Niente “bagno di sangue”: la diversità sfila a Kiev. Scortata

Participants take part in the equality march in Kiev, Ukraine, June 18, 2017. REUTERS/Valentyn OgirenkoPer fortuna, non c’è stato il paventato bagno di sangue che le organizzazioni della destra (religiosa e nazionalista) avevano promesso contro i manifestanti, e la parata del Pride di Kiev si è svolta regolarmente.

Circa 2.500 persone hanno preso parte al corteo lungo alcune vie centrali della capitale ucraina.

Per garantire la legalità contro le minacce dei nazionalisti, il Governo ha dovuto inviare circa 5.000 membri della polizia e della Guardia Nazionale per scongiurare violenze omofobe.

Nel 2014, infatti, la parata venne vietata dal Governo per paura di attacchi, nel 2015, invece, un corteo fatto in zone periferiche di Kiev venne disperso dopo pochi minuti dall’azione violenta dei nazionalisti e della destra ortodossa. Nel 2016, sempre con lo stesso impegno del Governo e della Forze dell’Ordine, non ci furono incidenti.

“Finalmente –dice a Deutsche Welle una partecipante- possiamo chiedere apertamente i nostri diritti nel nostro Paese, e possiamo far vedere che esistiamo. Il fatto che possa sfilare liberamente senza dover temere nulla, mi rende nervosa e felice”.

Gli slogan della manifestazione sono stati “Ucraina per tutti” e “We’re different, we’re equal!”.

In Ucraina, il Governo filo-occidentale (ma con chiare ed allarmanti impronte nazionaliste) che si è insediato dopo i fatti di EuroMadian del 2014, considera l’apertura verso il mondo LGBTQIA come un passo fatto verso l’Europa, come ha scritto su Facebook la vice premier Ivanna Klympush-Tsintsadze, e (soprattutto) per allontanarsi idealmente ancora di più dal vicino russo, ingombrante e non troppo amato in quegli ambienti.

Se da un lato nel 2015, è stata fatta una legge che proibisce la discriminazione sul lavoro secondo l’orientamento sessuale, in realtà l’omofobia, così come la discriminazione e la violenza verso le donne, ed un pericoloso nazionalismo, sono ancora ben presenti e radicati all’interno della società ucraina.

C’è quindi, prima di festeggiare, da capire se questa apertura sia reale, e ad essa corrisponda un’altrettanta apertura da parte ella società civile, o se si tratta di una mossa di facciata per accelerare le pratiche per l’ingresso dell’Ucraina nella UE e nella NATO.

La polizia ha arrestato sei delle circa 200 persone che hanno manifestato contro il corteo al di fuori del cordone di polizia (cercando, senza riuscirvi, di forzarlo più volte) urlando slogan contro il Pride e bruciando bandiere arcobaleno.

Secondo questi manifestanti, infatti, “non possiamo permettere questa parata, che va contro la Bibbia e la storia”.

Inoltre, i nazionalisti sostengono che sia quasi un insulto il Pride mentre “il Paese è in guerra ed i nostri fratelli muoiono al fronte”. Nonostante sia sparita dai telegiornali occidentali, infatti, la guerra contro l’invasione delle milizie russe nell’Ucraina sud-orientale, continua.

Da notare come nei diversi paesi, gli omofobi portino ragioni differenti: guerra in Ucraina, attentati terroristici, recessione ed emergenza immigrazione altrove.

Insomma, c’è sempre ben altro a cui pensare, per non pensare ai diritti.

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