (rieccola nda). A nostro giudizio interveniva in un campo in cui si dovrebbe privilegiare l’autonomia educativa della famiglia”.

Lo stesso Polledri, dai banchi dell’opposizione aveva espresso il suo disappunto nel 2015 contro un progetto di educazione sessuale promosso nelle scuole elementari dell’Emilia-Romagna.

Il Comune di Piacenza, pur non avendo alcun servizio specificatamente dedicato, attraverso l’Ufficio Pari Opportunità aveva iniziato un percorso, in collaborazione con associazioni locali come Arcigay e Agedo, la cui finalità era quella di creare incontri e occasioni di ascolto per il superamento di discriminazioni ed esclusioni indirette.

Polledri non è nuovo a prese di posizione discutibili contro l’ambiente LGBTQIA: nel 2012, in un’intervista alla Zanzara, sostenne le cosiddette terapie riparative, affermando che l’omosessualità “non è una malattia, però può essere una condizione di infelicità. Anche reversibile, c’è una situazione di identità sessuale distonica. Qualcuno si è rivolto a degli psicologi e tre su dieci poi sono stati meglio, ne hanno tratto beneficio. Se i miei figli fossero gay non sarei contento sarebbe come se mia figlia mi dicesse mi faccio suora o mi sposo con un marocchino. Anzi, questo sarebbe uno dei peggiori casi che possano capitare”.

Sembra che il “superamento” delle politiche inclusive sia diventato, in queste settimane, un vero marchio di fabbrica delle amministrazioni a guida leghista o comunque di centro-destra.

Considerando che questi personaggi stanno per avvicinarsi (daccapo) al Governo nazionale, questo non può che allarmare chi ha a cuore le politiche sui diritti civili, e soprattutto, coloro che sono oggetto di discriminazioni.

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