Vietato l’ingresso ai gay

In un messaggio su Vkontakte, un social network russo, l’oligarca German Sterligov, noto per essere fanatico nazionalista e molto devoto alla Chiesa Ortodossa, ha proposto ai negozianti del suo Paese, inclusi quelli di Mosca e di San Pietroburgo di mettere una scritta sulle vetrine dei loro negozi per impedire l’ingresso ai gay, seguendo il suo esempio, dato che, tra le altre cose, Sterligov possiede alcuni negozi di alimentari nella capitale.

Considerando l’aria che tira in Russia, non è una sorpresa che il post originale sia stato già condiviso svariate centinaia di volte e l’iniziativa abbia ottenuto un discreto successo.

Questo è il post originale …

 

… che suona, più o meno, così:

Annuncio a tutta la Russia il flashmob “StopPidor” (ferma i froci)

Avete proibito a questi figli di puttana di entrare nel vostro territorio?

Fatelo! Mandatemi un messaggio personale con la foto e aggiungete gli hashtag #пидарасамвходзапрещен #стоппидор (suona come: vietato l’ingresso ai figli di puttana – stop ai froci).

Fate come me

Gloria a Gesù Cristo!

German Sterlikov

Nota dell’autore: la traduzione potrebbe non essere letterale. Ci ho messo dentro le poche lezioni di russo che sono riuscito a capire e tanto Google Translate. Comunque, il senso è quello.

 

Alcuni hanno messo le foto postate da Sterlikov nei propri negozi, altri hanno messo cartelli simili. Alcuni utenti sono andati a fotografare appositamente le insegne dei negozi del magnate e le hanno ripostate su Vkontakte definendo l’iniziativa come più che appropriata. Un utente, Vadim Udintzev ha postato l’ingresso del suo centro ricreativo con gli “opportuni” cartelli che ne vietano l’ingresso alle persone LGBT+.

 

I commenti sono, ovviamente, tutti a favore dell’iniziativa di Sterlikov, anche perché secondo la famigerata “legge per la protezione dei minori dalla propaganda gay”, è vietato non condannare l’omosessualità. In Russia, anche dichiarare che non c’è niente di male, può portare a problemi legali, nella migliore delle ipotesi, visto che le violenze contro le persone LGBT+ ed i loro sostenitori sono all’ordine del giorno.

Un commento suona più o meno così “questi scherzi della natura vogliono che tutti si allineino al loro sporco stile di vita. Negli anni’80 (quindi in era sovietica n.d.A) c’era un articolo di legge per poterli punire ed erano trattati come malati di mente”. Non mancano, inoltre, persone che legano la lotta alle persone LGBT+ alla salvezza dei bambini, in quanto la legge russa considera sostenere la pedofilia nello stesso modo.

 

Su questa iniziativa c’è poco da commentare.

Ma non si dovrebbero neanche scomodare certi paragoni con il passato, per alcuni ormai vecchi e da lasciar perdere.

Dopo tutto, si tratta soltanto di un libero imprenditore, che “con i suoi soldi” (come qualcuno sostenne in questo caso, per dire che ci sono anche degli Sterlikov a casa nostra…), ha deciso di vietare l’accesso nei suoi negozi ad alcune persone che a lui non piacciono.

Ed ha chiesto ad altri imprenditori di fare altrettanto, che male c’è?

Non c’era libertà di parola? O c’è soltanto per fare la propaganda gender?

Sarà libero di farlo, no?

In fondo, mica si parla di rastrellamenti casa per casa, o di TSO per le persone LGBT+, ancora.

E poi, chi se ne frega. È in Russia.

 

Ve lo concedo: nelle ultime frasi, forse, potrei avere esagerato un po’ con il sarcasmo.

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