Sesto San Giovanni. Quando “ideologici” sono solo gli altri

Da un pezzo, ormai, in Italia, va di moda accusare chi ha proposte anche solo vagamente progressiste, di avere un approccio ideologico alle cose. Come se da un lato ci fossero dei maoisti schierati con i paraocchi, e dall’altra dei liberi pensatori.

Non sono state risparmiate, in questi anni, dall’infamante accusa di ideologia, anche le istanze della comunità LGBTQIA.

Per cui, la richiesta di matrimoni egualitari è ideologica, come lo è la richiesta dell’utilizzo del genere neutro per le persone non binarie.

Come sappiamo, il Comune di Sesto San Giovanni ha visto, la scorsa estate, per la prima volta, la vittoria di un candidato Sindaco di destra, Roberto Di Stefano.

Come era già accaduto nel caso del passaggio di consegne nel Comune di Trieste, una delle prime conseguenze del cambio di colore, è stata l’uscita dell’Amministrazione dalla rete Ready, la rete nazionale delle pubbliche amministrazioni antidiscriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, ed il suo ingresso nella rete dei Comuni Amici della Famiglia.

In realtà, dato che la nuova Amministrazione non è di quelle che fanno scelte ideologiche, una cosa non dovrebbe escludere l’altra, se la cosa fosse stata fatta in buona fede: si possono sostenere le famiglie e le differenze al tempo stesso, come fa notare Sara Valmaggi, vicepresidente PD del Consiglio regionale: “è un passo indietro incomprensibile per una città che ha sempre fatto della tutela dei diritti e della libertà una bandiera. Mettere in contrapposizione il sostegno alle unioni civili e al riconoscimento dei diritti con le famiglie tradizionali non ha assolutamente alcun senso perché quando si difendono i diritti lo si fa per tutti e per tutte”.

Ma questo, non è davvero un provvedimento che possa essere etichettato come ideologico.

Ed il fatto che le proposte dell’associazione che sta dietro alla rete dei Comuni Amici della Famiglia puzzino di sacrestia e riportino le solite immagini di bambini biondi da difendere (pur non riportando allarmi gender o roba simile), non devono far pensare male nei confronti del nuovo Sindaco, che dichiara, infatti: “in campagna elettorale avevo sottoscritto l’accordo e sono lieto di avere un’Amministrazione unita per un città a misura di famiglia e per un’economia che ponga al centro la persona per il bene comune”.

E c’è da dire che questa non è certo una novità èer il centrodestra lombardo: La Regione Lombardia aveva organizzato, con tanto di logo di Expo 2015, un convegno su quella che chiamano la “famiglia naturale”. E l’anno successivo utilizzarono la facciata del Grattacielo Pirelli, sede del Consiglio regionale per promuovere il Family Day.

Questo conferma che le scelte dettate da un bieco ideologismo, sono sempre e solo quelle degli altri.

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